Chi assume regolarmente tadalafil, il principio attivo del Cialis, per gestire i disturbi urinari legati all’ipertrofia prostatica benigna potrebbe correre un rischio maggiore di sviluppare il glaucoma. È quanto emerge da un ampio studio pubblicato sul British Journal of Ophthalmology, condotto da un gruppo di ricercatori taiwanesi.
Di cosa parliamo quando parliamo di tadalafil
Il tadalafil appartiene alla famiglia degli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5 (Pde5i), la stessa classe di farmaci a cui appartiene il sildenafil, principio attivo del Viagra. Nato come trattamento per la disfunzione erettile e conosciuto all’epoca del lancio come “pillola del weekend” per la lunga durata d’azione, il tadalafil viene oggi prescritto anche per alleviare i sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna, come l’urgenza minzionale e la necessità di urinare più spesso. In questo secondo caso l’assunzione è tipicamente giornaliera e prolungata nel tempo, molto diversa dall’uso occasionale legato alla sfera sessuale.
Come è stato condotto lo studio
I ricercatori hanno analizzato i dati anonimizzati di 73.854 uomini over 40, raccolti tramite la piattaforma TriNetX Analytics Network tra il 2012 e il 2022. Metà del campione aveva ricevuto una prescrizione di tadalafil o di un altro Pde5i per i sintomi urinari, l’altra metà no. I due gruppi sono stati abbinati per caratteristiche di base come età, etnia, fumo, patologie cardiovascolari, diabete e altri fattori che avrebbero potuto alterare il confronto.
Cosa è emerso
Gli uomini trattati con tadalafil hanno mostrato una probabilità più alta di sviluppare glaucoma (+22%), ipertensione oculare (+32%) e nello specifico glaucoma primario ad angolo aperto, la forma più comune della malattia (+33%). È aumentata anche la probabilità di dover iniziare una terapia specifica anti-glaucoma (+33%). L’associazione si è mantenuta stabile anche osservando chi sviluppava la patologia già entro 1, 3 o 6 mesi dall’inizio della terapia, ed era più marcata negli uomini sopra i 50 anni e di etnia bianca.
💡 Lo sapevi?
Il tadalafil e il sildenafil (Viagra) appartengono alla stessa famiglia di farmaci, gli inibitori della Pde5, ma hanno una differenza chiave: il sildenafil agisce per circa 4-6 ore, mentre il tadalafil resta attivo fino a 36 ore. È proprio questa lunga durata d’azione a renderlo utile anche per trattare i sintomi urinari cronici, con assunzione quotidiana continuativa, uno scenario molto diverso dall’uso occasionale legato alla disfunzione erettile.
Perché potrebbe succedere
Gli autori dello studio ipotizzano che l’inibizione cronica della Pde5 possa in qualche modo interferire con la fisiologia dell’occhio, anche se il meccanismo preciso non è ancora chiaro. Non è la prima volta che questa classe di farmaci viene associata a effetti sulla salute oculare: in passato erano già stati segnalati collegamenti con problemi al nervo ottico e alla macula, ma le prove specifiche su tadalafil e glaucoma erano finora frammentarie.
I limiti dello studio (e perché non è il caso di allarmarsi)
Trattandosi di uno studio osservazionale, i ricercatori stessi sottolineano che non si può parlare di un rapporto di causa-effetto dimostrato. Lo studio non ha potuto tenere conto di eventuali cambi di terapia nel tempo né dello sviluppo di altre patologie durante il periodo osservato. Inoltre il campione era composto in prevalenza da persone di etnia caucasica, quindi i risultati potrebbero non essere generalizzabili ad altri gruppi. Gli stessi autori precisano che i risultati non mettono in discussione l’uso del farmaco, ma indicano l’utilità di controlli oculistici regolari, specialmente per chi ha già fattori di rischio.
