Il sistema multilaterale globale ha appena segnato un punto di svolta fondamentale nella gestione della crisi climatica obbligo giuridico. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato a larghissima maggioranza (141 voti a favore e soli 8 contrari, tra cui gli Stati Uniti) una risoluzione che recepisce e rende politicamente vincolante lo storico parere della Corte internazionale di giustizia. Da oggi, l’azione di contrasto al riscaldamento globale non è più considerata una semplice scelta politica o un atto di buona volontà diplomatica, ma un vero e proprio obbligo di diritto internazionale.
L’iniziativa ha un valore simbolico e pratico immenso: accelera la pressione legale sui governi affinché riducano drasticamente le emissioni di gas serra, proteggendo i diritti umani e gli ecosistemi naturali.
Il Voto sulla Risoluzione Climatica
La posizione del WWF: “Una svolta nella leadership globale”
Il WWF ha accolto il voto delle Nazioni Unite come un successo storico per l’azione climatica globale, evidenziando come la risoluzione getti fondamenta giuridiche solidissime per le future cause legali sul clima in tutto il mondo. Secondo l’organizzazione ambientalista, l’approvazione a così larga maggioranza – ottenuta in un momento storico di forti tensioni geopolitiche internazionali – lancia un messaggio politico inequivocabile: i governi non possono più usare la diplomazia come scusa per rallentare la transizione ecologica.
Nello specifico, il “Panda” sottolinea due aspetti cruciali di questo voto:
“L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha scelto di schierarsi dalla parte del diritto, della giustizia e della sopravvivenza. La risoluzione conferisce forza politica al parere della Corte Internazionale di Giustizia e aumenta la pressione su tutti gli Stati affinché agiscano in linea con i propri obblighi: ridurre le emissioni, proteggere le persone e la natura e accelerare una transizione giusta verso l’abbandono dei combustibili fossili. La scienza è chiara da tempo. La risoluzione approvata ribadisce che anche il diritto adesso è chiaro.”
Con questo atto, spiega il WWF, il cambiamento climatico viene ufficialmente riconosciuto non come una generica scommessa sul futuro, ma come un pilastro fondamentale dei diritti umani intrinseci, rendendo i Paesi legalmente e moralmente responsabili dei danni ambientali che causano al pianeta.
“Il Governo ha scelto la parte giusta a New York, ora dimostri coerenza a Roma”
“Ieri sera, alle Nazioni Unite, 141 paesi hanno votato a favore della risoluzione che dà forza politica al parere della Corte Internazionale di Giustizia: l’inazione climatica è una violazione del diritto internazionale. L’Italia ha votato a favore. È un fatto che va oltre la diplomazia: quel voto vincola politicamente il Governo italiano a una direzione precisa. La Corte dell’Aia ha detto che gli Stati devono abbandonare i combustibili fossili, regolare le imprese sotto la propria giurisdizione e risarcire i danni. Roma ha sottoscritto.”
“Ora mi aspetto coerenza. Non si può alzare la mano a New York per l’abbandono delle fossili e poi fare il contrario. Non si può riconoscere il principio delle riparazioni climatiche e mantenere 19 miliardi di sussidi ambientalmente dannosi nel bilancio dello Stato. La Costituzione italiana, con l’articolo 9, tutela l’ambiente nell’interesse delle future generazioni e da oggi, chi fa causa allo Stato per le politiche fossili, ha un argomento giuridico in più. Vedremo se il Governo saprà essere coerente anche a casa nostra.”
La matematica della transizione: i target fissati dall’ONU
Il testo approvato dalle Nazioni Unite non si limita alle dichiarazioni di principio, ma traccia una linea guida quantitativa estremamente chiara, basata sulle più recenti evidenze della comunità scientifica. Per evitare gli scenari peggiori dell’innalzamento globale delle temperature, il testo – fortemente sostenuto dalle campagne del WWF transizione energetica – esorta gli Stati membri a rimodulare i propri piani nazionali secondo tre parametri matematici precisi:
- Energie Rinnovabili: Il testo esorta a triplicare la capacità installata globale di fotovoltaico, eolico e idroelettrico entro la fine del decennio (2030).
- Efficienza Energetica: È richiesto il raddoppio del tasso medio annuo di miglioramento dell’efficienza dei sistemi industriali e civili sempre entro il 2030.
- Decarbonizzazione: Viene fissato il target vincolante dell’azzeramento delle emissioni nette entro il 2050, imponendo l’eliminazione progressiva e rapida di tutti i sussidi inefficienti ai combustibili fossili (carbone, petrolio e gas).
Dai banchi di scuola delle isole del Pacifico alla Corte dell’Aia
Il percorso che ha portato a questa risoluzione ONU clima rappresenta uno dei casi più straordinari di giustizia climatica della storia moderna. Tutto è iniziato dall’iniziativa spontanea di un gruppo di studenti di giurisprudenza delle isole del Pacifico, un’area geografica in cui nazioni come Vanuatu e Tuvalu subiscono una gravissima ingiustizia ambientale. Questi territori, infatti, contribuiscono a meno dello 0,01% delle emissioni globali di gas serra, ma si trovano ad affrontare una minaccia esistenziale diretta dovuta all’innalzamento del livello dei mari causato dall’effetto serra.
Il WWF ha espresso profonda soddisfazione per il voto, sottolineando come l’Onu abbia scelto di schierarsi formalmente dalla parte della scienza e del diritto. Questa mossa si allinea perfettamente con una tendenza giurisprudenziale già in atto a livello globale, che ha visto corti nazionali ed europee (come il Tribunale dell’Aia e la Corte europea dei diritti dell’uomo) condannare aziende e Stati per inazione climatica.
