Una forte scossa ha colpito il sud del Paese. La JMA ha emesso un allarme per possibili onde anomale e ha registrato il livello massimo sulla scala sismica giapponese Shindo. Ecco cosa significa e perché il Giappone è così esposto ai terremoti
Un terremoto di magnitudo 7.1 ha colpito il sud del Giappone, facendo scattare immediatamente l’allerta tsunami. La scossa è stata registrata dall’Agenzia meteorologica giapponese (JMA), l’ente che monitora terremoti e fenomeni atmosferici nel Paese, uno dei più preparati al mondo nella gestione del rischio sismico.
La particolarità della notizia non è soltanto la magnitudo elevata del sisma, ma anche il fatto che la scossa abbia raggiunto il livello massimo previsto dalla scala di intensità sismica giapponese, la Shindo, pari a 7.
Ma cosa significa esattamente? E perché in Giappone un terremoto di questa intensità fa scattare subito un sistema di allerta tsunami?
Cosa sappiamo del terremoto in Giappone
Secondo le prime informazioni diffuse dalla JMA, il sisma ha avuto una magnitudo di 7.1 e ha interessato l’area meridionale del Giappone.
Dopo la scossa le autorità hanno emesso un’allerta tsunami, una procedura standard quando un terremoto può avere caratteristiche compatibili con la generazione di onde anomale.
L’allerta non significa automaticamente che uno tsunami distruttivo sia in arrivo: indica che esiste un rischio e che le popolazioni costiere devono seguire le indicazioni delle autorità.
Nei minuti successivi a un forte terremoto gli esperti valutano diversi parametri:
- posizione dell’epicentro;
- profondità del sisma;
- tipo di movimento della faglia;
- eventuale coinvolgimento del fondale oceanico.
Sono proprio questi elementi, più della sola magnitudo, a determinare il rischio tsunami.
Magnitudo 7.1: quanto è forte un terremoto di questo tipo?
La magnitudo misura l’energia liberata durante un terremoto.
Un valore di 7.1 indica un sisma molto forte: terremoti di questa intensità possono provocare danni significativi soprattutto nelle aree vicine all’epicentro, anche se gli effetti reali dipendono dalla profondità della scossa, dalla distanza dei centri abitati e dalla qualità delle costruzioni.
Ma in Giappone c’è un elemento aggiuntivo: la popolazione è abituata a convivere con terremoti frequenti e il Paese dispone di norme antisismiche tra le più avanzate al mondo.
Che cos’è la scala Shindo e perché è diversa dalla magnitudo?
Uno degli aspetti più interessanti della notizia riguarda la scala Shindo, utilizzata in Giappone per descrivere l’intensità del terremoto.
A differenza della magnitudo, che indica l’energia sprigionata dal sisma, la scala Shindo misura quanto forte è stato lo scuotimento in un determinato luogo.
In pratica:
- la magnitudo è un valore legato al terremoto nel suo complesso;
- la scala Shindo descrive gli effetti percepiti dalle persone e dagli edifici.
La scala giapponese va da 0 a 7.
Un livello Shindo 7 rappresenta il massimo grado: significa che lo scuotimento può essere estremamente violento, con difficoltà per le persone a stare in piedi e possibili danni importanti agli edifici.
Per questo motivo un terremoto può avere una stessa magnitudo ma produrre livelli Shindo diversi in zone differenti, a seconda della distanza dall’epicentro e delle caratteristiche del terreno.
Perché il Giappone è così esposto ai terremoti?
Il Giappone si trova lungo la cosiddetta Cintura di fuoco del Pacifico, una vasta area che circonda l’Oceano Pacifico dove si concentra gran parte dell’attività sismica e vulcanica mondiale.
In questa zona si incontrano diverse placche tettoniche in continuo movimento.
Il fenomeno principale è quello della subduzione: una placca oceanica scivola sotto un’altra placca accumulando tensione. Quando questa energia viene liberata improvvisamente, si genera un terremoto.
È lo stesso meccanismo che rende alcune aree del Pacifico particolarmente vulnerabili agli tsunami.
Perché un terremoto può generare uno tsunami?
Non tutti i terremoti provocano tsunami.
Per creare un’onda marina significativa servono condizioni particolari.
In genere il sisma deve:
- avvenire sotto il mare o vicino alla costa;
- avere una magnitudo elevata;
- provocare uno spostamento verticale del fondale oceanico.
Quando una porzione del fondale si solleva o si abbassa improvvisamente, sposta una grande quantità d’acqua sopra di essa.
L’energia si propaga quindi attraverso il mare sotto forma di onde.
In oceano aperto queste onde possono essere poco visibili, ma avvicinandosi alla costa rallentano e aumentano rapidamente in altezza.
Come funziona l’allerta tsunami in Giappone?
Il Giappone dispone di uno dei sistemi di monitoraggio più avanzati al mondo.
Dopo una scossa importante, i sismologi analizzano rapidamente i dati disponibili e possono emettere diversi livelli di comunicazione:
- allerta tsunami, quando sono possibili onde pericolose;
- avviso tsunami, per fenomeni potenzialmente meno intensi;
- informazioni sullo tsunami, quando il rischio è limitato.
L’obiettivo è guadagnare anche pochi minuti preziosi per permettere alle persone nelle zone costiere di spostarsi verso aree più elevate.
Il precedente del terremoto del 2011
Quando si parla di terremoti e tsunami in Giappone il riferimento inevitabile è il sisma dell’11 marzo 2011, uno dei più potenti mai registrati nella storia moderna.
Quel terremoto, di magnitudo 9.0, generò uno tsunami devastante che colpì la costa nord-orientale del Paese provocando migliaia di vittime e causando la crisi della centrale nucleare di Fukushima.
Da allora il Giappone ha ulteriormente rafforzato sistemi di prevenzione, infrastrutture e procedure di evacuazione.
Terremoti: perché la prevenzione è fondamentale
Non è possibile prevedere con precisione quando avverrà un terremoto.
La scienza non è ancora in grado di indicare giorno e ora di una futura scossa.
È però possibile ridurre il rischio attraverso:
- edifici progettati per resistere alle oscillazioni;
- sistemi di allerta rapida;
- esercitazioni della popolazione;
- piani di evacuazione.
Il Giappone rappresenta uno dei principali esempi al mondo di come una società possa convivere con un rischio naturale elevato attraverso tecnologia, ricerca e preparazione.
Il terremoto di magnitudo 7.1 nel sud del Paese ricorda ancora una volta una realtà fondamentale: i terremoti non possono essere evitati, ma i loro effetti possono essere limitati con prevenzione e conoscenza.
