Secondo l’analisi presentata da T&E a Portoferraio, l’adozione di propulsioni elettriche o ibride ridurrebbe l’inquinamento nei porti italiani e garantirebbe risparmi operativi agli armatori.
L’Italia detiene il comparto di traghetti più inquinante all’interno dell’Unione Europea, essendo responsabile di circa il 40% delle emissioni complessive generate da questa tipologia di imbarcazioni nel Mar Mediterraneo. Tuttavia, il Paese presenta anche uno dei più elevati potenziali di elettrificazione a livello continentale.
Secondo l’ultimo studio elaborato da Transport & Environment (T&E) – gruppo europeo indipendente per la decarbonizzazione dei trasporti – l’80% dei traghetti che attualmente utilizzano carburanti fossili potrebbe essere tecnicamente sostituito entro il 2035 da modelli full-electric o ibridi. Lo studio è stato presentato a Portoferraio, sull’Isola d’Elba, durante l’evento “il Corridoio Blu”, alla presenza di istituzioni, imprese e rappresentanti della società civile.
Lo stato della flotta italiana e l’impatto sulle città portuali
Il report di T&E traccia un profilo critico della flotta operante nei mari italiani, evidenziando un’età media dei mezzi pari a 33 anni, circa 7 anni in più rispetto alla media europea. Questo livello di obsolescenza tecnologica si traduce in un’emissione annua stimata di 2,4 milioni di tonnellate (Mt) di CO2. La permanenza delle navi in prossimità dei porti, stimata in oltre 800.000 ore all’anno anche a motori accesi, comporta il rilascio di ossidi di zolfo (SOx), ossidi di azoto (NOx) e particolato (PM₂.₅).
L’analisi territoriale condotta dall’organizzazione evidenzia impatti specifici sui principali nodi portuali della penisola:
- Napoli: registra i livelli più alti di inquinamento da SOx da traghetti in Italia, con un valore quattro volte superiore a quello generato dall’intero parco automobilistico cittadino (oltre 500.000 vetture).
- Stretto di Messina: le emissioni di ossidi di zolfo causate dai traghetti nei centri urbani di collegamento risultano tra le 10 e le 170 volte superiori a quelle delle auto circolanti.
- Portoferraio: l’inquinamento da SOx derivante dalle imbarcazioni supera di circa 165 volte quello dei veicoli terrestri.
- Piombino e Livorno: i valori di emissioni da traghetto superano quelli delle auto rispettivamente di 72 e 17 volte.
T&E specifica che l’introduzione dell’area SECA (protocollo internazionale sui limiti di zolfo) nel 2025 contribuisce a ridurre l’inquinamento atmosferico spingendo all’uso di scrubber o carburanti più puliti, ma individua nell’elettrificazione l’unica soluzione per azzerare tali emissioni nei porti.

Prospettive economiche e limiti tecnici della transizione
Sotto il profilo della fattibilità tecnica ed economica, l’analisi di T&E evidenzia che già nel 2030 sarebbe possibile convertire l’80% delle navi in modelli elettrici o ibridi, sebbene in una quota pari al 22% l’operazione risulterebbe inizialmente più onerosa per gli armatori. La proiezione al 2035 mostra invece un cambiamento di scenario: l’opzione elettrica diventerebbe la più conveniente dal punto di vista economico nel 76% dei casi valutati lungo l’intero ciclo di vita del mezzo.
Esiste tuttavia un limite strutturale per circa il 20% dei traghetti italiani. Si tratta delle navi di stazza maggiore impiegate su rotte nazionali o internazionali a lunga percorrenza – come i collegamenti Civitavecchia-Barcellona o Ancona-Patrasso – per le quali l’elettrificazione diretta non risulta applicabile.
Secondo le stime del gruppo indipendente, il passaggio alla navigazione a batteria consentirebbe una riduzione dei consumi energetici e l’azzeramento dei costi di conformità alle normative dell’UE, quantificando un risparmio potenziale di circa 1,7 miliardi di euro su un orizzonte di 30 anni (pari al 20% dei costi operativi complessivi). T&E rileva che tali economie di scala dovrebbero tradursi in una riduzione del prezzo dei biglietti per i passeggeri.
Infine, lo studio mette a confronto l’elettrificazione con l’adozione di biocarburanti in miscela. Secondo T&E, il ricorso ai biocarburanti comporterebbe costi aggiuntivi per 1,7 miliardi di euro nei 30 anni e genererebbe 8,7 Mt di emissioni di CO2 supplementari rispetto alla tecnologia elettrica, senza risolvere i problemi legati ai processi di combustione nei motori all’interno delle aree urbane portuali.
| Località Portuale | Livello di Emissioni SOx da Traghetti rispetto alle Auto Urbane |
|---|---|
| Napoli | 4 volte superiore alle emissioni di oltre 500.000 auto cittadine. |
| Portoferraio | Circa 165 volte superiore all’inquinamento generato dalle auto locali. |
| Stretto di Messina | Da 10 a 170 volte superiore rispetto all’impatto dei veicoli terrestri. |
| Piombino | Circa 72 volte superiore al volume di emissioni delle automobili. |
| Livorno | Circa 17 volte più elevato rispetto all’inquinamento automobilistico. |
