La morte di un 72enne aggredito da due rottweiler nelle campagne del Salento riaccende il tema della corretta gestione dei cani. OIPA invita a non demonizzare le razze e richiama la responsabilità dei proprietari. Ma quali sono oggi gli obblighi per chi possiede un cane e cosa può accadere se l’animale ferisce una persona?
La tragedia nelle campagne tra Nardò e Porto Cesareo, nel Leccese, ha riportato drammaticamente al centro dell’attenzione il tema della responsabilità di chi possiede un cane. Giuseppe Pampo, 72 anni, di Leverano, è morto il 19 agosto dopo essere stato aggredito da due rottweiler mentre si trovava in campagna per raccogliere della frutta. I due animali sono stati successivamente individuati insieme al proprietario, mentre le indagini dei carabinieri sono in corso per ricostruire l’esatta dinamica dell’accaduto.
L’episodio riapre anche il dibattito sulle cosiddette razze “pericolose”. L’OIPA invita però a non trasformare la razza nell’unico elemento di valutazione e richiama invece la necessità di una gestione consapevole dell’animale, ricordando che la responsabilità della custodia e della prevenzione ricade sul proprietario o sul detentore.
Ma cosa prevede concretamente la normativa italiana? E cosa rischia chi non riesce a impedire che il proprio cane aggredisca una persona?
La regola di base: il cane deve essere sempre sotto controllo
Il principio previsto dalla normativa italiana è molto chiaro: il proprietario è responsabile del benessere, del controllo e della conduzione del proprio animale.
L’ordinanza del Ministero della Salute sulla tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani, prorogata nel 2025 fino al 4 settembre 2026, stabilisce una serie di obblighi per proprietari e detentori.
Non è quindi sufficiente dire che il cane “non aveva mai dato problemi”.
Chi decide di tenere un animale deve adottare tutte le misure necessarie affinché non rappresenti un pericolo per altre persone, altri animali o cose.
E la responsabilità può riguardare anche chi non è il proprietario, ma in quel momento ha accettato di detenere il cane.
Guinzaglio: cosa prevede la legge
Una delle regole più concrete riguarda la conduzione dell’animale.
Nelle aree urbane e nei luoghi aperti al pubblico il cane deve essere condotto con un guinzaglio di lunghezza non superiore a 1,50 metri, salvo le aree specificamente destinate ai cani.
Il guinzaglio non è però l’unico strumento previsto dalla normativa.
L’obiettivo generale è fare in modo che l’animale possa essere controllato in maniera efficace, evitando situazioni nelle quali possa allontanarsi, inseguire persone o altri animali o creare condizioni di pericolo.
Per il proprietario significa una cosa molto semplice: non basta possedere un cane, bisogna essere in grado di gestirlo.
E se il cane scappa?
È uno dei casi più importanti da conoscere.
Molti proprietari potrebbero pensare che, se il cane scappa accidentalmente dal giardino o dalla proprietà, la responsabilità venga meno.
Non è così.
L’articolo 2052 del Codice civile stabilisce che il proprietario dell’animale, o chi se ne serve per il tempo in cui lo ha in uso, è responsabile dei danni provocati dall’animale anche quando questo sia smarrito o fuggito, salvo che venga dimostrato il caso fortuito.
Questo significa che la fuga dell’animale non cancella automaticamente la responsabilità del proprietario.
Anzi, proprio la capacità di impedire la fuga rientra nella corretta custodia.
Se il cane aggredisce qualcuno, cosa rischia il proprietario?
Qui bisogna distinguere i diversi piani di responsabilità.
Sul piano civile, il principio dell’articolo 2052 è particolarmente importante: chi possiede o utilizza l’animale risponde dei danni che questo provoca, salvo il caso fortuito.
Se una persona viene morsa o ferita, quindi, possono entrare in gioco richieste di risarcimento per le conseguenze provocate dall’aggressione.
Il quadro diventa naturalmente molto più grave quando l’aggressione provoca lesioni importanti o, come nel caso avvenuto in Salento, la morte di una persona.
Sul piano penale, invece, la responsabilità non scatta automaticamente per il solo fatto che l’animale abbia aggredito qualcuno: occorre verificare concretamente la condotta del proprietario o del detentore, le eventuali omissioni nella custodia e il rapporto con l’evento.
È proprio per questo che, nel caso del Salento, sarà necessario attendere gli accertamenti delle autorità prima di stabilire eventuali responsabilità personali.
Non esiste una lista di razze “pericolose”
È uno degli aspetti più importanti del dibattito.
L’attuale disciplina italiana non si basa su una semplice lista di razze che, in quanto tali, sarebbero automaticamente considerate pericolose.
Il sistema punta piuttosto sulla responsabilità del proprietario, sulla gestione dell’animale e sulla prevenzione delle aggressioni.
L’OIPA, commentando la tragedia del Salento, ha ribadito proprio questo principio e ha chiesto di evitare la demonizzazione di singole razze.
L’associazione sostiene da tempo, invece, l’introduzione di una legge che preveda un percorso obbligatorio e un’autorizzazione per la detenzione di determinate razze o simil-razze, anche con l’obiettivo di prevenire situazioni nelle quali il proprietario non sia in grado di gestire correttamente l’animale.
Si tratta però di una proposta dell’associazione, non di una regola già introdotta nell’ordinamento.
Quando il cane ha già mostrato aggressività
La situazione cambia quando un cane ha manifestato comportamenti aggressivi o è stato protagonista di un episodio di morsicatura.
