Mentre l’eccesso di peso complessivo tra la popolazione adulta italiana mostra una sostanziale stabilità nell’ultimo decennio (attestandosi al 46,4% nel 2025 rispetto al 45,9% del 2016), i nuovi dati ISTAT evidenziano una crescita epidemiologica concentrata prevalentemente sulle generazioni più giovani. I dati sono stati presentati a Roma in occasione dell’ottavo Italian Barometer Obesity Forum. Il report traccia un quadro caratterizzato da un forte incremento dei casi di obesità tra le donne under 34 e da indicatori critici riguardanti la popolazione minorile, aprendo un confronto tra istituzioni, comunità scientifica e associazioni dei pazienti sulle strategie sanitarie e legislative da adottare.
L’evento è realizzato, su iniziativa della Senatrice Daniela Sbrollini, con il supporto scientifico ed istituzionale de l’Intergruppo parlamentare obesità, diabete e malattie croniche non trasmissibili, Intergruppo parlamentare qualità di vita nelle città, Intergruppo Parlamentare Sanità digitale e terapie digitali, Intergruppo parlamentare per la prevenzione delle emergenze e l’assistenza sanitaria nelle aree interne, Italian Barometer Diabetes Observatory (IBDO) Foundation, Istat, Coresearch, Crea Sanità, Bhave, Università di Roma Tor Vergata – Dipartimento di medicina dei servizi, le società scientifiche di area1, Italian Obesity Network, Open Italy, FIAO – Federazione Italiana delle Associazioni dell’Obesità e con il contributo non condizionato di Novo Nordisk.
L’andamento per fasce d’età: il trend tra le giovani donne
L’analisi statistica evidenzia una marcata differenziazione dei tassi di crescita in base al genere e all’età. Nella fascia giovanile compresa tra i 18 e i 34 anni, la quota di donne con obesità è salita dal 3,6% del 2016 al 6,3% attuale, segnando un incremento del 75%. Un valore che supera la crescita registrata tra i coetanei maschi, passati nello stesso arco temporale dal 4,6% al 6,2% (+35%).
Il fenomeno dell’aumento ponderale interessa in modo significativo anche le generazioni contigue:
- Fascia 35-44 anni: Il tasso generale sale dall’8,5% al 10,3%, trainato principalmente da un incremento di 2,6 punti percentuali nella componente maschile.
- Fascia 45-54 anni: Si registra un passaggio dall’11,1% del 2016 di inizio periodo al 12,5% del 2025.
- Fasce successive: Nelle classi d’età più avanzate, l’Istat rileva variazioni contenute o del tutto assenti, confermando la concentrazione del trend sulle fasce giovani e adulte.
L’impatto sui minori e i fattori socioeconomici familiari
I dati relativi al biennio 2024-2025 evidenziano che in Italia il 26,0% dei minori di età compresa tra i 3 e i 17 anni (più di un soggetto su quattro) si trova in condizioni di eccesso di peso. Il picco massimo dell’indicatore si registra nella fascia d’età tra i 3 e i 10 anni, dove la percentuale raggiunge il 32,3%, posizionando il Paese ai vertici negativi delle classifiche europee.
Secondo le analisi presentate da Roberta Crialesi, dirigente del servizio Sanità dell’Istat, la diffusione del fenomeno tra i più giovani risulta strettamente correlata alle caratteristiche del nucleo familiare d’origine, con particolare riferimento allo stato ponderale dei genitori, alle risorse economiche e al livello culturale.
| Fattore Familiare Rilevato (Dati Istat) | Percentuale di Minori in Eccesso di Peso |
| Entrambi i genitori in eccesso ponderale | 35,8% |
| Solo la madre in eccesso ponderale | 28,7% |
| Solo il padre in eccesso ponderale | 24,9% |
| Entrambi i genitori normopeso | 19,9% |
| Famiglie con risorse scarse o insufficienti | 27,6% |
| Famiglie con risorse adeguate o ottime | 24,9% |
| Genitori con basso livello di istruzione | 33,8% |
| Almeno un genitore con titolo universitario | 20,3% |
Le complicanze cliniche e la risposta istituzionale
Dal punto di vista medico, l’obesità viene definita dagli esperti come una patologia cronica, recidivante e multisistemica, radicata su basi genetiche e amplificata da fattori ambientali e stili di vita sedentari. Paolo Sbraccia, Presidente di IBDO Foundation, ha evidenziato le principali complicanze associate, quali il diabete di tipo 2, le patologie cardiovascolari, l’ipertensione e le apnee notturne. Per quanto riguarda la popolazione femminile giovanile, è stato sottolineato come l’obesità triplichi il rischio di infertilità e aumenti le probabilità di interruzione spontanea di gravidanza.
