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Allevamenti intensivi, scontro sulla nuova strategia Ue: “Favorisce le lobby industriali”

La Commissione Europea ha presentato a Bruxelles la Livestock Strategy, il primo piano d’azione interamente dedicato al comparto zootecnico (la gestione e l’allevamento degli animali da reddito) destinato a orientare i finanziamenti pubblici e le riforme strutturali fino al 2040. Il documento, illustrato dal Commissario all’Agricoltura Christophe Hansen, ha sollevato un’immediata reazione critica da parte di sei importanti sigle del mondo ambientalista e sociale: Greenpeace Italia, Isde, Lipu, Slow Food Italia, Terra! e WWF Italia. In una nota congiunta, le associazioni hanno definito il provvedimento una “non strategia” che lascerebbe immutato l’attuale modello produttivo industriale.

I punti critici denunciati: contabilità del metano e deregulation

Le associazioni firmatarie esprimono forte preoccupazione per l’impianto generale del testo, giudicato sbilanciato a favore della competitività e dell’innovazione tecnologica a scapito dell’agroecologia: l’applicazione di principi ecologici alla produzione agricola.

Secondo la nota congiunta, i nodi più problematici della nuova strategia europea si articolano su tre fronti:

  • Il calcolo delle emissioni: La proposta di adottare nuove metodologie per contabilizzare le emissioni climalteranti degli animali viene vista dalle Ong come un tentativo di ridurre artificialmente l’impatto del metano sui registri ufficiali, creando potenziali distorsioni nel mercato dei crediti di carbonio.
  • Il rischio deregulation: Sotto la dicitura di “semplificazione burocratica”, le associazioni denunciano un potenziale indebolimento della Direttiva Nitrati (la norma UE che limita l’inquinamento delle acque causato dai reflui zootecnici) e delle tutele idriche e ambientali, agevolando l’apertura o l’ampliamento dei grandi impianti industriali.
  • Mancata riduzione dei capi: Il testo non prevede tetti numerici per i capi allevati nelle aree a più alta densità di stabilimenti intensivi, trattando il settore come un blocco omogeneo senza differenziare tra grandi filiere industriali e sistemi di pascolo estensivo o montano.

I segnali positivi: piano proteico e benessere animale

Nonostante il giudizio complessivamente negativo, le sei organizzazioni riconoscono all’interno del pacchetto europeo alcuni elementi di avanzamento, seppur giudicati parziali e minimali rispetto alle necessità di transizione ecologica:

Ambito di InterventoElementi Positivi RiconosciutiLimiti Evidenziati dalle Ong
Piano sulle ProteineSostegno ai mangimi locali e filiere corte tramite i fondi della futura Pac.Mancata risoluzione della dipendenza strutturale dalle importazioni.
Benessere AnimaleStop all’uccisione dei pulcini maschi; addio graduale alle gabbie per il pollame e suini.Misure circoscritte che non intaccano il modello di produzione intensivo.
Consumi NazionaliPromozione di diete diversificate tramite appalti pubblici ed etichettatura.Riferimenti giudicati vaghi, privi di obiettivi quantitativi vincolanti.

Il riflesso sulla politica italiana: la legge ferma alla Camera

Il dibattito si sposta ora sui singoli Stati membri, chiamati a recepire e implementare le linee guida di Bruxelles. In Italia, le sei associazioni hanno colto l’occasione per chiedere lo sblocco della loro proposta di legge sulla transizione degli allevamenti, presentata nel 2024 e attualmente ferma alla Camera dei Deputati.

L’obiettivo dei firmatari è l’apertura di un tavolo di confronto istituzionale che superi il modello intensivo per tutelare i piccoli allevatori familiari e di montagna, soggetti che — secondo i dati citati nella nota — continuano a subire una costante contrazione economica a vantaggio delle grandi realtà industriali del settore.

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