L’estate riaccende l’emergenza legata alle ondate di calore in Italia, evidenziando potenziali divari strutturali all’interno dei centri urbani. Secondo i dati monitorati dal Ministero della Salute, tra il 25 maggio e il 21 giugno 2026 sono già stati emessi 21 bollettini di massima allerta (livello 3) per diverse città italiane, tra cui Bologna, Milano, Roma e Torino.
Il fenomeno si inserisce in un quadro sanitario e sociale delineato da recenti studi internazionali. Una ricerca dell’Imperial College London condotta su 854 città indica l’Italia come il Paese europeo più colpito dagli impatti del caldo estremo, con 4.597 decessi stimati nel 2025. In questo contesto, l’attenzione delle associazioni si concentra sulla cosiddetta cooling poverty, definita come l’impossibilità per le fasce di popolazione a basso reddito di mantenere temperature confortevoli negli spazi domestici e urbani durante la stagione estiva. Stando ai dati dell’Osservatorio Italiano sulla Povertà Energetica (OIPE), nel 2024 la povertà energetica ha interessato il 9,1% delle famiglie italiane (circa 2,4 milioni di nuclei), registrando una concentrazione maggiore nelle regioni del Mezzogiorno.
La campagna nazionale e il fenomeno delle isole di calore
Per documentare la situazione nella Giornata nazionale delle periferie urbane, Legambiente ha dato il via da Napoli alla seconda edizione della campagna nazionale “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste”, sviluppata in collaborazione con Ricerca sul Sistema Energetico (RSE S.p.A.) e la Croce Rossa Italiana. L’iniziativa, che fa parte del progetto europeo “Cities, not saunas” promosso da CAN Europe, prevede una serie di tappe nei quartieri periferici di diverse città italiane per analizzare le carenze di infrastrutture verdi e servizi di mitigazione climatica.

Il focus della campagna mira a evidenziare gli effetti della cementificazione nelle aree metropolitane, un fenomeno noto come “isola di calore urbana”, che comporta variazioni termiche significative tra i quartieri densamente edificati e le zone ricche di vegetazione.
Il grafico illustra visivamente come l’assenza di superfici permeabili e alberature possa determinare incrementi termici significativi, un fenomeno che i dati storici dell’Istat confermano anche per il contesto specifico di Napoli, dove lo scarto termico tra le aree più urbanizzate e quelle vegetate raggiunge i 5,7°C. Sempre secondo i dati Istat, nel 2023 la temperatura media nel capoluogo campano è salita a 17,8°C (+1,9°C rispetto alla media del trentennio 1971-2000), con un totale di 70 notti tropicali registrate nell’anno.
Il caso studio: il monitoraggio a San Pietro a Patierno
La prima tappa del monitoraggio, condotta l’11 giugno dall’RSE, ha preso in esame il quartiere di San Pietro a Patierno, nella periferia nord di Napoli, individuato come area a potenziale rischio socio-economico ed energetico. Attraverso l’uso di termocamere a infrarossi e igrometri, i tecnici hanno analizzato le temperature superficiali e ambientali lungo percorsi pedonali basati sul modello urbanistico della “città dei 15 minuti”.
I rilievi effettuati nelle ore di picco (11:00-14:00) hanno evidenziato che il 64% dei 36 punti di interesse censiti (servizi essenziali, aree di sosta, spazi pubblici) risulta privo di ombreggiatura e direttamente esposto al sole. I dati salienti emersi dal monitoraggio sul campo indicano:
- Temperature superficiali massime: Raggiunti i 63,9°C sulla pavimentazione dell’area giochi del Parco IV Aprile.
- Temperature ambientali: Registrato un picco di 36,5°C in via Casoria.
- Fattore ombra: Nei punti protetti da alberature o schermature, le rilevazioni mostrano una riduzione media del 61% per le temperature superficiali e del 25% per quelle ambientali.
- Infrastrutture di trasporto: 9 fermate dell’autobus su 10 sono risultate prive di pensiline o strutture di riparo per l’attesa.
- Infrastrutture blu: Rilevata la presenza di sole 3 fontanelle pubbliche nell’area monitorata.
Dal punto di vista socio-economico, i promotori dello studio evidenziano come il disagio climatico si innesti su preesistenti fragilità: a San Pietro a Patierno, così come a Secondigliano e Miano, il reddito medio dichiarato scende a 17.885 euro rispetto a una media cittadina di circa 25 mila euro, a fronte di un tasso di occupazione locale che si attesta al 41%.
Le proposte di Legambiente e il calendario della campagna
Sulla base delle criticità emerse, Legambiente ha presentato una piattaforma in cinque punti indirizzata alle amministrazioni locali e regionali per richiedere l’adozione di strategie strutturali di adattamento:
- Istituzione di un Ufficio Clima a livello comunale per coordinare gli interventi nei quartieri vulnerabili.
- Attivazione della consulta del verde per incentivare l’uso di superfici permeabili e materiali urbani a bassa ritenzione termica.
- Integrazione del Piano Urbanistico Comunale (PUC) con il Piano del Verde Urbano, dando priorità alla forestazione periferica.
- Mappatura e creazione di una rete di rifugi climatici e spazi pubblici climatizzati per la tutela dei soggetti fragili.
- Sviluppo di un Piano regionale sul welfare climatico che connetta le politiche di sostegno sociale alle misure di transizione ambientale.
La mobilitazione e le attività di monitoraggio dell’associazione proseguiranno nelle prossime settimane toccando diverse città italiane secondo un calendario stabilito.
| Città | Data | Quartiere Target |
| Milano | 30 giugno 2026 | Giambellino |
| Terni | 10 luglio 2026 | Quartiere Italia – Piazza della Pace |
| Roma | 14 luglio 2026 | Alessandrino |
| Torino | 22 luglio 2026 | Barriera |
| Bari | 30 luglio 2026 | San Paolo |
I dati e l’evoluzione della campagna saranno aggiornati progressivamente sui canali di comunicazione di Legambiente e attraverso la piattaforma web dell’Osservatorio Città Clima.
