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Emergenza caldo, Pregliasco: non basta bere acqua, il caldo richiede una risposta nazionale coordinata

Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in Igiene e medicina preventiva dell’Università degli Studi di Milano La Statale, è netto nella sua valutazione: quello che l’Europa sta vivendo in questi giorni non è una semplice ondata di caldo estivo, ma un evento di portata sanitaria straordinaria.

“Questa non è più una semplice ondata di caldo estivo, ma un evento sanitario, una vera e propria emergenza sanitaria, che richiede una risposta straordinaria”, afferma Pregliasco, accademico e past president di Anpas, l’associazione nazionale pubbliche assistenze.

Le parole dell’esperto arrivano mentre l’Europa continua a registrare numeri allarmanti. In Francia, circa mille decessi in più rispetto alla media sono stati conteggiati a partire dal 24 giugno, con punte di oltre 1.400 morti al giorno il 25 e il 26 giugno. In Germania, la notte più calda di sempre ha raggiunto i 29,4 gradi. La Danimarca ha infranto i suoi record storici con 37 gradi. E l’Italia, secondo le previsioni meteo, vedrà il picco del caldo tra oggi e domani, con valori eccezionali in molte aree del Paese.

Perché il caldo diventa letale: la spiegazione scientifica

Pregliasco spiega il meccanismo biologico dietro questa emergenza. Non è tanto il picco di temperatura a essere mortale, quanto la persistenza del caldo, soprattutto durante le ore notturne.

“Quando si superano diffusamente i 40°C e, soprattutto, le temperature notturne restano molto elevate, il nostro organismo non riesce più a recuperare lo stress termico accumulato durante il giorno. È proprio la persistenza del caldo, più ancora del picco, a determinare l’aumento di ricoveri e decessi”.

È una distinzione importante. Una giornata molto calda può essere sostenuta. Ma quando le notti rimangono soffocanti—come accaduto in Germania con quasi 30 gradi anche di notte—il corpo umano non ha più la possibilità di raffreddamento naturale che il riposo notturno normalmente fornisce. Lo stress termico si accumula, la pressione sanguigna sale, le aritmie cardiache aumentano, gli anziani vanno in crisi.

Chi paga il prezzo più alto

L’esperto identifica chiaramente i gruppi a maggiore rischio: anziani, persone con malattie croniche, bambini piccoli e lavoratori esposti all’aperto.

I dati francesi lo confermano: l’85% dei decessi registrati riguarda persone di 65 anni o più. Ma c’è un ulteriore elemento di preoccupazione: il 40% dei decessi è avvenuto in casa, suggerendo che molte persone anziane e fragili, spesso sole, non hanno ricevuto assistenza né sono state adeguatamente monitorate.

Gli operai nelle costruzioni, i fattorini, i vigili urbani, i raccoglitori stagionali: tutti questi lavoratori esposti al sole per ore affrontano rischi che vanno ben oltre la semplice disidratazione.

Il fallimento della gestione ordinaria

Pregliasco è critico verso l’approccio corrente alle ondate di caldo. “Non possiamo limitarci ai bollini rossi e ai consigli di bere di più”, avverte.

I bollini rossi -il sistema di allerta meteo basato su temperature e umidità – sono uno strumento utile. Ma non sono sufficienti. Dire alle persone di bere acqua, di restare al fresco, di non uscire durante le ore più calde: questi consigli sono corretti, ma lasciano scoperte intere categorie di persone che non hanno la capacità di seguirli.

Un anziano solo in un appartamento senza aria condizionata, un lavoratore migrante senza accesso a strutture di riposo adeguate, una persona con demenza che non ricorda di bere: questi soggetti fragili rimangono esposti al pericolo indipendentemente dalla campagna di sensibilizzazione.

La ricetta di Pregliasco: una strategia nazionale

L’esperto propone una strategia articolata su più fronti:

1. Sorveglianza epidemiologica in tempo reale Monitorare in diretta i ricoveri ospedalieri, le chiamate al 118, i decessi. Non aspettare settimane per avere i dati, ma conoscere la situazione sanitaria mentre accade.

2. Protezione attiva delle persone fragili Non consigli passivi, ma interventi diretti: visite domiciliari da parte degli operatori sanitari, verifiche delle persone sole, supporto assistenziale rinforzato.

3. Piani per le città Trasformare lo spazio urbano per renderlo più resiliente al caldo: aree ombreggiate, fontanelle pubbliche, centri di refrigerio aperto al pubblico, percorsi per i pedoni protetti dal sole.

4. Maggiore resilienza delle strutture sanitarie Ospedali preparati per gestire un boom di ricoveri, con protocolli chiari, personale addestrato, supply di farmaci adeguati.

5. Assistenza domiciliare rafforzata Infermieri, OSS e operatori sociali che raggiungono direttamente le persone fragili, con monitoraggio costante.

Il cambio di paradigma

L’avvertimento finale di Pregliasco è filosofico oltre che medico: “Il caldo estremo è ormai una delle principali emergenze sanitarie del nostro tempo e rischia di diventare sempre più frequente. Continuare a gestirlo come un’emergenza occasionale significa arrivare ogni estate impreparati”.

In altre parole: il caldo record non è più un’anomalia. È il nuovo normale. E continuare a trattarlo come tale, scoprendo i bollini rossi solo quando arriva giugno, organizzando piani nell’ultima settimana prima del picc, significa essere sistematicamente impreparati.

Serve una pianificazione strutturale, non estemporanea. Serve investimento in infrastrutture e personale sanitario. Serve una visione che riconosca il caldo estremo non come un incidente della natura, ma come una sfida permanente alle nostre società.

Mentre i numeri europei si accumulano – mille morti in Francia, record storici in Germania e Danimarca, festival cancellati, rievocazioni storiche rinviate -le parole di Pregliasco suonano come un appello all’azione. Non domani. Adesso.

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