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Spiagge italiane sotto assedio: 1.073 eventi estremi in 16 anni, persi 40 milioni di metri quadrati di litorali

Non c’è solo il caldo record. Mentre l’Italia affronta nuove ondate di calore e temperature sempre più elevate, un altro fronte della crisi climatica riguarda uno dei simboli del Paese: le coste.

Spiagge più vulnerabili, mareggiate più frequenti, erosione accelerata e territori sempre più esposti agli eventi estremi. È il quadro che emerge dal nuovo rapporto “Spiagge. Gli impatti degli eventi meteo estremi e la gestione delle aree costiere italiane” di Legambiente insieme all’Osservatorio Città Clima.

Secondo i dati raccolti, tra il 2010 e il 2026 sono stati colpiti da eventi meteo estremi 308 comuni costieri italiani su 643, pari al 48% del totale.

In sedici anni sono stati registrati 1.073 eventi estremi lungo i litorali italiani.

Allagamenti, trombe d’aria e mareggiate: la nuova pressione sulle coste

Gli eventi più frequenti sono stati:

  • 404 allagamenti da piogge intense;
  • 286 trombe d’aria;
  • 107 mareggiate.

Un dato particolarmente preoccupante riguarda proprio il mare: negli ultimi cinque anni, dal 2022 al 2026, le mareggiate sono aumentate del 550%, mentre le raffiche di vento estreme sono cresciute dell’80%.

Fenomeni che non rappresentano solo un problema ambientale, ma anche economico e sociale: molte località costiere italiane basano infatti una parte importante della propria economia su turismo, pesca e attività legate al mare.

Sud Italia più colpito: Sicilia prima per numero di eventi

La distribuzione geografica mostra una forte esposizione delle regioni meridionali.

La classifica degli eventi meteo estremi vede ai primi posti:

  1. Sicilia: 232 eventi
  2. Puglia: 136 eventi
  3. Calabria: 104 eventi

Seguono:

  • Liguria (99);
  • Campania (88);
  • Lazio (69).

Tra le città il record negativo spetta a:

  • Genova: 50 eventi
  • Bari: 44
  • Palermo: 38
  • Agrigento: 35
  • Napoli: 27

Anche il litorale romano è coinvolto: Ostia registra 12 eventi estremi dal 2010.

Perché le spiagge stanno arretrando?

Uno dei problemi principali è l’erosione costiera, cioè la progressiva perdita di sabbia delle spiagge.

Secondo i dati ISPRA, negli ultimi cinquant’anni lungo le coste italiane sono spariti oltre 40 milioni di metri quadrati di spiagge.

Le cause sono diverse:

  • aumento delle mareggiate intense;
  • innalzamento del livello del mare;
  • riduzione dell’apporto naturale di sedimenti dai fiumi;
  • urbanizzazione delle aree costiere.

Il risultato è una fascia costiera sempre più fragile, dove spesso infrastrutture, abitazioni e attività turistiche sono molto vicine alla linea del mare.

La posidonia: l’alleata naturale contro l’erosione

Nel rapporto Legambiente richiama anche il ruolo della Posidonia oceanica, una pianta marina fondamentale per gli ecosistemi mediterranei.

Gli accumuli naturali di posidonia sulla spiaggia, chiamati “banquette”, possono funzionare come una barriera naturale contro l’azione delle onde, contribuendo a trattenere la sabbia.

Tuttavia, in molte località durante la stagione estiva si continua a rimuovere la posidonia attraverso la pulizia meccanizzata degli arenili.

Secondo gli ambientalisti questa pratica può contribuire alla perdita di sedimenti e indebolire la capacità naturale delle spiagge di difendersi dalle mareggiate.

L’Italia senza un piano specifico per le coste

Uno dei punti centrali del rapporto riguarda la mancanza di una strategia nazionale dedicata all’adattamento delle coste ai cambiamenti climatici.

Secondo Legambiente, l’Italia dovrebbe accelerare sull’attuazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e creare un piano specifico per le aree costiere.

Altri Paesi europei si sono già mossi in questa direzione.

La Spagna, ad esempio, ha una strategia nazionale di adattamento costiero dal 2017. L’Inghilterra utilizza invece gli Shoreline Management Plans, piani di gestione che programmano gli interventi sulle coste con scenari fino al 2105.

Dalle emergenze alla prevenzione

La richiesta di Legambiente è chiara: non intervenire solo dopo le emergenze, ma programmare la difesa delle coste.

Tra le proposte:

  • investire nell’adattamento climatico;
  • fermare il consumo di suolo sulle coste;
  • ripristinare dune e zone umide;
  • tutelare gli ecosistemi naturali;
  • garantire una gestione sostenibile delle spiagge.

Perché il problema non riguarda soltanto il futuro delle vacanze al mare.

Le coste italiane rappresentano un patrimonio ambientale, economico e sociale che rischia di essere trasformato rapidamente dagli effetti della crisi climatica.

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