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Piano aria Piemonte, Torino Respira: “200 milioni per misure senza basi scientifiche”

Il Comitato Torino Respira attacca la proposta di modifica del Piano Regionale di Qualità dell’Aria (PRQA) della Regione Piemonte. Secondo l’associazione, il nuovo impianto sostituirebbe il blocco dei diesel Euro 5 – ritenuto la misura più efficace per ridurre l’inquinamento – con interventi “privi di basi scientifiche” e molto più costosi per la collettività.

Le critiche sono contenute in un documento tecnico di oltre 30 pagine depositato nell’ambito della consultazione pubblica sul Piano, approvato dalla Giunta regionale con la DGR 19-2742/2026/XII del 26 giugno 2026.

Torino Respira: “Si elimina l’unica misura realmente efficace”

Secondo il Comitato, la Regione avrebbe progressivamente rinviato e infine cancellato il blocco dei veicoli diesel Euro 5 previsto dal 2021 per i Comuni sopra i 30 mila abitanti.

L’associazione ricorda che quella misura, introdotta dopo le condanne della Corte di Giustizia dell’Unione europea per il superamento dei limiti di PM10 e biossido di azoto (NO₂), avrebbe consentito una riduzione annuale stimata di:

  • 1.318 tonnellate di ossidi di azoto (NOx);
  • 253,8 tonnellate di PM10;
  • 101,5 tonnellate di PM2,5;
  • 1.882,7 tonnellate di composti organici volatili (COV).

A fronte di un costo pubblico definito “prossimo allo zero”, il principio applicato sarebbe stato quello europeo del “chi inquina paga”, lasciando l’onere economico ai proprietari dei veicoli più inquinanti.

Il nodo del confronto tra i due scenari

Uno dei principali rilievi riguarda il metodo utilizzato per dimostrare che le nuove misure compensative sarebbero equivalenti al blocco degli Euro 5.

Secondo Torino Respira, il confronto sarebbe costruito utilizzando due basi modellistiche differenti.

Lo scenario che mantiene il blocco dei diesel Euro 5 utilizza infatti un modello aggiornato al 2015, mentre quello con le misure compensative si basa su un aggiornamento al 2025 che incorpora già gli effetti delle politiche nazionali previste dal Piano nazionale integrato energia e clima (PNIEC) e dal Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico (PNCIA).

Per il Comitato questo renderebbe impossibile attribuire correttamente gli effetti alle sole misure regionali.

Le misure contestate: dalle torri mangia-smog alle vernici fotocatalitiche

Le osservazioni contestano anche alcune delle tecnologie inserite nel nuovo Piano.

Tra queste figurano:

  • sistemi di nebulizzazione d’acqua;
  • torri per la filtrazione dell’aria;
  • vernici fotocatalitiche al biossido di titanio (TiO₂).

Secondo Torino Respira, la letteratura scientifica disponibile non dimostrerebbe l’efficacia di queste soluzioni nel migliorare la qualità dell’aria nelle aree urbane.

Nel documento vengono richiamati, tra gli altri, il caso delle torri sperimentate a Stoccarda, rimosse dopo sette anni di test, e alcune analisi che metterebbero in dubbio l’efficacia della nebulizzazione d’acqua nel ridurre il particolato.

L’incentivo all’HVO finisce nel mirino

Tra le misure principali del nuovo Piano figura anche un incentivo all’utilizzo dell’HVO, il carburante ottenuto da oli vegetali idrotrattati, destinato ai veicoli diesel Euro 5 ed Euro 6.

Secondo il Comitato, la misura presenta diverse criticità.

Torino Respira sostiene infatti che l’HVO rappresenti una risorsa limitata e che dovrebbe essere destinato prioritariamente ai comparti difficili da elettrificare, come il trasporto pesante, il settore marittimo e quello aeronautico.

L’associazione osserva inoltre che i sistemi di conversione previsti dalla normativa nazionale non sarebbero ancora disponibili sul mercato italiano.

“Costi fino a cento volte superiori”

Il documento mette poi a confronto il rapporto costi-benefici delle diverse misure.

Secondo Torino Respira, il blocco degli Euro 5 avrebbe un costo pubblico stimato tra 750 e 1.500 euro per tonnellata di NOx evitata.

Le misure compensative previste dal nuovo Piano arriverebbero invece, secondo i calcoli del Comitato, fino a:

  • 70.600 euro per tonnellata di NOx nel caso dell’HVO;
  • 386.400 euro per le cosiddette tecnologie innovative;
  • circa 700.000 euro per alcuni interventi sulle biomasse.

Il costo medio dell’intero pacchetto compensativo sarebbe pari a circa 115 mila euro per tonnellata di NOx, un valore che Torino Respira ritiene molto superiore ai principali benchmark europei.

La stima: “Persi fino a 500 milioni di euro di valore sociale”

Secondo il Comitato, nei primi cinque anni il nuovo Piano mobiliterebbe circa 200 milioni di euro di fondi pubblici per ottenere una riduzione delle emissioni pari, nella migliore delle ipotesi, a circa un quarto di quella garantita dal blocco degli Euro 5.

Applicando i criteri utilizzati dall’Agenzia europea dell’ambiente per stimare il valore economico dei benefici sanitari, Torino Respira quantifica una perdita di valore sociale di circa 500 milioni di euro in cinque anni, destinata a raddoppiare nell’arco di un decennio.

L’associazione richiama inoltre il rischio di possibili nuove procedure d’infrazione europee nel caso in cui non vengano rispettati i futuri limiti sulla qualità dell’aria.

L’appello alla Regione

“Si toglie l’onere ai proprietari dei veicoli più inquinanti e lo si scarica sulla collettività”, afferma Roberto Mezzalama, presidente del Comitato Torino Respira.

L’associazione chiede quindi alla Regione Piemonte di ritirare la modifica del Piano, mantenere il blocco dei diesel Euro 5 e destinare le risorse a interventi considerati più efficaci, come il potenziamento del trasporto pubblico, l’elettrificazione della mobilità, la ciclabilità, la riqualificazione energetica degli edifici e la riduzione delle emissioni provenienti dal settore agricolo.

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