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Alpi sempre più calde: i ghiacciai accelerano la ritirata

Temperature sopra la media fino a +4°C e zero termico oltre i 5mila metri: dall’Adamello alla Marmolada fino al Monte Bianco cresce l’impatto della crisi climatica sulle Alpi.

Le Alpi stanno vivendo un’estate segnata da caldo estremo anche alle quote più elevate. Secondo Legambiente, sull’intero arco alpino si registrano anomalie termiche comprese tra +2°C e +4°C rispetto alla media climatica 1991-2020, mentre lo zero termico dalla seconda metà di giugno si è mantenuto frequentemente tra 4.800 e oltre 5.000 metri di quota.

Condizioni che stanno accelerando la fusione della neve residua e mettendo sotto pressione i ghiacciai alpini, già indeboliti dagli effetti del riscaldamento globale, dalla riduzione dell’innevamento e dai periodi di siccità.

A lanciare l’allarme è Carovana dei ghiacciai 2026, la campagna internazionale di Legambiente che ha aperto la nuova edizione con un flash mob sull’Adamello insieme a CAI, CIPRA Italia, Fondazione Glaciologica Italiana e oltre 90 realtà firmatarie del Manifesto europeo per una governance dei ghiacciai.

Adamello, Marmolada e Monte Bianco: i simboli della crisi in quota

Tra i ghiacciai più osservati ci sono tre simboli delle Alpi: Adamello, Marmolada e Monte Bianco.

Il ghiacciaio dell’Adamello, il più grande delle Alpi italiane, ha accelerato il suo ritiro negli ultimi anni: tra il 2023 e il 2025 la fronte è arretrata di 265 metri, mentre dalla fine degli anni Novanta il ritiro complessivo ha raggiunto circa 760 metri.

Anche la Marmolada mostra segnali di forte sofferenza. Alla stazione di Punta Rocca, a 3.265 metri, la temperatura è rimasta sopra lo zero dal 16 giugno, con punte vicine ai +5°C.

Sul Monte Bianco, il 18 giugno è stata registrata una temperatura di circa +0,8°C in vetta, mentre pochi giorni dopo la temperatura media oraria ha raggiunto circa +2°C.

Legambiente: “I ghiacciai devono essere riconosciuti come beni comuni”

Secondo Legambiente, la trasformazione delle aree glaciali non riguarda soltanto l’ambiente montano, ma anche la disponibilità futura di acqua, la biodiversità e la sicurezza delle comunità che vivono a valle.

“Le Alpi si stanno riscaldando il doppio rispetto alle medie globali e le comunità montane devono essere aiutate e sostenute”, afferma Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente.

L’associazione chiede una governance europea dei ghiacciai e il riconoscimento dei “giganti bianchi” come beni comuni, attraverso una gestione condivisa delle risorse e dei territori interessati.

Una nuova piattaforma per il futuro delle montagne

Durante l’anteprima della Carovana dei ghiacciai 2026 è stata presentata anche la piattaforma “Governare le Alpi che cambiano”, definita da Legambiente come la prima iniziativa politica e culturale italiana dedicata ai ghiacciai, alle terre emergenti e al futuro delle montagne.

L’obiettivo è promuovere nuove strategie di adattamento e arrivare a un riconoscimento legislativo dei ghiacciai come patrimonio collettivo da tutelare.

La settima edizione della Carovana dei ghiacciai si svolgerà dal 17 agosto al 3 settembre 2026, con cinque tappe tra Francia, Valle d’Aosta, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Piemonte.

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