Dalle coste albanesi, dove i fenicotteri erano diventati il volto delle proteste contro i resort di lusso, fino alla Sardegna: il Mediterraneo continua a essere teatro di un conflitto sempre più acceso tra turismo e biodiversità
Prima i fenicotteri in Albania, diventati l’immagine virale delle contestazioni contro i resort di lusso lungo alcune delle coste più delicate del Paese. Ora le berte minori in Sardegna.
Nel giro di pochi anni, il Mediterraneo ha visto emergere un fenomeno ricorrente: la trasformazione della biodiversità in narrazione pubblica. Specie poco conosciute al grande pubblico diventano improvvisamente simboli di conflitti molto più ampi, che riguardano sviluppo economico, consumo di suolo e futuro delle coste.
L’ultimo caso arriva da Cala Finanza, nell’area di Tavolara, dove il progetto di un resort di lusso promosso dalla società brasiliana Tavolara Bay Srl – nelle immediate adiacenze dell’Area marina protetta di Punta Coda Cavallo – ha riacceso il confronto tra investimenti turistici e tutela am
Ma dietro la polemica, questa volta, non c’è solo un progetto edilizio. C’è una delle colonie di uccelli marini più importanti del Mediterraneo.
Il precedente: quando i fenicotteri diventarono simbolo in Albania
La dinamica non è nuova.
In Albania, negli ultimi anni, alcuni progetti turistici, finanziati dalla famiglia Trump, previsti lungo tratti di costa di elevato pregio naturalistico hanno generato forti contestazioni. In quel contesto, le immagini dei fenicotteri nelle aree lagunari erano diventate un simbolo immediato delle proteste ambientaliste, contribuendo a rendere visibile un conflitto altrimenti tecnico e amministrativo.
Il punto non era solo la costruzione di strutture turistiche, ma il modello di sviluppo delle coste: chi decide come trasformare territori ancora in parte integri e con quali limiti.
Oggi, secondo una dinamica simile, la scena si sposta in Sardegna.
Il caso Tavolara e la denuncia della Lipu
Il progetto del resort a Cala Finanza è tornato al centro dell’attenzione dopo la netta presa di posizione della Lipu-BirdLife Italia.
L’associazione ambientalista ha espresso una netta contrarietà all’intervento, chiedendo il rispetto dei vincoli ambientali e paesaggistici e una valutazione scientifica approfondita da parte dell’ISPRA.
Il punto centrale riguarda la presenza di una colonia di berte maggiori (Puffinus yelkouan) che, secondo la Lipu, rappresenterebbe oltre il 50% dell’intera popolazione mediterranea della specie.
Un dato che sposta il caso dal livello locale a quello potenzialmente internazionale.
Le “berte di Tavolara”: la specie che diventa simbolo
Le berte sono uccelli marini pelagici: vivono in mare aperto e tornano a terra solo per la nidificazione.
Non sono specie “iconiche” nell’immaginario collettivo, ma svolgono un ruolo fondamentale come indicatori della salute degli ecosistemi marini.
Proprio per questo, nel dibattito ambientalista sta emergendo una definizione non scientifica ma sempre più ricorrente: “le berte di Tavolara”.
Un’espressione che tenta di trasformare un dato ecologico complesso in un simbolo riconoscibile, rendendo visibile una delle colonie più importanti del Mediterraneo.
Gli interessi economici: cosa c’è davvero dietro il progetto
Dietro il progetto turistico non c’è soltanto una struttura ricettiva, ma un modello economico consolidato nel Mediterraneo: quello del turismo di alta gamma nelle aree costiere ancora poco urbanizzate.
Il valore di interventi di questo tipo non dipende solo dai servizi offerti, ma soprattutto dalla localizzazione. La scarsità del paesaggio naturale diventa parte integrante del valore economico dell’operazione.
In altre parole, il “contesto naturale” non è un elemento accessorio, ma una componente centrale del business.
Il paesaggio come asset: quando la natura diventa valore economico
Nel turismo di lusso contemporaneo il paesaggio funziona come un asset.
La vicinanza a un’area marina protetta come Tavolara-Punta Coda Cavallo rappresenta un fattore di forte attrattività per investimenti immobiliari e turistici ad alto rendimento.
