Dopo il parere negativo di Ispra e Commissione europea, arriva la critica della Conferenza delle Regioni: nel mirino la riapertura della cattura dei richiami vivi e la possibilità di cacciare oltre il 10 febbraio. Le associazioni ambientaliste chiedono il ritiro definitivo della proposta.
La riforma della legge sulla caccia incassa una nuova pesante bocciatura. Dopo le osservazioni critiche di Ispra e della Commissione europea, anche la Conferenza delle Regioni e delle Province autonome prende le distanze dalla proposta di legge 2984, contestando alcuni degli elementi centrali del provvedimento.
A renderlo noto è un’ampia coalizione di associazioni ambientaliste e animaliste, che definisce il testo una “riforma sparatutto” e chiede al Parlamento di abbandonare definitivamente l’iter della proposta.
Nel documento della Conferenza delle Regioni vengono evidenziati diversi profili critici, sia dal punto di vista gestionale sia sotto il profilo della compatibilità con la normativa europea sulla tutela degli uccelli selvatici.
Stop alla caccia oltre il 10 febbraio
Uno dei punti più controversi riguarda la possibilità di estendere il calendario venatorio oltre il 10 febbraio, data considerata un limite fondamentale per evitare interferenze con la fase di migrazione pre-riproduttiva degli uccelli.
Secondo la Conferenza delle Regioni, l’eliminazione di questo limite potrebbe entrare in contrasto con la Direttiva Uccelli dell’Unione europea, esponendo l’Italia a nuove procedure di infrazione.
Nel documento viene sottolineato che la modifica potrebbe “colpire gli uccelli in migrazione pre-riproduttiva”, mettendo a rischio gli obiettivi di conservazione delle specie.
Nel mirino anche i richiami vivi
Altra norma contestata riguarda la possibilità di riaprire gli impianti di cattura degli uccelli destinati all’utilizzo come richiami vivi.
Per le associazioni ambientaliste si tratta di una previsione particolarmente problematica perché, secondo la loro lettura, rischierebbe di indebolire le misure di tutela previste dalla normativa europea.
La cattura degli uccelli selvatici a fini venatori è da anni al centro di un confronto acceso tra associazioni di protezione ambientale e mondo della caccia, con diversi richiami da parte delle istituzioni europee sul rispetto della Direttiva Uccelli.
Le altre criticità della riforma
La Conferenza delle Regioni avrebbe espresso perplessità anche su altri aspetti della proposta, tra cui:
- l’apertura generalizzata della caccia nei territori del demanio forestale;
- l’esclusione delle Province dai processi di pianificazione faunistico-venatoria;
- l’eliminazione della forma esclusiva di caccia, con il rischio di aumentare la pressione venatoria;
- la possibilità di cacciare su terreni innevati in modalità di braccata, ritenuta incompatibile con criteri di gestione selettiva della fauna.
Secondo le associazioni firmatarie, queste modifiche potrebbero rendere più complessa la vigilanza sul territorio e compromettere gli equilibri degli ecosistemi.
Le associazioni: “La riforma va abbandonata”
La coalizione composta, tra le altre, da WWF Italia, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia, LAV, Enpa, Greenpeace e diverse realtà di tutela della fauna selvatica, sostiene che il parere delle Regioni rappresenti un ulteriore elemento contrario al provvedimento.
“Dopo Commissione europea e Ispra arriva una nuova conferma della gravità di questo testo – affermano le associazioni – stavolta direttamente dai soggetti chiamati ad applicare la normativa sul territorio”.
Secondo il fronte ambientalista, il tentativo di revisione della legge 157 sarebbe ormai “tecnicamente fallito” e dovrebbe essere definitivamente accantonato.
Biodiversità e gestione della fauna al centro dello scontro
Il confronto sulla riforma della caccia si inserisce in un contesto più ampio: quello della tutela della biodiversità e della gestione degli ecosistemi in una fase segnata dalla crisi climatica e dalla riduzione delle popolazioni di molte specie selvatiche.
Per le associazioni ambientaliste, le politiche venatorie devono essere subordinate agli obiettivi di conservazione fissati dalla normativa europea. Per il mondo venatorio, invece, una revisione delle regole è necessaria per aggiornare strumenti e modalità di gestione della fauna.
Il nodo ora passa al confronto parlamentare, ma il fronte contrario alla proposta appare sempre più ampio.
Il documento è stato sottoscritto da:
Alleanza Antispecista, Altura, Amici della Terra, Animal Aid Italia, Animalisti Italiani, Animal Law Italia, Animal Voices United, Asoim, Associazione Caretta Caretta, Associazione Guardiaparco Italiani, Associazione Io Non Ho Paura Del Lupo, Associazione Nazionale Guardiaparco, Cai, Cerm, Cirf, Ciso, Earth, Ebn, Enpa, Essere Animali, Eticoscienza, Feder Trek, Federazione Ecologisti Europei, Federazione Pro Natura, Fondazione Capellino, Fondazione Cave Canem, Fondazione Marevivo, Forum Ambientalista, Gaia Animali & Ambiente, Garol, Green Impact, Greenpeace, Grig, Gruppo Insubrico di Ornitologia, Gybn Italy, Humane World For Animals, Isde, Lac, L’Altritalia Ambiente, Lav, Leal, Legambiente, Leidaa, Limav, Lipu-BirdLife Italia, Lndc, Man, Mountain Wilderness, Nahr, Oipa, Rete dei Santuari, Rewilding Apennines, Salviamo l’Orso, Società Ornitologica Italiana, Sos Gaia, Sropu, Srsn, Vas, Waldrappteam, WWF Italia.
