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Un “alieno” sbarca nel porto di Civitavecchia: la scoperta spiazza gli anche gli scienziati

Lungo appena 3 millimetri, arancione, e completamente sconosciuto alla scienza mediterranea fino a pochi mesi fa. Un piccolo mollusco nudibranco scoperto nel porto di Civitavecchia sta creando più imbarazzo che entusiasmo tra i ricercatori: appartiene a un genere mai registrato prima nel Mar Mediterraneo, e – cosa rara in biologia – gli scienziati non riescono nemmeno a stabilire con certezza a quale specie appartenga.

Una scoperta minuscola, durante un controllo di routine

Il team guidato dalla dottoressa Giulia Furfaro dell’Università del Salento, in collaborazione con l’Università della Tuscia e il CoNISMA, ha individuato l’esemplare durante un monitoraggio del fouling: la colonizzazione biologica che si forma su strutture sommerse come scafi e cime di ormeggio. Il piccolo mollusco, del genere Vayssierea, è stato trovato su una cima a pochi centimetri di profondità.

Il genere Vayssierea è originario della regione Indo-Pacifica: si trova comunemente nelle acque di Giappone, Nuova Zelanda, Cina meridionale e Nuova Caledonia. Fino ad oggi, in Europa era stato segnalato solo alle Isole Canarie, nell’Atlantico orientale ma mai nel Mediterraneo.

Perché non riescono a dargli un nome

Qui si trova il punto più interessante, dal punto di vista scientifico. Il genere Vayssierea è quello che i tassonomisti chiamano un taxon complesso: le diverse specie che lo compongono si assomigliano moltissimo dal punto di vista morfologico, e mancano confronti genetici affidabili con gli esemplari delle popolazioni originarie già descritte. L’analisi del DNA ha rivelato che l’esemplare di Civitavecchia è geneticamente vicino al gruppo già trovato alle Canarie ma non abbastanza per attribuirgli con certezza un nome di specie.

Non è un dettaglio da poco: significa che, in alcuni casi, riconoscere la biodiversità reale del nostro pianeta è più difficile di quanto sembri, anche con gli strumenti dell’analisi molecolare moderna.

Come è arrivato fin qui

L’ipotesi più probabile è che il mollusco abbia viaggiato attaccato allo scafo di una grande nave. Il porto di Civitavecchia registra circa 3.000 movimenti navali l’anno, tra traffico crocieristico e commerciale intenso — un viavai enorme che rende il porto un punto di osservazione privilegiato per l’arrivo di specie non native. A sostegno di questa ipotesi c’è anche un dettaglio biologico: questa specie di Vayssierea non ha una fase larvale planctonica, quindi la sua capacità di dispersione naturale attraverso le correnti marine è molto limitata. Difficile che sia arrivato da solo.

Non è nemmeno la prima volta che succede in questo porto: circa tre anni fa, nello stesso tratto di mare, era stato scoperto un verme anellide australiano, anch’esso mai visto prima in Italia.

Il quadro più ampio: perché il Mediterraneo si sta “tropicalizzando”

Il caso del piccolo mollusco arancione si inserisce in un fenomeno più ampio e, questo sì, ben documentato: l’arrivo di specie aliene nel Mediterraneo è sempre più frequente. Le cause principali sono tre, e si intrecciano tra loro: l’espansione del traffico marittimo globale, la crescita dell’acquacoltura, e il riscaldamento delle acque, che rende il Mediterraneo sempre più accogliente per specie tropicali e subtropicali, molte delle quali arrivano anche dal Mar Rosso, passando attraverso il Canale di Suez.

Per ora, il piccolo Vayssierea è stato trovato come singolo esemplare: non c’è alcun segnale di una vera e propria invasione in corso, né si conosce ancora il suo impatto potenziale sulla fauna marina locale: sappiamo solo che si nutre principalmente di piccoli vermi policheti. Ma la sua sola presenza conferma quanto i porti, con il loro traffico incessante, siano tra i primi luoghi in cui si può intercettare l’arrivo di nuovi ospiti e agire, se necessario, prima che diventino un problema.

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