Testata di GreenBuzz News - Notizie su ambiente e tecnologia

Caldo estremo, l’Oms mette l’Italia sotto osservazione: non è più solo meteo è emergenza sanitaria

Il caldo non è più soltanto una questione meteorologica. È diventato un problema di salute pubblica, con effetti diretti sulla mortalità, sugli ospedali e sulla capacità dei sistemi sanitari di rispondere alle emergenze.

A lanciare l’allarme è l’Organizzazione mondiale della sanità per l’Europa, che ha convocato una riunione straordinaria con 41 Paesi e la Commissione europea per fare il punto sulle strategie contro le ondate di calore sempre più frequenti e intense.

“Il caldo estremo deve essere considerato una vera emergenza di sanità pubblica e non un semplice fenomeno meteorologico”, ha dichiarato Hans P. Kluge, direttore regionale dell’Oms Europa.

La nuova allerta arriva mentre un’altra massa d’aria rovente si prepara a investire il continente, con temperature previste fino a 43°C in Portogallo e nel sud della Spagna e valori prossimi ai 40°C in diverse aree dell’Europa occidentale e dell’Asia centrale.

Il caldo estremo entra nei protocolli di emergenza

Per anni le ondate di calore sono state considerate eventi stagionali inevitabili. Oggi la prospettiva è cambiata.

Secondo l’Oms, i governi devono affrontare il caldo con gli stessi strumenti utilizzati per altre emergenze: sistemi di allerta, coordinamento tra istituzioni, protezione delle categorie più vulnerabili e capacità di risposta rapida.

“I piani d’azione per la salute in caso di ondate di calore salvano vite umane”, ha sottolineato Kluge.

I Paesi che hanno già adottato questi strumenti sono riusciti a intervenire prima del picco delle temperature, coordinando meglio servizi sanitari, protezione civile, autorità locali e assistenza sociale.

L’Italia sotto osservazione: il sistema che monitora la mortalità in tempo reale

Tra gli esempi citati dall’Oms c’è anche l’Italia.

Kluge ha ricordato il sistema nazionale di sorveglianza della mortalità, attivo in 45 città, che permette ai decisori pubblici di ricevere dati quasi in tempo reale durante le ondate di calore.

Un meccanismo fondamentale perché consente di individuare rapidamente eventuali aumenti dei decessi associati alle alte temperature e di adattare le misure di prevenzione.

Il caldo, infatti, non colpisce tutte le persone allo stesso modo. I rischi maggiori riguardano soprattutto:

  • anziani;
  • persone con patologie croniche;
  • bambini piccoli;
  • persone che vivono sole;
  • lavoratori esposti all’aperto.

Perché il caldo uccide: il corpo umano sotto stress

Quando le temperature aumentano per molti giorni consecutivi, il corpo umano deve lavorare continuamente per mantenere stabile la temperatura interna.

La sudorazione aumenta, il cuore è sottoposto a maggiore pressione e aumenta il rischio di disidratazione.

Nei soggetti più fragili il caldo può aggravare condizioni già presenti, come problemi cardiovascolari e respiratori.

Il problema diventa ancora più grave quando le temperature restano elevate anche durante la notte: le cosiddette notti tropicali, con minime superiori ai 20-25°C, impediscono all’organismo di recuperare dopo lo stress accumulato durante il giorno.

Non solo sanità: la nuova sfida è coordinare città, ambiente e lavoro

Uno degli aspetti più importanti emersi dalla riunione dell’Oms riguarda il superamento di un vecchio approccio frammentato.

Il caldo estremo non può essere gestito soltanto dai ministeri della Salute.

“Urbanisti, responsabili della sanità pubblica, ministeri dell’Ambiente e autorità di emergenza devono lavorare insieme”, ha spiegato Kluge.

Le città diventano infatti uno dei principali luoghi della crisi climatica: cemento e asfalto amplificano il calore, creando le cosiddette isole di calore urbane, dove le temperature possono essere molto superiori rispetto alle aree rurali circostanti.

Anche il lavoro cambia: nuove regole contro il caldo

Tra gli elementi considerati fondamentali dall’Oms c’è anche la protezione dei lavoratori.

Cantieri, agricoltura, logistica, manutenzione stradale e molti altri settori sono sempre più esposti alle temperature estreme.

Per questo diversi Paesi europei stanno introducendo misure specifiche: modifiche degli orari di lavoro, pause obbligatorie, maggiore disponibilità di acqua e protocolli per sospendere le attività nelle ore più pericolose.

Il cambiamento climatico sta infatti trasformando il caldo da evento occasionale a rischio strutturale per milioni di lavoratori.

L’Europa davanti a una nuova normalità climatica

La riunione dell’Oms fotografa un cambiamento profondo: il caldo estremo non è più considerato una parentesi dell’estate, ma una minaccia destinata a ripetersi.

La sfida non è soltanto prevedere quando arriveranno le prossime ondate di calore, ma costruire sistemi capaci di proteggere la popolazione prima che l’emergenza esploda.

Come ha spiegato Kluge, la differenza tra un semplice piano scritto e una vera strategia di protezione sta nella capacità di trasformarlo in un sistema operativo, dove sanità, ambiente, lavoro e amministrazioni locali agiscono insieme.

Perché il clima che cambia non chiede soltanto di sopportare temperature più alte: chiede di ripensare il modo in cui viviamo, lavoriamo e proteggiamo le persone più vulnerabili.

POTREBBE INTERESSARTI ANCHE

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *