Con l’aumento delle giornate di caldo estremo cresce l’esposizione dei lavoratori: a Milano coinvolte 165mila persone. Nel Lazio stop al lavoro sotto il sole nelle ore più critiche
Il caldo estremo non è più soltanto un problema sanitario per anziani e persone fragili, ma sta diventando anche una questione di sicurezza sul lavoro. L’aumento delle temperature e la crescita delle giornate con rischio elevato stanno mettendo sotto pressione milioni di lavoratori, soprattutto quelli impegnati all’aperto o in attività fisicamente pesanti.
Secondo un nuovo report di Greenpeace Italia, ogni estate in media circa 670mila lavoratori al giorno, pari al 9% degli occupati, risultano potenzialmente esposti a un rischio caldo elevato. Nei giorni di picco delle ondate di calore il numero può arrivare fino a 1,5 milioni di persone coinvolte contemporaneamente.
Il rischio riguarda soprattutto alcuni settori: edilizia, agricoltura, logistica, consegne e attività di manutenzione.
Edilizia e logistica i settori più esposti: oltre 490mila lavoratori coinvolti
Le mansioni più vulnerabili sono quelle che richiedono sforzo fisico intenso o una lunga permanenza sotto il sole.
Il comparto delle costruzioni è quello maggiormente interessato, con circa 251mila lavoratori potenzialmente esposti al rischio caldo. Seguono logistica e rider, con circa 243mila persone coinvolte.
A rendere più complessa la situazione è anche la crescita della frequenza degli episodi estremi. Il report evidenzia infatti che le giornate caratterizzate da rischio caldo elevato sono aumentate del 60% tra il 2021 e il 2025, arrivando a rappresentare circa il 38% delle giornate estive analizzate.
Un cambiamento particolarmente evidente nelle grandi città.
A Milano, ad esempio, le giornate estive con rischio caldo alto sono passate da una media di 43 nel biennio 2021-2022 a 51 nel periodo 2024-2025, con un incremento del 18% in cinque anni.
Nel territorio metropolitano milanese sono circa 165mila i lavoratori potenzialmente esposti, ovvero circa un lavoratore ogni quindici.
Cgil: “Serve una disciplina nazionale permanente sul caldo”
Di fronte a un fenomeno ormai strutturale, la Cgil chiede un cambio di approccio.
“Non possiamo più rincorrere il caldo con provvedimenti che scadono puntualmente a settembre per essere riscritti l’anno successivo”, afferma Vincenzo Greco della segreteria Cgil Milano, sottolineando la necessità di una normativa nazionale stabile per tutelare tutte le categorie esposte.
Secondo il sindacato servono interventi che vadano dalla prevenzione ai controlli, fino agli strumenti di sostegno economico.
Tra le richieste c’è anche una cassa integrazione obbligatoria nei casi in cui le temperature rendano incompatibile il lavoro con la tutela della salute, oltre a maggiori protezioni per categorie oggi più fragili come i rider e i lavoratori autonomi.
Lazio, stop al lavoro sotto il sole dalle 12.30 alle 16
Sul fronte istituzionale alcune Regioni stanno rafforzando le misure contro il caldo.
Nel Lazio il presidente Francesco Rocca ha firmato un’integrazione dell’ordinanza regionale per ampliare le tutele dei lavoratori esposti alle alte temperature.
Il provvedimento vieta, fino al 15 settembre 2026, lo svolgimento di attività lavorative in condizioni di prolungata esposizione diretta al sole nella fascia più critica della giornata: dalle 12.30 alle 16.
La misura riguarda diversi settori:
- agricoltura e florovivaismo;
- manutenzione del verde;
- edilizia e cantieri stradali;
- sfalcio dell’erba sulle banchine;
- attività estrattive;
- verifiche sui ponti;
- logistica di piazzale;
- consegne urbane anche con biciclette e scooter.
“Di fronte a temperature eccezionali le istituzioni hanno il dovere di intervenire con tempestività e responsabilità”, ha dichiarato Rocca, spiegando che l’obiettivo è proteggere le attività maggiormente esposte senza compromettere il diritto al lavoro.
Rider nel mirino: scioperi e nuove misure di protezione
Il tema riguarda anche il settore delle consegne a domicilio, dove migliaia di lavoratori trascorrono molte ore in strada durante le giornate più calde.
In occasione dello sciopero dei rider proclamato a Milano, Firenze e Bologna, Assodelivery ha dichiarato la piena applicazione delle misure introdotte dalle amministrazioni locali e regionali per fronteggiare l’emergenza caldo.
L’associazione ha ricordato il rinnovo, nel maggio 2026, delle proprie linee guida per la gestione delle alte temperature.
Tra le misure previste:
- contributi per acqua, sali minerali e borracce;
- formazione multilingue sulla prevenzione dei rischi;
- indicazioni sulla sicurezza con il supporto dei medici competenti;
- dispositivi di protezione individuale;
- inserimento dei rischi legati al caldo nei documenti di valutazione dei rischi.
Assodelivery sottolinea inoltre che i rider possono mantenere flessibilità nella gestione dell’attività, scegliendo quando collegarsi alle piattaforme e quali consegne accettare.
Il caldo diventa un nuovo rischio occupazionale
L’aumento delle temperature estreme sta modificando profondamente il rapporto tra clima e lavoro. Il caldo non rappresenta più soltanto un disagio stagionale, ma un fattore capace di incidere sulla sicurezza, sulla produttività e sulla salute dei lavoratori.
Secondo gli esperti, con estati sempre più lunghe e frequenti ondate di calore, la prevenzione dovrà diventare una componente strutturale dell’organizzazione del lavoro, con regole chiare, formazione e adattamento delle attività alle nuove condizioni climatiche.
