Nella Giornata mondiale dell’epatite l’Oms richiama i ritardi nella lotta contro una delle malattie infettive più letali. L’85% dei decessi è legato all’epatite B, ma prevenzione e trattamenti potrebbero salvare milioni di vite.
L’epatite virale resta una delle principali cause di morte per malattie infettive nel mondo, nonostante esistano strumenti efficaci per prevenirla e trattarla.
Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, nel 2024 circa 1,3 milioni di persone sono morte a causa delle epatiti virali. Di questi decessi, circa l’85% è stato associato all’epatite B.
Un dato che, secondo l’Oms, evidenzia un problema ancora aperto: non mancano le soluzioni scientifiche, ma milioni di persone continuano a non accedere a diagnosi, cure e prevenzione.
Epatite B: aumentano le vittime dal 2015
L’epatite B rappresenta oggi il principale peso sanitario tra le forme virali.
Dal 2015 le morti associate a questa infezione sono aumentate del 17%, soprattutto a causa delle difficoltà nell’identificazione dei casi e nell’accesso ai trattamenti.
Eppure, sottolinea l’Oms, esistono strumenti consolidati:
- un vaccino efficace contro l’epatite B;
- test diagnostici affidabili;
- terapie che possono controllare la malattia e ridurre il rischio di complicanze.
L’obiettivo internazionale resta quello di arrivare all’eliminazione dell’epatite virale entro il 2030, ma secondo l’agenzia Onu la strada è ancora lunga.
Epatite C, la cura esiste ma serve più accesso
Sul fronte dell’epatite C sono stati compiuti importanti passi avanti grazie ai farmaci antivirali ad azione diretta, capaci in molti casi di portare alla guarigione.
Dal 2015 i decessi collegati all’epatite C sono diminuiti del 12% a livello globale.
Tuttavia, anche in questo caso restano criticità: molte persone non sanno di essere infette e arrivano alla diagnosi quando la malattia ha già provocato danni al fegato.
Perché l’epatite continua a essere un’emergenza?
Secondo l’Oms, gli ostacoli principali non sono più solo scientifici, ma anche organizzativi e sociali.
Tra le principali barriere:
- scarsa consapevolezza della malattia;
- difficoltà di accesso ai test;
- disuguaglianze nei sistemi sanitari;
- stigma nei confronti delle persone infette;
- mancata integrazione dei servizi nei percorsi di assistenza ordinaria.
“L’epatite virale continua a essere una delle principali cause di malattia e morte prevenibili”, ricorda l’Oms, sottolineando che vaccini, diagnosi e trattamenti “possono salvare milioni di vite”.
La strategia Oms: prevenzione, diagnosi e cure per tutti
Per accelerare la lotta contro le epatiti virali, l’Oms indica cinque priorità:
- Utilizzare pienamente gli strumenti già disponibili, dai vaccini alle terapie;
- Coinvolgere le comunità e le persone colpite dalla malattia;
- Garantire accesso equo ai servizi sanitari;
- Integrare la gestione dell’epatite nell’assistenza sanitaria primaria;
- Investire nella ricerca e nell’innovazione, soprattutto per le forme più difficili da trattare.
Il messaggio della Giornata mondiale dell’epatite 2026 è chiaro: “Epatite: sconfiggiamola”.
La sfida ora non è soltanto sviluppare nuove cure, ma fare in modo che quelle già disponibili arrivino a tutte le persone che ne hanno bisogno.
