Immagina di percorrere un tratto autostradale senza rallentare, senza casello, senza dover cercare il Telepass o infilare la carta di credito nel lettore. Non è un’ipotesi futura: su alcune tratte italiane succede già oggi. Si chiama Free Flow, “flusso libero” ma attenzione, perché la parola “free” può ingannare: il pedaggio non sparisce affatto, cambia solo il modo in cui lo paghi. E se te ne dimentichi, il conto può arrivare a 344 euro.
Come funziona, in pratica
Al posto della barriera fisica, il veicolo transita sotto portali hi-tech dotati di telecamere e sensori, che leggono automaticamente la targa e calcolano l’importo dovuto in base ai chilometri effettivamente percorsi. Nessun gesto richiesto al momento del passaggio: tutto avviene in automatico, e il pagamento va regolato in un secondo momento.
Il sistema è oggi attivo su tratte come A33, A36 (Pedemontana), A59, A60 e le tangenziali di Como e Varese copre meno di 200 km sugli oltre 6.000 km di rete autostradale a pagamento in Italia. Non è un caso isolato: Francia, Spagna e Portogallo usano questa tecnologia da anni.
Se hai il Telepass, non cambia nulla
Chi possiede Telepass, UnipolMove o MooneyGo non deve fare assolutamente nulla: il portale dialoga con il dispositivo di bordo e l’addebito avviene automaticamente sul conto associato, esattamente come a un casello tradizionale.
Se NON hai un dispositivo di telepedaggio, qui si gioca la parte delicata
Per chi non ha alcun dispositivo a bordo, al passaggio sotto il portale non viene emesso nessun biglietto, non si alza nessuna sbarra, e – punto centrale – non arriva nessuna notifica immediata sul telefono. Il transito viene semplicemente registrato tramite la lettura della targa.
Da quel momento hai 15 giorni per regolarizzare il pagamento in autonomia: collegandoti al sito del gestore della tratta, usando l’app dedicata, oppure recandoti in un punto fisico convenzionato.
Cosa succede se te ne dimentichi
Passati i 15 giorni senza pagamento, il gestore risale al proprietario del veicolo tramite il PRA (Pubblico Registro Automobilistico) e invia un sollecito di pagamento, con l’aggiunta delle spese di accertamento e recupero credito. Se anche a questo punto la posizione non viene regolarizzata, la pratica viene trasmessa alla Polizia Stradale e si trasforma in una sanzione amministrativa vera e propria (art. 176 del Codice della Strada): una multa che va da 87 a 344 euro, con l’aggravante della decurtazione di 2 punti dalla patente oltre, ovviamente, al pedaggio originario ancora da saldare.
Perché il sistema divide: velocità sì, ma anche rischio di “trappola”
Il vantaggio principale del Free Flow è la scorrevolezza: niente più frenate brusche né code ai caselli, un beneficio evidente nei weekend estivi e nei giorni di grande traffico con un effetto collaterale positivo anche per l’ambiente, visto che il traffico stop-and-go è tra i più inquinanti. Ma diversi osservatori del settore segnalano un problema strutturale: l’assenza di una notifica immediata rende il sistema poco trasparente per chi non è già abituato a monitorare targa e pagamenti online: un rischio concreto soprattutto per persone anziane o con minore familiarità digitale, che potrebbero ritrovarsi con una multa senza aver mai realizzato di dover pagare qualcosa.
✅ Cosa puoi fare tu per evitare la multa
- Se percorri spesso tratte Free Flow (A33, A36 Pedemontana, A59, A60, tangenziali di Como e Varese), la soluzione più semplice è dotarsi di un dispositivo di telepedaggio: elimina il problema alla radice.
- Se percorri una di queste tratte senza dispositivo, segna subito la data sul telefono: hai 15 giorni di tempo per pagare, senza bisogno di attendere alcuna notifica.
- Puoi pagare online sul sito del gestore della tratta, tramite app dedicata, oppure in un punto fisico convenzionato.
- Se ricevi un sollecito di pagamento, saldalo subito: a quel punto paghi solo il pedaggio maggiorato delle spese di recupero, non ancora la sanzione vera e propria.
