Una bambina di quattro anni è morta nella notte tra il 19 e il 20 agosto all’ospedale dei Bambini “Di Cristina” di Palermo. Il sospetto, al vaglio degli accertamenti microbiologici e in attesa della conferma definitiva dell’Istituto Superiore di Sanità, è che a ucciderla sia stata la difterite: un’infezione batterica che in Italia, grazie alle vaccinazioni, è diventata talmente rara da sembrare quasi scomparsa. La bambina, come emerso dagli accertamenti, non era mai stata vaccinata. La Procura di Palermo ha aperto un’inchiesta e disposto l’autopsia; i carabinieri hanno acquisito le cartelle cliniche per ricostruire l’intera vicenda clinica.
Cosa sappiamo finora
La piccola, residente nel quartiere Zen del capoluogo siciliano, era stata visitata dalla pediatra pochi giorni prima del ricovero. Le sue condizioni erano poi rapidamente peggiorate, fino al trasferimento in terapia intensiva pediatrica e all’intubazione per insufficienza respiratoria. “Abbiamo fatto di tutto per salvarla dal momento in cui l’abbiamo presa in carico, ma purtroppo non c’è stato l’esito sperato”, ha dichiarato il direttore sanitario dell’ospedale Civico, Domenico Cipolla, aggiungendo che da anni non si registravano casi simili. Un cuginetto della bambina, risultato anch’egli positivo al batterio ma con sintomi lievi, era invece regolarmente vaccinato: tutto il personale sanitario entrato in contatto con i due bambini è stato sottoposto a profilassi antibiotica precauzionale.
Perché la difterite fa così paura
Chi ha meno di cinquant’anni difficilmente ha mai sentito parlare di un caso reale di difterite, ed è proprio questo il punto: la malattia non è sparita, è stata resa invisibile dal vaccino. Il batterio responsabile, il Corynebacterium diphtheriae, produce una tossina capace di danneggiare in profondità cuore, fegato, reni e sistema nervoso. Colpisce inizialmente naso e gola, dove può formare una membrana grigiastra che ostruisce le vie respiratorie, ma è la tossina a diffondersi nel sangue a rendere l’infezione potenzialmente letale anche a distanza dal punto di contagio iniziale. Prima dell’introduzione della vaccinazione di massa, la difterite era una delle principali cause di morte infantile in Europa. Oggi, in Italia, i casi accertati negli ultimi trent’anni si contano sulle dita di una mano, e nessuno era stato finora letale.
Un vaccino obbligatorio, ma non scontato
In Italia la vaccinazione contro la difterite è obbligatoria dal primo anno di vita, inserita nel vaccino esavalente insieme a tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzae di tipo b. Il ciclo prevede tre dosi nel primo anno e un richiamo tra i 5-6 e i 14 anni. Proprio perché la malattia è diventata rarissima, però, la percezione del rischio si è affievolita: in alcune regioni, tra cui la Sicilia, le coperture vaccinali risultano tra le più basse d’Italia. L’infettivologo Matteo Bassetti, dell’Università di Genova, ha commentato duramente il caso, sottolineando che oggi non dovrebbe più essere possibile che un bambino muoia per una malattia prevenibile, e paragonando la mancata vaccinazione a mandare un figlio ad affrontare un rischio serio senza alcuna protezione.
💡 Lo sapevi?
Il vaccino contro la difterite non protegge solo per l’infanzia. In Italia si raccomanda un richiamo del vaccino antidifterico-tetanico (dT) ogni 10 anni anche in età adulta, ma è una delle vaccinazioni più dimenticate: molti adulti non ricordano nemmeno di quando sia stato l’ultimo richiamo. Un controllo con il proprio medico di base può bastare a colmare la lacuna.
Il concetto chiave: l’immunità di gregge
C’è un motivo per cui la difterite è quasi sparita anche per chi non è vaccinato: quando la copertura vaccinale in una popolazione supera una certa soglia, il batterio fatica a circolare e a trovare ospiti da infettare, proteggendo indirettamente anche chi non può vaccinarsi per motivi medici. Ma questo meccanismo, chiamato immunità di gregge, funziona solo finché la percentuale di persone vaccinate resta sufficientemente alta. Quando la copertura scende sotto una certa soglia, anche solo in alcune aree o comunità, il rischio che il batterio torni a circolare aumenta. È lo stesso principio, paradossalmente, per cui l’efficacia dei vaccini può portare a sottovalutarne l’importanza: non vedendo più la malattia, si dimentica perché il vaccino serve.
Cosa resta da chiarire
Va detto con chiarezza: al momento si parla di sospetta difterite, e la conferma definitiva della causa di morte spetta agli accertamenti dell’Istituto Superiore di Sanità. La Procura dovrà stabilire anche eventuali responsabilità nel percorso clinico della bambina. Quello che è già certo, però, è che questo caso riporta al centro del dibattito pubblico un tema che riguarda tutti: la copertura vaccinale non è solo una scelta individuale, ma una rete di protezione collettiva che si indebolisce ogni volta che qualcuno ne esce.
