La Commissione europea modifica l’applicazione dell’EUDR, la norma nata per fermare i prodotti legati alla distruzione delle foreste. Il governo esulta: “Salvata una filiera strategica del Made in Italy”. Gli ambientalisti contestano la scelta: “Un paradosso, la carne resta vincolata mentre la pelle no”
Il regolamento europeo contro la deforestazione cambia ancora e apre un nuovo fronte di confronto tra tutela ambientale e interessi industriali.
La Commissione europea ha infatti escluso la pelle bovina dal campo di applicazione dell’EUDR (European Union Deforestation Regulation), la normativa che punta a impedire l’ingresso sul mercato europeo di prodotti collegati alla deforestazione e al degrado forestale.
Una decisione accolta positivamente dal governo italiano, che considera il risultato una tutela per il comparto conciario nazionale. Ma che ha già acceso le critiche delle associazioni ambientaliste, che parlano di una contraddizione nella logica della norma.
Cos’è il regolamento europeo contro la deforestazione
L’EUDR è nato con un obiettivo preciso: ridurre l’impatto dell’Unione europea sulla perdita globale di foreste.
La normativa riguarda alcune materie prime considerate maggiormente legate al rischio deforestazione, tra cui:
- bovini;
- cacao;
- caffè;
- olio di palma;
- soia;
- gomma;
- legno.
Per queste filiere sono previsti obblighi di tracciabilità e di verifica dell’origine dei prodotti: gli operatori devono dimostrare che le merci non provengono da terreni recentemente deforestati o degradati.
Il nodo della pelle bovina
Il punto più controverso riguarda la pelle.
La pelle bovina è un sottoprodotto della filiera della carne: per questo motivo era stata inizialmente considerata nell’ambito della normativa.
La preoccupazione delle concerie era legata ai nuovi obblighi amministrativi e alla necessità di garantire ulteriori controlli lungo la catena di approvvigionamento.
Secondo il governo italiano, l’applicazione della norma avrebbe potuto penalizzare un settore strategico per il Made in Italy.
Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha parlato di un risultato ottenuto dall’Italia insieme al ministro degli Esteri Antonio Tajani, sostenendo che senza la modifica il comparto avrebbe rischiato di perdere competitività o spostare produzioni all’estero.
La posizione italiana: “Difesa una filiera strategica”
“L’Italia ha ottenuto l’esclusione delle concerie dal regolamento”, ha dichiarato Lollobrigida, sottolineando il peso internazionale della produzione italiana della pelle.
Secondo il ministro, il settore conciario nazionale rappresenta circa il 25% della produzione mondiale e sarebbe stato fortemente penalizzato dalla precedente impostazione della norma.
La posizione del governo è che la sostenibilità ambientale debba essere compatibile con la sostenibilità economica delle imprese.
Le critiche degli ambientalisti: il caso della “pelle senza tracciabilità”
La decisione ha però sollevato critiche da parte delle associazioni ambientaliste in particolare della LAV:
Il punto contestato è il possibile disallineamento tra carne e pelle: un bovino allevato in un’area collegata alla deforestazione potrebbe non essere commercializzato come carne nell’Ue, mentre la sua pelle potrebbe entrare nella filiera della moda senza gli stessi obblighi di controllo.
Secondo questa lettura, la modifica rischierebbe di creare una falla nella strategia europea contro la deforestazione importata.
La sfida dell’Europa: ambiente o competitività?
La vicenda riporta al centro una questione più ampia: come conciliare gli obiettivi climatici europei con la competitività delle imprese.
Da una parte c’è la necessità di garantire filiere più trasparenti e ridurre l’impatto ambientale dei consumi europei.
Dall’altra, settori industriali come quello conciario chiedono regole applicabili e proporzionate, soprattutto quando coinvolgono catene produttive internazionali.
L’EUDR resta quindi uno dei terreni più delicati del Green Deal europeo: una norma nata per proteggere le foreste che ora deve trovare un equilibrio tra ambiente, industria e commercio.
