Greenpeace, Legambiente, Libera, ACLI, ARCI, AGESCI e Azione Cattolica chiedono una svolta per il sito contaminato del Friuli-Venezia Giulia
A oltre vent’anni dall’inserimento tra i Siti di Interesse Nazionale da bonificare, il SIN Caffaro di Torviscosa resta ancora senza un vero risanamento ambientale. Nessun ettaro di suolo o falda è stato completamente bonificato e certificato, mentre l’area continua a convivere con contaminazioni storiche e nuove prospettive industriali.
È da qui che si conclude la seconda edizione della campagna nazionale Ecogiustizia Subito – In nome del popolo inquinato, promossa da ACLI, AGESCI, ARCI, Azione Cattolica Italiana, Legambiente e Libera.
La sesta e ultima tappa della campagna si è svolta a Torviscosa, in provincia di Udine, per riportare al centro del dibattito pubblico il tema dell’ingiustizia ambientale e dei ritardi nelle bonifiche.
Flash mob a Torviscosa: “Troppi anni senza risultati”
La giornata si è aperta con un flash mob simbolico organizzato nel comune friulano. Una lunga fila di persone ha rappresentato visivamente l’attesa infinita dei cittadini per interventi concreti di bonifica e messa in sicurezza del territorio.
Nel pomeriggio, invece, è prevista un’assemblea pubblica a Cervignano del Friuli per la firma del “Patto di Comunità per l’Ecogiustizia”, documento che raccoglie proposte operative per accelerare il risanamento ambientale dell’area.
Secondo le associazioni promotrici, il SIN Caffaro “non può più restare sospeso tra due narrazioni”: da una parte il passato industriale celebrato come simbolo di sviluppo, dall’altra i costi sanitari, ambientali e sociali lasciati in eredità al territorio.
Cos’è il SIN Caffaro di Torviscosa
Il SIN Caffaro di Torviscosa nasce all’interno dell’ex SIN “Laguna di Grado e Marano”, istituito nel 2001 e successivamente ridefinito fino alla perimetrazione del 2017.
L’area interessa circa 201 ettari ed è storicamente legata allo sviluppo del polo chimico SNIA-Caffaro, attivo soprattutto tra gli anni Cinquanta e Sessanta con produzioni di:
- cellulosa;
- fibre artificiali;
- composti clorurati;
- prodotti chimici industriali.
Nel tempo il sito ha accumulato diffuse contaminazioni ambientali da:
- mercurio;
- idrocarburi;
- sostanze clorurate.
Le criticità coinvolgono non solo i terreni industriali, ma anche falde acquifere, sedimenti e la laguna di Grado e Marano.
Bonifiche ancora ferme: “Nessun suolo risanato”
Le associazioni denunciano che, nonostante oltre due decenni di emergenza ambientale riconosciuta, il bilancio delle bonifiche resta “praticamente fermo al punto zero”.
Gli interventi realizzati finora hanno riguardato soprattutto il dragaggio di alcuni tratti lagunari, finalizzato principalmente alla continuità delle attività economiche e della navigazione, più che al recupero ambientale complessivo.
Anche il processo di caratterizzazione dei sedimenti lagunari risulta incompleto e, secondo quanto riportato, ancora privo della validazione di ARPA Friuli Venezia Giulia.
Nuovi investimenti industriali mentre il sito resta contaminato
Nel frattempo, però, il polo industriale continua a evolversi.
Caffaro Industrie starebbe programmando l’avvio di un nuovo impianto destinato alla produzione di uno “starting material” per il settore farmaceutico, con operatività prevista entro il 2026.
Una prospettiva che riaccende il dibattito sul rapporto tra sviluppo industriale, occupazione e sicurezza ambientale.
La sentenza da 117 milioni e il principio “chi inquina paga”
Negli ultimi anni sono emersi anche segnali considerati positivi dalle associazioni.
Nel 2021 la Corte d’Appello di Milano ha riconosciuto un danno ambientale da 117 milioni di euro nell’ambito della vicenda Caffaro, attribuendo la responsabilità a LivaNova PLC.
Un principio ulteriormente rafforzato nel 2024 dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che ha ribadito il criterio del “chi inquina paga” anche nei casi di fusioni o trasformazioni societarie.
Le quattro richieste delle associazioni
Le organizzazioni promotrici della campagna avanzano quattro proposte principali per accelerare la transizione ecologica del territorio.
1. No all’industria bellica nel SIN
Le associazioni chiedono di escludere l’area da utilizzi collegati all’industria militare, orientando invece gli investimenti verso attività compatibili con salute e sostenibilità.
2. Cabina di regia regionale
Viene proposta l’istituzione di una governance regionale stabile per coordinare bonifiche, trasparenza amministrativa e accesso ai dati ambientali.
3. Monitoraggio condiviso
Le associazioni chiedono un sistema pubblico e partecipato di monitoraggio su:
- tempi degli interventi;
- risorse investite;
- impatti sanitari;
- avanzamento delle bonifiche.
4. Partecipazione dei cittadini
Tra le richieste anche l’organizzazione a Torviscosa di un evento regionale permanente dedicato all’ecogiustizia e alla Giornata Mondiale della Terra.
Transizione ecologica o peso del passato?
Secondo le associazioni, la vera sfida oggi è capire se la transizione ecologica riuscirà finalmente a tradursi in un reale risanamento ambientale o se il peso del passato industriale continuerà a rallentare il futuro del territorio.
Il Comune di Torviscosa, con circa duemila residenti, sta lavorando a progetti di:
- riqualificazione ambientale;
- installazione di impianti fotovoltaici;
- riconversione industriale;
- rilancio turistico.
Tra le prospettive indicate figurano anche circa 50 nuovi posti di lavoro legati ai progetti di reindustrializzazione del polo chimico.
Un caso simbolo dell’ecogiustizia in Italia
Il caso del SIN Caffaro di Torviscosa rappresenta uno dei simboli più evidenti del difficile equilibrio tra sviluppo industriale, tutela della salute e diritto all’ambiente.
Secondo le associazioni promotrici della campagna, il rischio è che territori già fortemente compromessi restino bloccati in una condizione permanente di attesa, senza una vera strategia nazionale sulle bonifiche e sulla riconversione ecologica.
