Quando il radar meteorologico ha inquadrato l’occhio del tifone sopra l’isola, pochi minuti dopo ha smesso di trasmettere. Non è una scena di un film catastrofico, ma quanto accaduto a Rota, piccolo territorio americano nell’Oceano Pacifico, investito in pieno dal super tifone Bavi, uno dei cicloni tropicali più violenti registrati nel 2026.
Con venti sostenuti fino a 290 km/h (180 mph), equivalenti a un uragano di categoria 5 sulla scala Saffir-Simpson, il ciclone ha attraversato l’isola lasciando dietro di sé una scia di danni ancora in fase di valutazione. Le autorità locali parlano già di gravi distruzioni, mentre le comunicazioni sono state fortemente compromesse dal passaggio della tempesta.
L’isola è finita dentro l’occhio del tifone
Rota conta meno di 2.000 abitanti, ma per alcune ore è diventata il punto più estremo del pianeta.
L’intera isola è stata inglobata nell’occhio del super tifone, una situazione rara e particolarmente pericolosa. Dopo un’apparente calma dovuta al passaggio dell’occhio, è arrivata la seconda metà della tempesta, spesso ancora più distruttiva perché i venti cambiano improvvisamente direzione, mettendo sotto stress edifici, alberi e infrastrutture già danneggiati.
Perché Bavi è considerato uno dei cicloni più potenti dell’anno
Bavi ha raggiunto la massima intensità grazie a condizioni quasi ideali: acque oceaniche eccezionalmente calde, enorme disponibilità di energia e un’atmosfera favorevole allo sviluppo del ciclone.
Secondo gli esperti, è il più potente ciclone ad aver toccato terra nel mondo nel 2026 finora, con venti paragonabili ai tifoni più devastanti degli ultimi anni nel Pacifico occidentale.
Le onde generate dalla tempesta hanno raggiunto diversi metri di altezza, mentre piogge torrenziali e mareggiate hanno aggravato una situazione già estremamente critica.
Il radar si è spento nel momento più critico
Uno degli episodi che ha colpito maggiormente i meteorologi riguarda il radar del Servizio Meteorologico Nazionale statunitense.
L’ultima immagine trasmessa mostrava chiaramente Rota completamente avvolta dall’occhio del ciclone. Poco dopo il sistema ha smesso di funzionare. Non è ancora chiaro se l’impianto abbia subito danni diretti oppure se il blackout sia stato causato dalle condizioni estreme.
La minaccia non è finita: ora punta verso Asia orientale
Il passaggio sulle Isole Marianne non rappresenta la fine della storia.
Bavi sta proseguendo verso ovest e, pur perdendo gradualmente parte della sua intensità, rimarrà un ciclone molto pericoloso. Le previsioni indicano un possibile impatto nei prossimi giorni su Taiwan, sulle isole Ryukyu del Giappone e successivamente sulla costa orientale della Cina, dove sono attese piogge estreme, mareggiate e forti venti.
Perché cicloni così intensi preoccupano sempre di più
I singoli eventi meteorologici non possono essere attribuiti automaticamente al cambiamento climatico. Tuttavia, numerosi studi mostrano che l’aumento della temperatura degli oceani fornisce più energia ai cicloni tropicali, aumentando la probabilità che raggiungano intensità molto elevate e producano precipitazioni più abbondanti.
Per questo motivo, ogni nuovo super tifone come Bavi viene osservato con particolare attenzione dalla comunità scientifica: non è soltanto un’emergenza per le aree colpite, ma anche un indicatore di come il riscaldamento globale stia modificando il comportamento degli eventi meteorologici estremi.
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