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Diesel Euro 5, in Piemonte blocco cancellato. Torino Respira accusa: “Propaganda, mancano i dati”

Il cerchio si è chiuso, trasformando quello che doveva essere un piano di risanamento ambientale in un vero e proprio cortocircuito istituzionale. La Regione Piemonte ha ufficialmente approvato l’aggiornamento del Piano regionale della qualità dell’aria, sancendo la cancellazione definitiva del blocco per i veicoli diesel Euro 5. La Giunta regionale ha motivato il dietrofront annunciando l’introduzione di misure “equivalenti” al divieto di circolazione.

Una svolta che ha scatenato la dura reazione del Comitato Torino Respira, associazione di cittadini attiva dal 2018 per il diritto alla salute. Il Comitato contesta apertamente la validità scientifica del provvedimento, parlando di una tesi non dimostrata e chiedendo l’immediata pubblicazione dei dati a supporto.

Cronistoria di un rinvio lungo 5 anni: come si è arrivati alla cancellazione

Per capire la portata dello scontro, è necessario ricostruire le tappe di quello che gli ambientalisti definiscono una “farsa istituzionale”:

  • Febbraio 2021: La Regione Piemonte decide autonomamente di anticipare il blocco dei diesel Euro 5 al 2023. Nei mesi successivi, tuttavia, si registra una totale assenza di campagne informative o incentivi strutturati.
  • Estate 2023: Di fronte alle proteste della cittadinanza, la Regione chiede l’intervento di Roma. Il Governo vara il D.L. 121/2023, che fa slittare il blocco al 1° ottobre 2025.
  • Dicembre 2024: Viene approvato il nuovo Piano della qualità dell’aria 2024-2030, inserendo per legge lo stop strutturale per i Comuni sopra i 30.000 abitanti.
  • Estate 2025: Un emendamento della Lega al Decreto Infrastrutture restringe la platea ai soli comuni sopra i 100.000 abitanti (Torino e Novara), rinviando la scadenza al 1° ottobre 2026. Il ministro Salvini definisce la misura “una delle follie della Commissione von der Leyen”, nonostante l’origine locale del provvedimento.
  • Giugno 2026: Il blocco viene definitivamente azzerato. La Regione rivendica il primato di essere la “prima regione del Bacino Padano” ad aver trovato una soluzione alternativa. Il Comitato replica duramente: “Prima regione ad essersi arresa, sarebbe più preciso”.

Il giallo dei dati emissivi: “Manca la contabilità scientifica”

La critica centrale mossa alla Giunta regionale riguarda l’assenza di trasparenza sui calcoli matematici che giustificherebbero lo stop al blocco dei veicoli. Il Piano regionale punta a una riduzione dichiarata di 500-700 tonnellate di ossidi di azoto (NOx) e 40-70 tonnellate di polveri sottili, ma non chiarisce come le nuove misure possano compensare il mancato stop di ben 307.000 veicoli.

Mentre l’impatto del blocco strutturale si basa su ore di circolazione e fattori di emissione noti, le misure sostitutive vengono presentate esclusivamente in termini di investimento economico, senza parametri temporali certi o valutazioni del margine di incertezza. In assenza di questi elementi, per Torino Respira l’equivalenza ecologica dichiarata rischia di ridursi a mera propaganda.

Cubi filtranti e nebulizzatori: le perplessità tecniche

Sotto la lente d’ingrandimento dei tecnici sono finite le tecnologie promosse dalla Regione. I sistemi di nebulizzazione dell’acqua per catturare il particolato, mutuati da metropoli asiatiche come Pechino o Delhi, sono progettati per contesti caldi e umidi. La loro efficacia nei mesi invernali del Bacino Padano – caratterizzati da aria secca, stagnante e forti inversioni termiche – non risulta adeguatamente documentata.

Allo stesso modo, i “cubi filtranti” stradali presentano un raggio d’azione limitato a pochi metri lineari, capaci al massimo di bonificare l’area circostante un singolo edificio (come una scuola), ma del tutto ininfluenti sul carico emissivo complessivo regionale responsabile del PM2.5 secondario.

L’allarme sui biodiesel HVO: il rischio di un effetto opposto

Particolarmente controversa è la misura cardine dell’esecutivo piemontese: uno stanziamento di 14 milioni di euro di soldi pubblici per incentivare l’utilizzo di biocarburanti HVO sui motori diesel Euro 5 e Euro 6.

Se da un lato l’HVO riduce la CO₂ sul ciclo di vita del prodotto, dall’altro la letteratura scientifica evidenzia che la sua combustione in motori progettati per il gasolio fossile tradizionale può generare emissioni di ossidi di azoto (NOx) analoghe o perfino superiori, in particolare nei cicli di guida urbani a basso carico tipici del traffico di Torino. Gli NOx rappresentano il precursore principale del PM2.5 secondario e la flotta Euro 5 presenta già emissioni reali storicamente superiori ai limiti di omologazione. Alimentarli a biodiesel senza test preventivi sul campo viene definito dal Comitato un atto di “irresponsabilità tecnica”.

La richiesta del Comitato: “Arpa Piemonte effettui una revisione indipendente”

La posizione del Comitato Torino Respira si conclude con una richiesta formale di trasparenza, ricordando che i trasporti urbani pesano per oltre l’80% sulle emissioni di ossidi di azoto in città, in un territorio che vanta i livelli di inquinamento tra i più alti d’Europa:

“Il Comitato Torino Respira chiede alla Regione Piemonte di rendere pubblici, in forma accessibile e verificabile, i modelli emissivi utilizzati per dimostrare l’equivalenza tra le misure adottate e il blocco dei diesel Euro 5. Chiede che questa documentazione sia sottoposta a revisione indipendente da parte di Arpa Piemonte – in modo trasparente, non come parte del processo decisionale interno alla Giunta – e che i risultati vengano comunicati alla cittadinanza prima che gli incentivi siano erogati”.

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