A oltre mille chilometri dalla costa antartica, dove le temperature restano naturalmente intorno ai -52 °C, è stato inaugurato un luogo destinato a diventare una delle più importanti “cassaforti” scientifiche del pianeta. Non custodisce oro né opere d’arte, ma qualcosa che potrebbe rivelarsi ancora più prezioso: la memoria climatica della Terra.
Il progetto si chiama Ice Memory Sanctuary ed è stato realizzato nei pressi della stazione scientifica Concordia, gestita da Francia e Italia. Qui verranno conservate decine di carote di ghiaccio estratte dai ghiacciai montani più vulnerabili del mondo, molti dei quali rischiano di scomparire nel giro di pochi decenni a causa del riscaldamento globale.
Perché il ghiaccio è un archivio del passato
Ogni ghiacciaio è molto più di una massa di acqua congelata.
Strato dopo strato, nel corso di centinaia o migliaia di anni, il ghiaccio ha imprigionato minuscole bolle d’aria, polveri, pollini, ceneri vulcaniche, aerosol e altri elementi presenti nell’atmosfera. È una sorta di archivio naturale che permette agli scienziati di ricostruire il clima del passato con una precisione straordinaria.
Analizzando questi campioni è possibile capire come sono cambiate nel tempo le concentrazioni di gas serra, l’inquinamento atmosferico, le eruzioni vulcaniche e perfino gli effetti delle attività umane sull’ambiente. Proprio per questo motivo i ghiacciai vengono spesso definiti “biblioteche del clima”.
Perché serve un caveau in Antartide
Il problema è che queste biblioteche stanno scomparendo.
Con l’aumento delle temperature globali, molti ghiacciai montani stanno perdendo massa a un ritmo senza precedenti. Quando un ghiacciaio fonde completamente, il patrimonio di informazioni contenuto nel suo ghiaccio va perduto per sempre.
Secondo i promotori del progetto, dal 2000 i ghiacciai del pianeta hanno perso in media circa il 5% del loro volume complessivo, con perdite che in alcune regioni arrivano fino al 39%.
Da qui nasce l’idea di mettere in salvo i campioni prima che sia troppo tardi.
Come funziona la “cassaforte del ghiaccio”
Il deposito non utilizza sofisticati congelatori industriali.
La struttura è stata scavata direttamente nella neve compatta dell’altopiano antartico, sfruttando il freddo naturale del continente più gelido della Terra. In questo modo le carote di ghiaccio possono essere conservate stabilmente a circa -52 °C, senza consumi energetici elevati e con un rischio minimo di alterazione.
I primi campioni già depositati provengono da due ghiacciai delle Alpi: Col du Dôme, sul massiccio del Monte Bianco, e Grand Combin, in Svizzera. Il trasporto fino all’Antartide ha richiesto un viaggio refrigerato di circa 50 giorni via nave e aereo.
Arriveranno campioni da tutto il mondo
Il progetto Ice Memory è iniziato nel 2015 e punta a creare una vera banca mondiale dei ghiacciai.
Nei prossimi anni il caveau dovrebbe ospitare campioni provenienti da diverse aree del pianeta, tra cui:
- le Ande;
- il Pamir in Tagikistan;
- le isole Svalbard;
- altri ghiacciai alpini;
- ulteriori siti ritenuti particolarmente vulnerabili.
L’obiettivo è preservare questi archivi naturali affinché possano essere studiati anche tra centinaia di anni, con strumenti scientifici che oggi ancora non esistono.
Un patrimonio lasciato agli scienziati del futuro
Il valore del progetto va oltre la ricerca attuale.
Molte delle analisi che saranno possibili tra cinquanta o cento anni potrebbero richiedere tecnologie ancora da inventare. Conservare oggi queste carote di ghiaccio significa offrire agli scienziati del futuro la possibilità di leggere la storia climatica del pianeta con metodi molto più avanzati di quelli disponibili oggi.
È lo stesso principio con cui si conservano campioni biologici, semi o reperti archeologici: proteggere un patrimonio unico prima che venga irrimediabilmente perduto.
Un simbolo della crisi climatica
L’apertura dell’Ice Memory Sanctuary rappresenta anche un potente simbolo del nostro tempo.
Per la prima volta l’umanità costruisce un archivio destinato a conservare i resti di ghiacciai che potrebbero non esistere più. Non perché siano destinati a trasformarsi naturalmente nel corso dei millenni, ma perché il cambiamento climatico sta accelerando la loro scomparsa.
In un certo senso, il caveau dell’Antartide è già un museo del futuro: custodisce ciò che rischiamo di perdere nel presente.
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