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Cozze e vongole decimate dal caldo: il mare a 32°C mette in ginocchio la molluschicoltura italiana

Dall’Alto Adriatico alla Sardegna, l’estate estrema presenta il conto agli allevamenti di molluschi. Perdite fino al 90% per le vongole di Goro, mille quintali di cozze Dop distrutti nella Sacca degli Scardovari. La Lega porta il caso a Bruxelles e chiede misure straordinarie per il settore.

L’ondata di caldo che sta investendo l’Italia non colpisce solo città, agricoltura e salute pubblica. A soffrire è anche il mare, con conseguenze sempre più evidenti per la molluschicoltura italiana. Temperature marine eccezionalmente elevate, fino a 32 gradi, stanno provocando fenomeni di anossia e vaste morie di cozze, vongole e altri molluschi bivalvi, mettendo in difficoltà uno dei comparti più importanti dell’acquacoltura nazionale.

L’allarme arriva dall’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint, che ha annunciato un’interrogazione urgente alla Commissione europea chiedendo interventi straordinari a sostegno del settore. L’iniziativa è stata cofirmata da Paolo Borchia, capodelegazione della Lega al Parlamento europeo.

Il mare è troppo caldo: ecco perché cozze e vongole stanno morendo

Le elevate temperature dell’acqua rappresentano una minaccia diretta per i molluschi bivalvi. Quando il mare supera determinate soglie termiche, diminuisce la quantità di ossigeno disponibile, favorendo fenomeni di anossia che possono causare la morte degli organismi allevati.

Secondo Cisint, nel mese di luglio alcune aree hanno registrato temperature marine fino a 32°C, valori anomali per il Mediterraneo che stanno mettendo sotto pressione interi ecosistemi costieri.

Gli effetti sono già visibili in diverse zone del Paese, soprattutto nell’Alto Adriatico e in Sardegna, dove gli allevatori segnalano perdite ingenti.

Dall’Alto Adriatico alla Sardegna: un settore in ginocchio

Tra i territori più colpiti figura la Sacca degli Scardovari, in provincia di Rovigo, uno dei principali poli italiani della produzione di cozze Dop. Qui gli operatori stimano una perdita di circa mille quintali di prodotto.

Ancora più grave la situazione nella laguna di Goro, dove sarebbe andato perduto fino al 90% delle vongole allevate.

Fenomeni analoghi, secondo quanto riportato dall’europarlamentare, si sono verificati anche nel golfo di Trieste, area storicamente legata alla produzione di mitili.

Le associazioni di categoria stimano danni complessivi per circa 200 milioni di euro, una cifra che evidenzia la portata economica di una crisi che rischia di mettere in difficoltà centinaia di imprese e migliaia di lavoratori.

Il Mediterraneo sempre più caldo minaccia l’acquacoltura

L’emergenza che sta colpendo la molluschicoltura italiana si inserisce in un quadro più ampio: quello del progressivo aumento delle temperature del Mediterraneo.

Negli ultimi anni il mare si è riscaldato più rapidamente rispetto alla media globale, con conseguenze sugli ecosistemi marini, sulla biodiversità e sulle attività economiche che dipendono dalla salute degli ambienti costieri.

L’aumento delle temperature favorisce non solo fenomeni di anossia, ma anche la proliferazione di alghe, patogeni e specie invasive, rendendo sempre più complessa la gestione degli allevamenti.

Per gli operatori del settore, la sfida non riguarda più soltanto le oscillazioni del mercato o i costi di produzione, ma la necessità di adattarsi a un clima che cambia rapidamente.

L’appello a Bruxelles: “Servono misure straordinarie”

Alla luce delle perdite registrate, Cisint ha chiesto alla Commissione europea di valutare misure urgenti a sostegno della molluschicoltura italiana.

L’obiettivo è attivare strumenti straordinari per aiutare un comparto che rappresenta una componente importante dell’economia costiera nazionale e che oggi appare tra i più esposti agli effetti delle anomalie climatiche.

La crisi delle cozze e delle vongole racconta infatti una realtà sempre più evidente: il cambiamento climatico non è soltanto una questione ambientale, ma un fattore che incide direttamente su produzioni, occupazione e sicurezza alimentare.

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