Questo meccanismo, spesso definito come capitalizzazione del paesaggio, trasforma la natura in un elemento di valore economico diretto: più un luogo è intatto, più diventa desiderabile sul mercato.
È una dinamica che contribuisce ad aumentare la pressione proprio sulle aree che dovrebbero essere maggiormente tutelate.
Procedure, vincoli e strumenti amministrativi
Un ulteriore elemento riguarda il quadro autorizzativo.
Secondo le associazioni ambientaliste, negli ultimi anni si è rafforzata la tendenza a utilizzare strumenti di semplificazione amministrativa o procedure accelerate per attrarre investimenti, soprattutto nei settori turistici e infrastrutturali.
In questo contesto rientrano anche strumenti come le Zone Economiche Speciali, pensati per incentivare lo sviluppo ma potenzialmente in grado di ridurre il peso delle valutazioni ambientali tradizionali.
La questione non riguarda solo il singolo progetto, ma il rapporto tra politiche di sviluppo e tutela degli ecosistemi nelle aree costiere più fragili.
“La colonia di berte minori che nidifica sull’Isola di Tavolara, che costituisce oltre il 50% della popolazione complessiva del Mediterraneo e su scala globale – afferma Claudio Celada, diretto Area Conservazione natura della Lipu-BirdLife Italia – La colonia verrebbe certamente impattata in modo molto significativo dalla costruzione di un nuovo residence in un tratto di costa così delicato”.
Il paradosso del Mediterraneo turistico
C’è infine un paradosso che attraversa tutta la vicenda.
Il turismo di lusso cerca ambienti naturali intatti per costruire valore economico, ma è proprio questa domanda a concentrare la pressione sugli ecosistemi che rendono quei luoghi attrattivi.
Nel caso di Tavolara, la presenza di una delle colonie di berte più importanti del Mediterraneo diventa contemporaneamente una risorsa naturale e un elemento di vulnerabilità.
È qui che si apre la contraddizione più evidente: la stessa biodiversità che genera valore simbolico e turistico è anche quella più esposta al rischio di alterazione.
“E’ davvero sconcertante – aggiunge Alessandro Polinori, presidente Lipu-BirdLife Italia – che strumenti economici come le Zes (Zone economiche speciali) vengano utilizzati dal nostro Governo per bypassare qualsiasi regola ambientale, anche là dove le valenze naturali sono massime e le istituzioni regionali si oppongono e, inoltre, quando lo stesso Governo chiede giustamente alle regioni di attivarsi per l’attuazione del Regolamento UE 2024/1991sul ripristino della natura.
“Pensavamo che l’idea di costruire resort di lusso in aperta violazione delle normative paesaggistiche italiane e in spregio ai valori ambientali sempre più a rischio nel nostro Mediterraneo, appartenesse al passato ma così non è- conclude Polinori – Registriamo però un sempre crescente interesse da parte della gente ad attivarsi affinché la natura continui ad essere un bene accessibile a tutti, in primis alle popolazioni locali, soprattutto in tempi di crescente scarsità delle risorse naturali”.
Una battaglia che va oltre la Sardegna
La vicenda di Cala Finanza non è isolata.
Negli ultimi anni diverse coste del Mediterraneo, dall’Albania alla Grecia fino ad altre aree del Sud Europa, sono diventate teatro di conflitti tra sviluppo turistico e tutela ambientale.
Il punto comune è la crescente pressione sulle ultime aree ancora relativamente integre del bacino mediterraneo.
Una domanda che resta aperta
Il caso Tavolara pone una questione destinata a diventare sempre più centrale.
Quanto spazio può ancora essere destinato a nuovi sviluppi turistici nelle aree costiere più fragili del Mediterraneo?
E soprattutto: quali strumenti sono davvero in grado di garantire che lo sviluppo economico non comprometta ecosistemi non replicabili?
Nel mezzo resta una colonia di uccelli marini poco conosciuta, ma ecologicamente cruciale, che oggi diventa — suo malgrado — il simbolo di una nuova battaglia mediterranea.
E questa volta, al posto dei fenicotteri, il nome che circola è uno solo: le berte di Tavolara.
