L’Etna è in eruzione ormai da una settimana. Il fenomeno, iniziato il 6 agosto con un’intensa attività al cratere Voragine, ha prodotto fontane di lava, colonne di cenere e colate che hanno interessato la Valle del Leone e la Valle del Bove, dove nei giorni scorsi si sono aperte nuove bocche eruttive. L’attività esplosiva ha causato ripetuti disagi all’aeroporto di Catania, con sospensioni dei voli in arrivo legate alla dispersione della nube di cenere verso Sud.
Secondo Salvatore Gambino, direttore dell’Osservatorio Etneo dell’INGV, l’attività resta “sostenuta e abbastanza stabile”, ma la sua complessità rende al momento impossibile stimare quanto durerà: al cratere sommitale della Voragine si somma infatti un campo lavico alimentato da più bocche attive nella Valle del Bove.
Perché il risveglio della Voragine non è un episodio isolato
A inquadrare il significato più ampio di questa fase eruttiva è Marco Viccaro, presidente dell’Associazione Italiana di Vulcanologia. Secondo l’esperto, l’attività di questi giorni al cratere Voragine “deve essere inquadrata in una dinamica molto più complessa e articolata rispetto a quella che abbiamo osservato negli ultimi decenni nella zona sommitale dell’Etna”, un periodo in cui la scena eruttiva è stata dominata principalmente dal Cratere di Sud-Est.
Il punto centrale, spiega Viccaro, è che il risveglio della Voragine “determina in genere cambiamenti significativi nella configurazione strutturale del vulcano e, di conseguenza, può influenzare il comportamento eruttivo successivo anche per diversi anni”. Non si tratta quindi solo di un episodio spettacolare da osservare, ma di un fenomeno che può ridisegnare gli equilibri interni dell’Etna per un periodo prolungato.
Il cambio di paradigma iniziato nel 2024
Secondo il presidente dell’Associazione Italiana di Vulcanologia, la svolta va fatta risalire a due anni fa, con la sequenza di sei episodi parossistici verificatisi alla Voragine durante l’estate 2024. Da quel momento, spiega Viccaro, tutte le successive manifestazioni eruttive hanno visto la Voragine assumere un ruolo cruciale come snodo strutturale del sistema vulcanico.
Gli studi attualmente in corso indicano, ad esempio, che anche la riattivazione del Cratere di Nord-Est, avvenuta alla fine del 2025, e la successiva attività effusiva dell’inizio del 2026, possono essere collegate al ruolo attivo che il sistema centrale di condotti del vulcano riveste in questa fase. Si tratta di un sistema in grado di intercettare magma nelle zone più profonde dell’apparato di alimentazione dell’Etna, caratterizzato da un’elevata capacità di trasferimento, sia in termini di volumi trasportabili sia di rapidità con cui il trasferimento avviene.
L’Etna non ha un solo “camino” da cui erutta, ma quattro crateri sommitali distinti: Voragine, Bocca Nuova, Cratere di Nord-Est e Cratere di Sud-Est, ciascuno con una propria storia eruttiva. Negli ultimi decenni la scena è stata dominata dal Cratere di Sud-Est: il ritorno di protagonismo della Voragine, iniziato nel 2024, segna quindi un cambiamento nell’equilibrio interno del vulcano, non solo un nuovo episodio eruttivo.
Cosa raccontano i dati sull’eruzione in corso
Riguardo alla fase eruttiva attuale, i dati preliminari raccolti dagli specialisti evidenziano una fase di rifornimento di magma più profondo e meno degassato. Questa ricarica, spiega Viccaro, ha alimentato inizialmente la modesta attività effusiva registrata a fine giugno, che ha coinvolto passivamente magma già degassato presente nei condotti superiori. Successivamente, la stessa dinamica ha alimentato due episodi eruttivi progressivamente più energetici: il primo all’inizio di luglio, il secondo tra la fine di luglio e l’inizio di agosto, culminato nella fase attuale.
Sul campo, l’INGV conferma un quadro coerente con questa lettura: nel periodo tra il 3 e il 9 agosto il cratere Voragine è stato interessato da un’attività stromboliana molto sostenuta, sfociata più volte in vere e proprie fontane di lava, con il picco più energetico registrato tra la notte del 6 e le prime ore del 7 agosto.
Cosa significa per il futuro del vulcano
Se l’interpretazione degli specialisti dell’Associazione Italiana di Vulcanologia è corretta, quanto sta avvenendo in questi giorni non va letto come un episodio isolato, per quanto spettacolare, ma come un tassello di una fase evolutiva più ampia dell’Etna, cominciata nel 2024 e ancora in corso. Un sistema di condotti profondi che si è riattivato e che, secondo gli esperti, continuerà probabilmente a condizionare il comportamento del vulcano anche nei prossimi anni.
