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Mare verde e schiume a Licola e Varcaturo, l’Arpac fa chiarezza: «Nessuna alga tossica, né contaminazione fecale»

I campionamenti straordinari dopo le segnalazioni dei bagnanti: trovati residui di una fioritura algale in fase di remissione, ma nessuna specie tossica. I valori di Escherichia coli ed Enterococchi intestinali sono risultati conformi. Il caldo e il ristagno delle acque favoriscono il fenomeno

Il mare che cambia colore, le schiume sulla superficie e quei muchi dall’aspetto poco rassicurante avevano fatto scattare l’allarme tra i bagnanti di Licola e Varcaturo. In pieno Ferragosto, quando le spiagge della costa campana sono affollate, le immagini di un’acqua verde scuro e torbida possono rapidamente trasformarsi in un sospetto: scarichi fognari, inquinamento o alghe tossiche?

I controlli straordinari effettuati dall’Arpa Campania (Arpac) raccontano però una storia diversa.

A seguito delle segnalazioni ricevute dalla Guardia costiera, l’agenzia ambientale regionale ha effettuato campionamenti extra calendario in tre tratti di costa tra Giugliano e Pozzuoli: Marina di Varcaturo, Pineta di Licola sud – via Squalo e Stazione Marina di Licola.

Il risultato più importante è netto: non è stata rilevata contaminazione fecale e non sono state individuate alghe tossiche.

Il mare era verde, ma i controlli non hanno trovato scarichi fognari

Quando i tecnici Arpac sono arrivati nelle zone interessate, le acque non presentavano un’alterazione evidente a una prima osservazione, se non una colorazione tendente al verde scuro.

Sono quindi partiti i controlli di laboratorio, con la ricerca di Escherichia coli ed Enterococchi intestinali, i due parametri microbiologici utilizzati come indicatori di contaminazione fecale nelle acque di balneazione.

Entrambi sono risultati conformi.

Questo significa che nei campioni analizzati non sono emersi segnali compatibili con una contaminazione da scarichi fognari.

Un risultato particolarmente rilevante perché proprio l’aspetto dell’acqua e la presenza di schiume e materiale organico possono facilmente generare l’impressione di uno sversamento.

Trovata una fioritura algale, ma non era tossica

Il controllo non si è però fermato ai batteri.

L’Arpac ha analizzato anche il fitoplancton, cioè l’insieme degli organismi microscopici che vivono nell’acqua e che possono, in determinate condizioni, proliferare fino a produrre vere e proprie fioriture.

Nei campioni sono stati individuati residui di una fioritura algale ormai in fase di remissione.

La precisazione fondamentale è però un’altra: non sono state individuate specie tossiche.

Il colore anomalo e la presenza di materiale sulla superficie del mare, quindi, non sono stati associati nei campioni analizzati alla presenza di alghe potenzialmente pericolose.

Perché il mare diventa verde e compaiono le schiume?

La spiegazione va cercata anche nelle condizioni meteorologiche di queste settimane.

Secondo Arpac, durante l’estate condizioni caratterizzate da alta pressione, temperature molto elevate, scarsità di precipitazioni e ristagno delle brezze pomeridiane possono rallentare il ricambio delle acque lungo la costa.

Quando l’acqua circola meno, aumenta la possibilità che materiale organico e organismi presenti naturalmente nell’ambiente marino si concentrino e che si sviluppino fenomeni di fioritura algale.

È un meccanismo che può contribuire alla comparsa di schiume, mucillagini e colorazioni anomale.

E c’è un aspetto particolarmente curioso: alcune di queste formazioni possono assumere un colore o una consistenza che ricorda molto da vicino un fenomeno di inquinamento.

Schiuma e cattivo odore non significano automaticamente fogna

È proprio questo uno dei messaggi più importanti che arrivano dai controlli.

La presenza di muchi marroni, schiume e cattivi odori può essere percettivamente molto simile a quella associata a uno scarico.

Ma l’aspetto dell’acqua, da solo, non permette di stabilire l’origine del fenomeno.

In questo caso le analisi microbiologiche hanno escluso, nei campioni esaminati, la contaminazione fecale.

Questo non significa che qualsiasi cambiamento di colore del mare sia innocuo: significa che per stabilire se esiste un rischio sanitario servono campionamenti e analisi, non soltanto un’osservazione visiva.

Il caldo può diventare un acceleratore

Il fenomeno assume un significato particolare in questa estate caratterizzata da temperature elevate e periodi prolungati di stabilità atmosferica.

Il caldo intenso non riguarda soltanto l’aria che respiriamo o la temperatura percepita dai bagnanti.

Anche gli ecosistemi costieri rispondono alle condizioni meteorologiche.

Temperature elevate, scarsa pioggia e ridotto ricambio delle acque possono creare condizioni favorevoli alla proliferazione di alcuni organismi e alla formazione di aggregati di materiale organico.

Il risultato può essere un mare che a colpo d’occhio appare decisamente diverso dal solito, senza che questo significhi necessariamente presenza di contaminanti pericolosi.

Ma se il mare cambia, cosa deve fare un bagnante?

La risposta più prudente è evitare conclusioni fai-da-te.

Un’acqua torbida, verde, marrone o ricoperta di schiuma non può essere dichiarata sicura o pericolosa semplicemente guardandola.

La presenza di un’anomalia dovrebbe essere segnalata alle autorità competenti, soprattutto quando interessa aree frequentate da numerosi bagnanti.

Nel caso di Licola e Varcaturo, proprio le segnalazioni dei cittadini hanno portato la Guardia costiera a richiedere i controlli straordinari.

È un meccanismo importante: chi frequenta il mare può essere il primo a individuare un’anomalia, ma sono le analisi a stabilirne la natura.

I controlli possono portare anche a divieti temporanei

Arpac ricorda inoltre che le autorità competenti possono adottare misure cautelative quando ritengono che possa esistere un rischio per la salute dei bagnanti.

Tra queste può esserci anche il divieto temporaneo di balneazione oppure una raccomandazione a non entrare in acqua, in attesa dei risultati delle analisi.

È un passaggio importante perché tra il momento in cui viene segnalato un fenomeno anomalo e quello in cui arrivano i risultati di laboratorio possono trascorrere normalmente 24-48 ore.

La cautela, dunque, può precedere l’analisi definitiva.

Il verdetto di Licola e Varcaturo

Per i tre tratti di costa sottoposti ai campionamenti straordinari, il quadro emerso dalle analisi è quindi rassicurante.

Nessuna contaminazione fecale nei parametri analizzati. Nessuna specie algale tossica individuata.

Sono stati invece trovati residui di una fioritura algale in fase di remissione, compatibile con fenomeni che possono verificarsi durante la stagione estiva in determinate condizioni meteo-climatiche.

Il mare verde e le schiume, quindi, non erano il segnale di uno scarico fognario nei campioni analizzati.

Ma il caso dimostra anche quanto sia importante non sottovalutare le anomalie del mare e, allo stesso tempo, non trasformarle automaticamente in un allarme sanitario.

Tra un mare dall’aspetto insolito e un mare contaminato c’è una differenza che, soprattutto a Ferragosto, può essere stabilita soltanto con i dati.

E a Licola e Varcaturo, per ora, i dati parlano di un fenomeno naturale in fase di esaurimento, non di un mare contaminato.

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