La normativa prevede infatti un percorso specifico dopo episodi di aggressione, con il coinvolgimento dei servizi veterinari per la valutazione delle condizioni psicofisiche dell’animale e della gestione da parte del proprietario.
Questo passaggio è fondamentale perché la prevenzione non può limitarsi al momento in cui avviene l’incidente.
Se un animale ha già dimostrato una particolare difficoltà nella gestione, il proprietario deve adottare misure adeguate per evitare che il comportamento possa ripetersi.
Cosa deve fare concretamente chi possiede un cane
Per la maggior parte dei proprietari, la prevenzione passa da comportamenti quotidiani molto semplici.
Conoscere il proprio animale. Ogni cane ha caratteristiche, esigenze e livelli di socializzazione differenti. La responsabilità del proprietario comprende anche la capacità di riconoscere situazioni che possono generare paura, stress o aggressività.
Impedire le fughe. Recinzioni, cancelli e spazi di custodia devono essere adeguati all’animale. Un cane di grandi dimensioni deve poter essere contenuto in sicurezza.
Usare correttamente il guinzaglio. Nei luoghi in cui è obbligatorio, il cane deve essere condotto con un guinzaglio non superiore a 1,50 metri.
Valutare l’uso della museruola quando necessario. L’ordinanza prevede che il proprietario o il detentore debba avere con sé una museruola, rigida o morbida, da applicare al cane in caso di rischio per l’incolumità di persone o animali o su richiesta delle autorità competenti.
Chiedere aiuto a un professionista. In presenza di comportamenti problematici, rivolgersi a un medico veterinario esperto in comportamento o a professionisti qualificati può essere uno strumento di prevenzione, non un’ammissione di colpa.
Il problema non è soltanto la razza
La tragedia del Salento coinvolge due rottweiler, ma trasformare questo elemento nell’unica spiegazione sarebbe fuorviante.
La pericolosità concreta di una situazione dipende da molti fattori: caratteristiche individuali del cane, gestione, ambiente, socializzazione, precedenti comportamentali, capacità del proprietario di controllarlo e circostanze nelle quali avviene l’incontro con altre persone o animali.
Questo non significa ignorare le caratteristiche fisiche di un cane di grande taglia.
Al contrario: più elevata è la capacità fisica dell’animale di provocare un danno, maggiore deve essere il livello di attenzione nella gestione.
È proprio su questo principio che si fonda l’idea di responsabilità del proprietario.
Quanto conta l’educazione del cane?
L’educazione e la socializzazione possono avere un ruolo importante nella gestione del comportamento, ma non devono essere confuse con una garanzia assoluta.
Non esiste un addestramento capace di rendere prevedibile ogni comportamento animale in qualsiasi circostanza.
Per questo la prevenzione deve prevedere più livelli: conoscenza dell’animale, controllo, corretta custodia, rispetto delle regole e intervento tempestivo quando emergono segnali problematici.
L’obiettivo non è trasformare il cane in un animale “perfetto”, ma ridurre al minimo la possibilità che una situazione potenzialmente rischiosa sfugga al controllo.
E se il cane provoca un incidente fuori casa?
La responsabilità non riguarda soltanto i luoghi pubblici.
Il principio dell’articolo 2052 del Codice civile si applica ai danni provocati dall’animale anche quando questo si trova nella disponibilità del proprietario o è fuggito, salvo il caso fortuito.
Questo significa che anche un cane che esce accidentalmente da una proprietà può generare conseguenze per chi ne ha la custodia.
Un cancello lasciato aperto, una recinzione inadeguata o una gestione non compatibile con le caratteristiche dell’animale possono quindi diventare elementi rilevanti nell’accertamento delle responsabilità.
La prevenzione parte prima dell’aggressione
La vicenda del Salento riporta quindi l’attenzione su un principio che riguarda tutti i proprietari, indipendentemente dalla razza del proprio cane.
La responsabilità non comincia quando avviene un’aggressione: comincia nel momento in cui si decide di prendere in custodia un animale.
Questo significa conoscerne le esigenze, impedirne la fuga, rispettare le regole negli spazi pubblici e intervenire quando compaiono comportamenti che possono rappresentare un rischio.
L’ordinanza del Ministero della Salute, prorogata fino al 4 settembre 2026, mantiene proprio questo approccio: responsabilizzare proprietari e detentori e rafforzare le misure di prevenzione delle aggressioni.
Cani e sicurezza, cosa cambia davvero dopo una tragedia
La proposta dell’OIPA di introdurre un percorso obbligatorio e un’autorizzazione per la detenzione di determinate razze o simil-razze riapre ora un dibattito che da anni accompagna gli episodi più gravi.
Da una parte c’è chi chiede regole più rigide per chi decide di tenere cani con determinate caratteristiche fisiche e comportamentali. Dall’altra, le associazioni animaliste sottolineano il rischio di trasformare la razza nell’unico parametro per stabilire la pericolosità di un animale.
La tragedia di Nardò dovrà innanzitutto essere chiarita dalle indagini.
Per tutti gli altri proprietari, però, il messaggio è già concreto: un cane non deve necessariamente aver già aggredito qualcuno perché il suo proprietario debba adottare misure di sicurezza. La prevenzione è parte integrante della responsabilità di chi lo detiene.
E quando un animale è particolarmente forte, grande o difficile da gestire, sottovalutare questo principio può avere conseguenze che vanno ben oltre una semplice violazione delle regole.
