Dopo il primo via libera di Palazzo Madama, il disegno di legge passa all’esame della Camera. Mentre la maggioranza difende la riforma, oltre 50 sigle siglano un manifesto comune di dissenso appoggiato dalla comunità scientifica.
La conclusione del primo passaggio parlamentare del disegno di legge sulla caccia (Ddl 1552) al Senato sposta l’attenzione dei media e degli operatori del settore dai corridoi della politica ai contenuti reali del testo normativo. Il provvedimento, fortemente sostenuto dalla maggioranza di governo, introduce sostanziali modifiche alla legge quadro 157 del 1992, ridisegnando i confini operativi dell’attività venatoria in Italia.
Mentre i sostenitori della riforma ne rivendicano la necessità per aggiornare una legislazione ferma da oltre trent’anni, l’approvazione ha registrato la ferma opposizione di un compatto schieramento di sigle ambientaliste, animaliste e scientifiche, culminato in un affollato sit-in di protesta a Piazza del Pantheon a Roma.
Di seguito viene proposta la mappatura tecnica delle principali variazioni strutturali approvate dall’Aula di Palazzo Madama, ponendo a confronto il vecchio impianto normativo con le nuove disposizioni.
I cinque punti chiave della riforma venatoria
Per capire l’impatto reale del provvedimento, è necessario analizzare le modifiche puntuali introdotte dagli emendamenti approvati durante l’iter in Commissione e in Aula. I punti più discussi riguardano la tecnologia applicata all’attività venatoria e i confini territoriali della stessa.
1.I cacciatori diventano “bioregolatori”: Il testo ridefinisce la caccia non più solo come attività di prelievo regolato, ma come uno strumento di gestione attiva della fauna selvatica che concorre all’equilibrio ecosistemico.
2. Semaforo verde ai visori notturni: Viene autorizzato l’impiego di visori tecnologici per il monitoraggio e il prelievo, una misura difesa dai sostenitori come necessaria per il controllo delle specie infestanti (come i cinghiali) ma contestata dalle opposizioni.
3. La caccia in spiaggia: Tra gli emendamenti che hanno superato il vaglio del Senato figura la possibilità di estendere l’attività venatoria anche ai litorali marittimi, ad eccezione delle zone alpine e delle aree protette preesistenti.
4. De-listing del lupo: Il testo prevede una rimodulazione dello status del lupo, che perde la qualifica di specie “particolarmente protetta” all’interno della normativa nazionale, aprendo alla possibilità di piani di controllo mirati.
5. Ambiti Territoriali di Caccia (ATC) su base provinciale: La riforma punta a favorire la mobilità venatoria riducendo i vincoli territoriali per i cacciatori, con la creazione di macro-aree (come un unico ATC per l’intera regione Sardegna).
Le sei obiezioni sollevate dal fronte ambientalista e scientifiche

I principali nodi del dissenso espresso dalle associazioni (tra cui Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu Bird Life Italia e WWF Italia) poggiano su rilievi che spaziano dall’evidenza scientifica alla pubblica sicurezza, fino ai profili di compatibilità giuridica internazionale.
1. Il contrasto con la comunità scientifica
Il fronte del No evidenzia come il testo sia stato approvato nonostante l’appello esplicito firmato da undici delle principali società scientifiche italiane, tra cui la Società Italiana di Biologia Marina, la Società Entomologica Italiana, il Comitato Scientifico per la Fauna d’Italia e la Federazione Italiana di Scienze della Natura e dell’Ambiente. Gli esperti avevano invitato i legislatori a bloccare il disegno di legge, giudicando i nuovi criteri privi di solidi presupposti bio-ecologici.
2. I dati sulla pubblica sicurezza e gli incidenti
Le associazioni muovono severe critiche all’estensione dei calendari stagionali, delle aree cacciabili e delle specie inserite nel testo. Secondo le statistiche storiche presentate dai comitati a tutela dei cittadini, nel periodo compreso tra il 2007 e il 2025 in Italia si sono registrati complessivamente 462 decessi legati a incidenti venatori. L’ampliamento della pressione venatoria, secondo i manifestanti, rischia di aumentare l’esposizione al pericolo per escursionisti e frequentatori delle aree rurali.