Sul fronte normativo, l’Italia ha introdotto una legge specifica che riconosce ufficialmente l’obesità come malattia cronica, istituendo un apposito Osservatorio di monitoraggio. Il Ministro della Salute, Orazio Schillaci, intervenendo nel report, ha confermato le linee guida programmatiche:
“Il Piano Nazionale della Prevenzione 2026-2031 prevede attività mirate a contrastare sovrappeso e obesità, promuovendo l’integrazione tra sanità, scuola, sport, ambiente e comunicazione per favorire, in condizione di equità, contesti favorevoli alla promozione di stili di vita attivi. Tutte le azioni finora intraprese mostrano che la strada per contrastare l’obesità è tracciata.”
L’efficacia della transizione dalle tutele normative alle reti assistenziali territoriali e ai programmi educativi stabili rimarrà al centro del monitoraggio della Fondazione IBDO e degli intergruppi parlamentari promotori dell’iniziativa.
Il ruolo della ricerca accademica e scientifica nel tracciamento dei dati
Il contributo del mondo universitario si consolida come elemento cruciale per supportare le decisioni programmatiche della sanità pubblica attraverso l’analisi epidemiologica. Nathan Levialdi Ghiron, Rettore dell’Università di Roma Tor Vergata, ha espresso nella prefazione dell’Italian Barometer Obesity Report 2026 l’orgoglio per un Ateneo che ha fatto della ricerca traslazionale e dell’impegno civico la propria cifra identitaria, definendo la Fondazione IBDO come un osservatorio privilegiato nel dialogo costante con istituzioni, mondo clinico e società civile. Levialdi Ghiron rileva che, in un contesto in cui la politica ha compiuto un passo decisivo mediante la legge Pella, il compito primario del mondo accademico risiede proprio nel fornire le evidenze scientifiche, i dati e le competenze indispensabili per tradurre il testo normativo in azioni concrete, efficaci e durature sul territorio.
Il modello normativo italiano e l’integrazione nel Piano della Cronicità
Sul piano legislativo, l’approccio italiano viene indicato dagli addetti ai lavori come un punto di svolta a livello internazionale nella gestione e nel riconoscimento della patologia. L’On. Roberto Pella, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare obesità, diabete e NCDs e primo firmatario della legge sull’obesità, ha evidenziato come l’Italia si sia affermata come modello globale nella lotta a questa condizione, trasformando un formale riconoscimento normativo in un motore di cambiamento strutturale. Secondo l’analisi di Pella, la norma ha aperto la strada a una più profonda integrazione della patologia nei principali strumenti di programmazione sanitaria, come il Piano della Cronicità approvato in Conferenza Stato-Regioni subito dopo, determinando un cambio di paradigma istituzionale che dovrà ora tradursi in campagne di comunicazione e prevenzione scolastica e in un più equo accesso ai percorsi di cura.
Medicina territoriale e investimenti: l’attuazione pratica della legge
L’efficacia della nuova disciplina giuridica rimane legata alla capacità del sistema sanitario di stanziare risorse adeguate per la prevenzione e l’assistenza di prossimità. La Sen. Daniela Sbrollini, Presidente dell’Intergruppo Parlamentare obesità, diabete e NCDs, ha precisato che il testo di legge rappresenta unicamente un primo e fondamentale tassello di un percorso complesso, la cui riuscita dipende dalla capacità di tradurre i principi teorici in reti assistenziali efficienti, programmi di prevenzione strutturati e strumenti operativi in grado di impattare realmente sulla qualità della vita delle persone. Per sostenere questo processo, la rappresentante istituzionale invoca la necessità di investire in modo mirato nella prevenzione endocrino-metabolica, nel rafforzamento della medicina territoriale, nell’educazione alimentare, nella ricerca e nell’innovazione terapeutica.
La dimensione globale dell’epidemia e l’impegno della ricerca industriale
La diffusione della patologia delinea un’emergenza sanitaria ed economica che mette a confronto i dati nazionali con i macro-trend globali, con particolare criticità per le fasce giovanili. Jens Pii Olesen, General Manager e Vice President di Novo Nordisk Italia, ha ricordato che l’obesità colpisce attualmente oltre 1 miliardo di persone nel mondo e interessa ben 6 milioni di adulti in Italia, sottolineando come il dato sui minori – dove oltre un soggetto su quattro è in eccesso di peso – posizioni il Paese ai vertici negativi d’Europa e preannunci un impatto futuro profondo. Olesen ha rimarcato l’impegno attivo di Novo Nordisk, attiva da oltre 30 anni nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni terapeutiche innovative per il trattamento della patologia e delle comorbidità collegate, auspicando che la collaborazione sinergica tra istituzioni, clinici e industria possa favorire una corretta percezione della malattia e fare la differenza nella vita dei pazienti.
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