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Vi diciamo perché il Ponte sullo Stretto si farà. Salvo clamorosi risvolti

I cantieri partiranno. Il Ponte sullo Stretto si farà. Probabilmente ad ogni costo e l’unica vera insidia (ma non da poco conto) oggi è rappresentata dalle iniziative legali con cui si sta cercando di affossare il progetto. L’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, ha comunque confermato l’avvio dei lavori nell’ultimo trimestre del 2026. Il completamento è previsto per il 2032. Il costo totale dell’opera è di 13,5 miliardi di euro, interamente coperti da fondi statali già stanziati.

Il Ponte sullo Stretto di Messina – 3,3 chilometri di campata principale, il ponte sospeso a campata unica più lungo del mondo – è una delle opere infrastrutturali più discusse della storia italiana. E tra le più discusse, l’impatto ambientale è la questione che divide più profondamente esperti, istituzioni e cittadini.

Proviamo a fare chiarezza su cosa dice davvero la scienza.

Un iter ambientale lungo e travagliato

Il percorso autorizzativo del Ponte non è stato una passeggiata. Il Ministero dell’Ambiente ha chiesto ben 239 integrazioni documentali prima di esprimere il proprio parere. Tra queste: studi dettagliati sul rischio sismico, analisi dell’impatto sul rischio maremoto, valutazioni sulla qualità dell’aria durante i cantieri, effetti sull’ambiente marino tra Ganzirri e Cannitello, impatto acustico e subacqueo, gestione del rischio idrogeologico in Calabria.

A novembre 2024 la Commissione Tecnica VIA-VAS del MASE ha espresso parere favorevole. Ma il parere è arrivato con una lista significativa di prescrizioni ambientali obbligatorie. Non è un via libera senza condizioni. È un sì con decine di vincoli che il progetto dovrà rispettare durante la costruzione.

La Corte dei Conti ha poi bloccato tutto a fine 2025, contestando irregolarità procedurali. Il decreto legge dell’11 marzo 2026 ha riavviato l’iter, imponendo al governo di completare le verifiche mancanti entro l’estate. Solo dopo il dossier tornerà alla Corte dei Conti per il visto definitivo.

Il nodo sismico: costruire nel posto sbagliato?

Lo Stretto di Messina è una delle aree a più alta sismicità d’Europa. Il terremoto del 1908 – uno dei più devastanti della storia italiana, con oltre 80.000 morti – ha avuto epicentro esattamente in quella zona.

I progettisti sostengono che il Ponte sia stato dimensionato per resistere a un terremoto di magnitudo 7,1. I critici contestano che questa soglia potrebbe non essere sufficiente, e che l’assenza di strutture analoghe in zone con questa pericolosità sismica rende impossibile verificare le affermazioni dei costruttori senza precedenti comparabili.

La richiesta di integrazioni sul rischio maremoto è particolarmente significativa. Lo Stretto è un’area dove i maremoti generati da terremoti sottomarini possono propagarsi rapidamente. Il Ministero ha chiesto scenari dettagliati di potenziali inondazioni e valutazioni dell’impatto a terra. I dati definitivi non sono ancora stati resi pubblici integralmente.

I siti Natura 2000: la ferita più difficile da sanare

Questo è il punto dove le critiche ambientaliste sono più solide scientificamente. Il progetto interessa direttamente tre siti della Rete Natura 2000: le aree protette europee di massima importanza per la biodiversità. Per queste aree, la Direttiva Habitat europea impone un regime di protezione stringente. Qualsiasi opera che le interessa richiede una comunicazione formale alla Commissione Europea e la dimostrazione che non esistano alternative valide.

La Commissione Europea ha già richiesto alle autorità italiane un piano dettagliato delle misure compensative per questi tre siti. Il confronto con Bruxelles è ancora aperto. Non è una procedura d’infrazione — lo ha chiarito la stessa Commissione — ma è un dialogo tecnico che deve concludersi prima che i cantieri possano avanzare nelle aree più sensibili.