3. La percezione della pubblica opinione
A supporto della protesta viene citata un’indagine demoscopica condotta dall’Istituto Piepoli. Stando alle rilevazioni statistiche fornite dalla Fondazione Capellino, il 94% degli italiani si dichiara favorevole all’abolizione della caccia, all’introduzione di limiti più stringenti o, in subordine, al mantenimento dell’assetto normativo precedentemente garantito dalla Legge 157/92. Il provvedimento attuale viene quindi contestato come un “regalo normativo” orientato a soddisfare le richieste dell’1% della popolazione.
4. Il rischio di infrazione e sanzioni dell’Unione Europea
Un altro elemento di forte preoccupazione tecnica riguarda la tenuta giuridica del testo di fronte ai trattati internazionali. Alcuni dispositivi inseriti nel Ddl risultano in potenziale contrasto con i dettami della “Direttiva Uccelli”, una criticità già sollevata dalla Commissione Europea e dal Consiglio d’Europa in una nota trasmessa al Ministero. Le sigle sindacali e ambientaliste avvertono che lo scostamento dai parametri europei potrebbe tradursi in sanzioni economiche a carico della collettività.
5. La reazione legale: verso la Class Action
L’approvazione ha innescato l’annuncio di contromisure sul piano legale. Edgar Meyer, presidente di Gaia Animali & Ambiente, ha formalizzato l’intenzione di coordinare una class action giudiziaria indirizzata contro i rappresentanti politici che hanno espresso voto favorevole alla deregolamentazione. Le sigle promotrici denunciano una progressiva trasformazione delle aree boschive in “poligoni di tiro senza regole”.
6. Il richiamo etico e morale
I comitati di tutela hanno infine sollevato un argomento di natura etica, richiamando i recenti pronunciamenti della Santa Sede relativi alla custodia del territorio. Viene evidenziato il monito di Papa Francesco sulla necessità imprescindibile di garantire il “rispetto e la tutela del Creato”, argomentando che la deregolamentazione approvata si ponga in antitesi con i valori tradizionali di tutela ambientale incarnati dalla figura di San Francesco, patrono d’Italia.
Lo spostamento dell’iter legislativo alla Camera
Con la conclusione del voto a Palazzo Madama, la complessa partita normativa si sposta alla Camera dei Deputati. Le oltre cinquanta sigle dell’associazionismo italiano (tra cui si registrano anche Greenpeace, Marevivo, Lndc, Oipa, Animal Law Italia e Lipu) hanno confermato che la mobilitazione proseguirà e si intensificherà nei prossimi giorni, concentrando l’azione di lobbying e di sensibilizzazione sui deputati per emendare i passaggi più controversi del testo prima della sua definitiva approvazione.
Il confronto: la legge del 1992 e il nuovo testo a confronto
Per comprendere la portata dello scontro giuridico e costituzionale che si prospetta alla Camera, la tabella seguente illustra il cambiamento di paradigma tra l’impianto normativo precedente e le modifiche introdotte dal voto del Senato.
| Argomento | Normativa Precedente (Legge 157/92) | Nuovo Testo (Ddl 1552 approvato al Senato) |
| Ruolo della Caccia | Eccezione regolata subordinata alla tutela della fauna. | Strumento di gestione e protezione dell’ambiente. |
| Ruolo dell’ISPRA | Parere scientifico vincolante sui calendari venatori. | Depotenziamento delle competenze di controllo scientifico. |
| Strumenti Consentiti | Divieto di ausili ottici elettronici e limiti rigidi sui richiami. | Autorizzazione di visori notturni e aumento dei richiami vivi. |
| Status del Lupo | Specie particolarmente protetta a livello nazionale. | Rimozione dalla categoria di massima protezione. |
I prossimi passaggi legislativi e i rischi di infrazione UE
Il cammino del disegno di legge non è concluso. Trattandosi di una prima lettura, il testo dovrà essere calendarizzato alla Camera dei Deputati, dove le associazioni ambientaliste (Lipu, WWF, Legambiente) hanno già annunciato di voler concentrare la seconda ondata di mobilitazione.
Il dibattito tecnico si sposterà anche sul piano del diritto comunitario. Gli uffici legali delle associazioni hanno evidenziato come alcune deroghe sui calendari venatori e sulle specie cacciabili rischino di entrare in rotta di collisione con la “Direttiva Uccelli” dell’Unione Europea, esponendo l’Italia a potenziali procedure d’infrazione e sanzioni economiche. La maggioranza, di contro, sostiene che la riforma sia necessaria per aggiornare una legge vecchia di oltre trent’anni alla nuova realtà rurale e faunistica del Paese.
