L’Italia è stretta nella morsa della quarta ondata di calore dell’estate 2026, ma le temperature record sono soltanto la manifestazione più evidente di una trasformazione climatica ormai strutturale. Il Mar Mediterraneo continua a scaldarsi, i grandi laghi del Nord stanno perdendo rapidamente le loro riserve idriche e nelle città il caldo raggiunge livelli estremi, aggravando le disuguaglianze sociali.
A fotografare questo scenario è Legambiente, che ha organizzato un triplo flash mob nell’ambito delle campagne Goletta Verde, Goletta dei Laghi e “Che Caldo che fa”, con iniziative in Toscana, Sicilia e Puglia per chiedere al Governo di finanziare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici.
Lo slogan scelto dall’associazione ambientalista è chiaro: “Non è caldo, è crisi climatica”.
Il Mediterraneo non riesce più a raffreddarsi
Tra i dati più significativi diffusi da Legambiente c’è quello relativo al Mar Mediterraneo, che continua a registrare temperature superficiali eccezionalmente elevate.
Dal 2020 al 2025, la temperatura media della superficie del Mediterraneo nel periodo compreso tra maggio e settembre non è mai scesa sotto i 24 °C, un dato che conferma una tendenza ormai consolidata.
Anche il 2026 prosegue sulla stessa traiettoria. Secondo l’elaborazione realizzata su dati del servizio europeo Copernicus Marine Service, nei mesi di maggio, giugno e luglio la temperatura media del Mediterraneo ha già raggiunto i 23,5 °C, mentre giugno e luglio hanno registrato valori medi superiori di 0,9 °C rispetto alla media del periodo 2016-2025.
Particolarmente critica la situazione del Mar Tirreno, dove nel giugno e luglio 2026 le temperature superficiali sono risultate rispettivamente superiori di 1,8 °C e 1,6 °C rispetto alla media dell’ultimo decennio.
Si tratta di un cambiamento che non riguarda soltanto il comfort balneare, ma ha effetti diretti sugli ecosistemi marini, sulla biodiversità e sulle attività economiche che dipendono dalla salute del mare.
I laghi italiani stanno perdendo acqua a una velocità impressionante
Se il mare si scalda, i laghi italiani continuano invece a perdere acqua.
Le elaborazioni di Legambiente, basate sui dati dell’Osservatorio permanente sulla severità idrica dell’Autorità di Bacino del Po, mostrano un peggioramento molto rapido dellelaEmergenza fiume Po e laghi in secca. Otto proposte di Legambiente anti-siccità.
Tra il 12 giugno e il 24 luglio, il Lago d’Iseo ha perso oltre il 79% del volume invasato.
La situazione è molto critica anche per:
- Lago Maggiore, con una riduzione del 76%;
- Lago di Como, anch’esso a -76%.
Nel Centro Italia continua a destare preoccupazione il Lago Trasimeno, che rimane ampiamente sotto lo zero idrometrico, passando da -1,47 metri a fine aprile a -1,72 metri nel mese di luglio.
Al Sud il caso più delicato è quello del Lago di Pergusa, in Sicilia, dove la forte evaporazione provocata dalle temperature elevate si somma alle pressioni antropiche e alle modifiche del territorio circostante, aggravando ulteriormente la crisi del bacino lacustre.
A Bari il suolo raggiunge i 75 °C: il volto della “cooling poverty”
La crisi climatica colpisce anche le città, dove il fenomeno delle isole di calore urbane rende ancora più difficile affrontare le ondate di calore.
Legambiente ha acceso i riflettori su Bari, e in particolare sul quartiere San Paolo, monitorato nell’ambito della campagna “Che Caldo che fa”.
I dati raccolti mostrano una situazione significativa:
- dal 1960 la temperatura media della città è aumentata di 2,15 °C;
- nel 2025 sono state registrate 116 notti tropicali, durante le quali la temperatura non è mai scesa sotto i 20 °C.
Le rilevazioni effettuate con termocamere in 35 punti del quartiere hanno inoltre evidenziato che il 63% delle aree monitorate resta completamente esposto al sole nelle ore più calde della giornata.
La temperatura del suolo ha raggiunto un valore massimo di 75,2 °C, un dato che descrive con efficacia il fenomeno della cooling poverty, ovvero la difficoltà di molte persone ad accedere a spazi freschi e sicuri durante le ondate di calore.
L’indagine evidenzia anche quanto sia importante la presenza del verde urbano. Alla fermata ferroviaria FM1 “Cittadella”, ad esempio, la temperatura del suolo passa da 51,5 °C al sole a 35,1 °C all’ombra, con una riduzione di oltre 16 gradi grazie alla presenza degli alberi.
Il cambiamento climatico colpisce contemporaneamente mare, laghi e città
Secondo Legambiente, i dati raccolti mostrano come la crisi climatica non interessi più un singolo settore ambientale, ma coinvolga contemporaneamente ecosistemi marini, bacini lacustri e aree urbane.
Il surriscaldamento del Mediterraneo può compromettere la biodiversità e la cosiddetta blue economy, mentre la riduzione delle riserve idriche nei laghi mette sotto pressione l’approvvigionamento idrico, l’agricoltura e gli ecosistemi d’acqua dolce.
Nelle città, invece, l’aumento delle superfici impermeabili e la scarsità di alberature accentuano gli effetti delle ondate di calore, con conseguenze particolarmente pesanti per le persone più vulnerabili.
Legambiente: “Il Piano di adattamento è scomparso dall’agenda politica”
Per l’associazione ambientalista il problema principale non riguarda soltanto l’aumento delle temperature, ma l’assenza di una strategia strutturale di adattamento.
Il presidente nazionale Stefano Ciafani chiede al Governo di finanziare rapidamente il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, definendolo uno strumento indispensabile per affrontare eventi ormai sempre più frequenti.
Secondo Legambiente servono investimenti per realizzare interventi che mettano al centro:
- la creazione di rifugi climatici nelle città;
- la tutela di mari, laghi e coste;
- la riduzione delle superfici impermeabili;
- il rafforzamento delle infrastrutture verdi e blu;
- misure di adattamento capaci di ridurre la vulnerabilità del territorio.
L’associazione ricorda inoltre che diversi Paesi europei hanno già adottato strategie dedicate alla gestione degli effetti della crisi climatica, mentre l’Italia rischia di accumulare ulteriore ritardo.
Dai laghi ai ghiacciai, tutti gli ecosistemi sono sotto pressione
Il monitoraggio di Legambiente non si ferma al mare, ai laghi e alle città.
Sabato 1° agosto l’associazione porterà l’attenzione anche sui ghiacciai alpini con un flash mob sull’Adamello, nell’ambito dell’anteprima di Carovana dei ghiacciai 2026.
L’obiettivo è evidenziare come il riscaldamento globale stia modificando contemporaneamente tutti gli ecosistemi italiani. Dalle acque del Mediterraneo sempre più calde ai laghi che perdono rapidamente le loro riserve, fino ai ghiacciai in progressivo arretramento, emerge un quadro coerente: gli effetti della crisi climatica non sono più un fenomeno futuro, ma una realtà già osservabile nel territorio.
Per Legambiente, continuare a gestire le emergenze senza investire in prevenzione e adattamento significa inseguire un fenomeno destinato ad accentuarsi negli anni a venire. La sfida, conclude l’associazione, è passare dalla risposta alle crisi a una pianificazione capace di rendere città, ecosistemi e infrastrutture più resilienti di fronte a un clima che sta cambiando sempre più rapidamente.
