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Il caldo record mette a rischio anche la fertilità: uomini, donne e gravidanza sotto stress climatico

Le ondate di calore non rappresentano più soltanto un’emergenza legata agli anziani, alle patologie cardiovascolari o ai rischi per la salute generale. Con l’aumento della frequenza e dell’intensità degli episodi di caldo estremo, la ricerca sta iniziando a indagare anche un altro possibile effetto del cambiamento climatico: l’impatto sulla salute riproduttiva.

“L’apparato riproduttivo è particolarmente sensibile alle variazioni di temperatura e le ondate di calore, sempre più frequenti negli ultimi anni a causa dei cambiamenti climatici, rappresentano un fattore di rischio da non sottovalutare per la fertilità maschile e femminile”. A lanciare l’allarme è Ermanno Greco, presidente della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.), secondo cui il caldo estremo potrebbe diventare una nuova variabile da considerare nella medicina della riproduzione.

Il caldo e gli spermatozoi: perché gli uomini sono più vulnerabili

Uno degli effetti più studiati riguarda la fertilità maschile. La produzione degli spermatozoi, infatti, avviene in condizioni di temperatura inferiori rispetto a quella corporea interna: è proprio per questo motivo che i testicoli si trovano all’esterno del corpo.

“Anche un lieve aumento della temperatura intratesticolare può compromettere la produzione degli spermatozoi, peggiorando concentrazione, motilità e qualità del liquido seminale, con una conseguente riduzione della capacità fecondante”, spiega Greco.

L’esposizione prolungata al caldo può quindi interferire con la spermatogenesi, il complesso processo attraverso cui vengono prodotti gli spermatozoi. Si tratta di un processo lungo circa tre mesi: eventuali danni legati a periodi di stress termico possono quindi manifestarsi anche settimane dopo l’esposizione alle alte temperature.

Il fenomeno è particolarmente rilevante in un contesto in cui la qualità seminale è già oggetto di attenzione scientifica per diversi fattori ambientali e comportamentali, dall’inquinamento agli stili di vita.

Fertilità femminile e gravidanza: il ruolo dello stress termico

Anche l’organismo femminile può risentire delle temperature elevate. Secondo la S.I.d.R., il caldo estremo può interferire con il delicato equilibrio dei processi che regolano la funzione riproduttiva, creando condizioni meno favorevoli al concepimento.

La fertilità femminile dipende infatti da una complessa interazione tra ormoni, qualità degli ovociti, ciclo mestruale e condizioni generali dell’organismo. Lo stress fisico provocato dalle temperature elevate potrebbe rappresentare un ulteriore elemento di pressione su questi meccanismi.

Particolare attenzione riguarda poi la gravidanza. L’esposizione alle alte temperature è stata associata a un aumento del rischio di alcune complicanze, tra cui il parto prematuro. Le donne in gravidanza sono infatti una delle categorie maggiormente vulnerabili durante le ondate di calore, perché il corpo deve già affrontare un maggiore impegno cardiovascolare e metabolico.

Il ruolo dell’inquinamento: caldo e smog possono sommarsi

Ermanno Greco, presidente della Società Italiana della Riproduzione (S.I.d.R.) – Foto Ufficio Stampa S.I.d.R

Secondo Greco, il problema non riguarda solo la temperatura in sé, ma anche gli effetti indiretti delle ondate di calore.

“Le persistenti ondate di calore, aggravando l’inquinamento atmosferico, favoriscono l’accumulo di polveri sottili, sempre più associate a un peggioramento della qualità dei gameti e degli esiti riproduttivi”, sottolinea il presidente della S.I.d.R.

Nei periodi di caldo intenso, infatti, soprattutto nelle aree urbane, possono aumentare le concentrazioni di alcuni inquinanti atmosferici. Le particelle sottili (PM2.5 e PM10) sono state oggetto di numerosi studi per i possibili effetti sull’organismo, compreso il sistema endocrino e riproduttivo.

L’inquinamento può contribuire allo stress ossidativo, un processo che può danneggiare cellule e tessuti, inclusi gli spermatozoi e gli ovociti.

Fertilità, età e clima: una sfida che riguarda sempre più coppie

Il fattore climatico si inserisce in un quadro già complesso per la fertilità. L’età resta infatti uno degli elementi più determinanti: nella donna, dopo i 35 anni, diminuisce progressivamente la qualità degli ovociti e aumenta la probabilità di alterazioni cromosomiche.

Negli uomini, anche se il declino della fertilità è generalmente più graduale, con l’avanzare dell’età possono diminuire alcuni parametri della qualità spermatica.

“Considerando il naturale declino della fertilità legato all’età – ricorda Greco – diventa fondamentale affrontare il tema con una visione più ampia, che includa anche i nuovi fattori ambientali”.

La medicina della riproduzione davanti alla nuova sfida climatica

Per gli specialisti, la crisi climatica entra quindi tra le nuove variabili da monitorare nella salute riproduttiva.

“Il cambiamento climatico rappresenta una nuova sfida per la medicina della riproduzione e impone un sistema sanitario capace non solo di rafforzare la prevenzione, ma anche di monitorare l’impatto del caldo e dell’inquinamento sulla fertilità”, afferma Greco.

Secondo la S.I.d.R., sarà sempre più importante informare le coppie sui possibili fattori ambientali che possono influenzare la capacità riproduttiva e offrire percorsi di prevenzione e cura.

Il caldo estremo, quindi, non è soltanto una questione meteorologica: con l’aumento delle temperature globali diventa anche una questione di salute pubblica, capace di coinvolgere aspetti della vita finora meno considerati, compresa la possibilità di avere figli.

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