Il bilancio della campagna “Che caldo che fa” di Legambiente fotografa città sempre più roventi: nei sei quartieri periferici monitorati a Napoli, Milano, Roma, Torino, Terni e Bari il 64,4% delle infrastrutture e dei servizi è esposto direttamente al sole. Le superfici urbane raggiungono temperature estreme, mentre il caldo torrido arriva sempre prima e colpisce soprattutto le aree più fragili.
Non tutti vivono la stessa estate.
Quando le temperature superano i 35-40 gradi, la differenza non la fa soltanto il termometro. A incidere sono anche il quartiere in cui si abita, la presenza di alberi, la quantità di cemento e asfalto, la qualità degli edifici e la possibilità economica di proteggersi dal caldo.
È questa la fotografia scattata dalla campagna 2026 “Che caldo che fa! Contro la cooling poverty: città + fresche, città + giuste” di Legambiente, realizzata insieme alla Croce Rossa Italiana e con il supporto tecnico di RSE (Ricerca sul Sistema Energetico).
Il quadro che emerge è quello di città sempre più vulnerabili alle ondate di calore, dove il caldo estremo diventa anche una questione sociale.
Città roventi: i numeri del caldo
- 35,9°C: temperatura ambientale media registrata nei quartieri monitorati nelle ore più calde
- 45,3°C: temperatura media delle superfici urbane rilevate con termografie
- 64,4%: infrastrutture e servizi esposti direttamente al sole (288 su 465)
- 52°C: temperatura media dell’asfalto esposto al sole
- 62,7°C: picco raggiunto dall’asfalto monitorato a Roma
- 75,6°C: temperatura massima registrata su una pavimentazione gommata di un parco giochi a Torino
Cos’è la cooling poverty: quando il caldo diventa una disuguaglianza
Il termine cooling poverty, o povertà da raffrescamento, indica una condizione in cui una parte della popolazione non riesce a proteggersi adeguatamente dal caldo estremo.
Non significa soltanto non avere un condizionatore.
La vulnerabilità nasce dall’insieme di diversi fattori:
- abitazioni poco efficienti dal punto di vista energetico;
- redditi più bassi che rendono difficile sostenere i costi del raffrescamento;
- quartieri con poco verde e poche zone d’ombra;
- spazi pubblici dominati da cemento e asfalto.
Il risultato è una maggiore esposizione alle temperature elevate proprio nelle aree dove vivono le persone più fragili dal punto di vista economico e sociale.
Sei quartieri sotto il sole: dove il caldo diventa più estremo
Legambiente ha monitorato sei quartieri periferici in altrettante città italiane:
- Napoli;
- Milano;
- Roma;
- Torino;
- Terni;
- Bari.
Le rilevazioni sono state effettuate tra l’11 giugno e il 17 luglio nelle ore più calde della giornata, tra le 11 e le 16.
La temperatura media dell’aria registrata è stata di 35,9°C, con una punta massima di 39°C nel quartiere Barriera di Milano a Torino l’8 luglio.
Il valore più basso è stato invece rilevato a San Pietro a Patierno, Napoli, con 32°C.
Ma il dato più significativo riguarda ciò che accade sotto i piedi dei cittadini: le superfici urbane accumulano calore e lo restituiscono anche dopo il tramonto.
Asfalto e cemento trasformano le città in fornaci
Le termografie realizzate durante la campagna mostrano una differenza enorme tra superfici esposte al sole e aree ombreggiate.
Tra i materiali più critici ci sono:
- asfalto;
- cemento;
- pavimentazioni gommate;
- superfici impermeabili.
L’asfalto monitorato da Legambiente ha raggiunto una temperatura media di 52°C al sole, con un picco di 62,7°C in una strada del Parco Palatucci a Roma.
Ancora più elevati i valori delle pavimentazioni gommate presenti nei parchi giochi: la temperatura media è arrivata a 66°C, con un massimo di 75,6°C nel Giardino Giuseppe Saragat di Torino.
Temperature che possono rappresentare un rischio soprattutto per bambini, anziani e persone con fragilità.
Il verde cambia il clima urbano
Le rilevazioni mostrano il ruolo decisivo delle aree verdi e delle zone ombreggiate.
- La pavimentazione gommata passa da 66°C al sole a circa 33°C all’ombra.
- L’asfalto passa da una media di 52°C al sole a circa 35°C in condizioni di ombreggiamento.
- Il valore minimo rilevato, 23,5°C, è stato registrato su terreno naturale vicino a una fontanella a Roma.
Il caldo estremo arriva prima: giugno diventa il nuovo agosto
Uno degli elementi più rilevanti del rapporto riguarda l’evoluzione temporale del caldo.
Secondo i dati elaborati da Legambiente sugli ultimi 11 anni, dal 2015 al 2025, il fenomeno del caldo torrido si sta anticipando.
Sempre più quartieri raggiungono già a giugno temperature medie superficiali elevate, un tempo più tipiche dei mesi centrali dell’estate.
Il caso più evidente è quello di Milano.
Nel capoluogo lombardo i quartieri con temperature medie superficiali comprese tra 41 e 45°C a giugno sono passati da 6 nel 2015 a 68 nel 2025: un aumento di 62 quartieri.
Anche Roma mostra un peggioramento significativo, soprattutto ad agosto: nella fascia più estrema, tra 46 e 50°C, i quartieri coinvolti sono aumentati di 32 rispetto al primo anno disponibile del monitoraggio.
Non è solo caldo: è il modo in cui abbiamo costruito le città
Secondo Legambiente, il problema non riguarda soltanto l’aumento delle temperature, ma il modo in cui gli spazi urbani sono stati progettati.
Poche alberature, grandi superfici asfaltate e materiali che assorbono calore contribuiscono al fenomeno delle isole di calore urbane, dove la temperatura può essere significativamente superiore rispetto alle aree rurali circostanti.
“Il caldo torrido e le ondate di calore non colpiscono in modo uniforme la popolazione – spiega Mariateresa Imparato, responsabile giustizia climatica di Legambiente –. Esistono forti diseguaglianze termiche tra quartieri con diverse caratteristiche economiche e infrastrutturali”.
Per l’associazione serve un cambio di approccio: più verde, meno cemento e nuovi strumenti di adattamento climatico.
Le sette proposte di Legambiente al Governo
Di fronte ai dati raccolti, Legambiente chiede interventi strutturali:
- finanziamento del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (PNACC);
- un piano specifico per l’adattamento delle aree urbane e costiere;
- una rete nazionale di rifugi climatici;
- più infrastrutture verdi e blu;
- campagne di informazione sul rischio caldo;
- attuazione del Piano sociale per il clima;
- un piano di riqualificazione energetica degli edifici.
Come rendere una città più fresca
- Più alberi e aree verdi nei quartieri
- Meno superfici asfaltate e impermeabili
- Più ombreggiature negli spazi pubblici
- Rifugi climatici accessibili alla popolazione
- Edifici più efficienti contro il caldo estivo
La nuova emergenza climatica è dentro le città
Il caldo estremo non è più soltanto un fenomeno meteorologico.
È diventato una questione di salute pubblica, urbanistica e giustizia sociale.
La crisi climatica cambia il modo in cui viviamo gli spazi urbani: una strada senza alberi, una piazza tutta in cemento o un parco senza ombra possono trasformarsi in luoghi difficili da attraversare proprio nei giorni in cui il rischio per la salute aumenta.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi rendere le città non solo più resistenti alle temperature estreme, ma anche più vivibili per tutti.