Le associazioni ambientaliste sono esplicite. WWF, Legambiente, LIPU e altre organizzazioni hanno presentato 600 pagine di osservazioni tecniche alla Commissione VIA. La loro tesi centrale: l’impatto ambientale del Ponte è gravissimo e irreversibile, non compensabile con misure di mitigazione.

Il rischio per i cetacei: lo Stretto come corridoio biologico

Tra le preoccupazioni scientifiche più concrete c’è l’impatto sul corridoio biologico dello Stretto. Le acque tra Sicilia e Calabria sono tra le più ricche di biodiversità marina del Mediterraneo. Capodogli, delfini comuni, stenelle, tursiopi: diverse specie di cetacei usano lo Stretto come via di transito e zona di alimentazione.

La costruzione del ponte implica anni di cantieri in mare. Pontili, piloni, fondazioni nelle acque dello Stretto. Il rumore subacqueo generato dai lavori — una delle 239 richieste di integrazione riguardava esplicitamente questo punto — può disturbare gravemente l’orientamento e il comportamento dei cetacei. Il Mediterraneo è già classificato come area critica per molte specie marine. Aggiungere un cantiere pluriennale in uno dei tratti più trafficati biologicamente è un rischio che i biologi marini prendono sul serio.

💡 Lo sapevi?

Lo Stretto di Messina è uno dei passaggi marini più particolari del mondo. Le correnti di marea invertono la direzione ogni sei ore, creando vortici e turbolenze che hanno ispirato il mito di Scilla e Cariddi descritto da Omero nell’Odissea. Queste correnti rendono lo Stretto eccezionalmente ricco di nutrienti e biodiversità marina. Sono anche la ragione per cui costruire fondazioni in quelle acque è ingegneristicamente uno dei problemi più complessi mai affrontati. Il progetto prevede che le due torri principali del ponte – alte circa 400 metri, più dell’Empire State Building – siano fondate su un fondale che raggiunge i 120 metri di profondità.

Cosa dice chi è a favore

Sarebbe sbagliato presentare solo le critiche. Chi sostiene il Ponte porta argomenti concreti.

Il Ponte collegherebbe stabilmente la Sicilia – la regione italiana con il PIL pro capite più basso – al resto d’Europa. Ridurrebbe i tempi di attraversamento da ore a minuti. Permetterebbe il transito di treni merci e passeggeri, riducendo potenzialmente il traffico di navi e traghetti sullo Stretto. Il Consiglio Europeo ha incluso il Ponte nel corridoio Scandinavo-Mediterraneo come opera fondamentale. La Commissione Europea ha finanziato la progettazione esecutiva con 25 milioni di euro.

Dal punto di vista delle emissioni, i calcoli sono controversi. I sostenitori sostengono che il Ponte riduca le emissioni del trasporto merci nel lungo periodo, sostituendo il traghettamento con il transito ferroviario diretto. I critici sostengono che le emissioni generate dalla costruzione non vengano mai compensate dai risparmi futuri.

Il confronto con le rinnovabili: 13,5 miliardi alternativi

C’è una domanda che raramente viene posta nel dibattito sul Ponte. Cosa si potrebbe fare con 13,5 miliardi di euro investiti in modo diverso nel Sud Italia?

Non è una domanda retorica. È una questione di politica industriale concreta. Con quella cifra si potrebbe installare circa 15.000 MW di energia rinnovabile nel Mezzogiorno — abbastanza da ridurre significativamente la dipendenza energetica del Sud e abbassare le bollette delle famiglie siciliane e calabresi. Si potrebbero ammodernare le reti ferroviarie interne della Sicilia, che hanno velocità medie tra le più basse d’Europa. Si potrebbe finanziare per decenni la messa in sicurezza idrogeologica di un territorio che ogni anno subisce frane e alluvioni.

Il Ponte ha senso se si crede che il collegamento fisico tra Sicilia e penisola sia la priorità assoluta per il Sud. Non ha senso se si ritiene che le risorse limitate debbano andare a interventi con impatto più immediato sulla qualità della vita dei cittadini meridionali.

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