Una colonna di fumo nero visibile a chilometri di distanza, decine di squadre dei vigili del fuoco al lavoro e un messaggio immediato rivolto ai cittadini: tenere porte e finestre chiuse.
È la prima indicazione diffusa dal Comune di Milano dopo il vasto incendio che ha coinvolto un deposito logistico Bartolini (BRT), un episodio che ha riportato al centro una domanda che si ripete ogni volta che un grande rogo interessa un’area urbana o industriale: perché è così importante evitare di respirare il fumo?
La risposta è semplice: finché non vengono completate le analisi ambientali, non è possibile sapere con precisione quali sostanze siano state liberate nell’aria. Per questo le autorità applicano il principio di precauzione, limitando l’esposizione della popolazione nelle aree più vicine all’incendio.
Nel caso di Milano, il Comune ha invitato chi vive entro un raggio di circa 2 chilometri a tenere le finestre chiuse, limitare le attività all’aperto e seguire gli aggiornamenti delle autorità competenti in attesa dei risultati delle analisi sulla qualità dell’aria.
Perché dopo un incendio si chiede subito di chiudere le finestre?
Il fumo prodotto da un incendio è una miscela estremamente complessa.
La sua composizione cambia in base a ciò che sta bruciando, alla temperatura raggiunta dalle fiamme, alla durata dell’incendio e perfino alle condizioni meteorologiche.
In un incendio che coinvolge un deposito logistico possono essere interessati materiali molto diversi tra loro: imballaggi in cartone, plastica, legno, tessuti, componenti elettronici, batterie e numerosi altri prodotti.
Ogni materiale genera emissioni differenti.
Per questo motivo le autorità sanitarie evitano qualsiasi valutazione affrettata e raccomandano di ridurre al minimo l’esposizione fino a quando le centraline e i campionamenti ambientali non avranno chiarito la situazione.
Cosa può contenere il fumo di un incendio industriale?
Anche se ogni incendio è diverso, esistono alcune sostanze che possono essere presenti durante la combustione di materiali industriali.
Tra queste ci sono:
- particolato fine (PM10 e PM2.5), costituito da minuscole particelle capaci di raggiungere in profondità i polmoni;
- monossido di carbonio, prodotto dalla combustione incompleta;
- ossidi di azoto e altri gas irritanti;
- composti organici volatili (VOC), liberati dalla combustione di plastiche, solventi e altri materiali.
In alcuni casi particolari possono formarsi anche diossine e furani, soprattutto quando bruciano materiali contenenti cloro, come alcune tipologie di PVC. Tuttavia, la loro eventuale presenza non può essere data per scontata: servono analisi specifiche effettuate dagli enti ambientali.
È proprio per questo che, nelle ore successive a un grande incendio, le autorità evitano conclusioni premature e attendono i risultati dei monitoraggi.
Le batterie al litio rappresentano una sfida in più
Secondo le prime informazioni diffuse sul rogo milanese, tra i materiali coinvolti ci sarebbero anche biciclette elettriche e batterie al litio.
Questi accumulatori possono rendere gli incendi particolarmente complessi da gestire.
Le batterie al litio, infatti, possono raggiungere temperature molto elevate, riaccendersi anche dopo lo spegnimento e richiedere tempi più lunghi per essere messe completamente in sicurezza.
Questo non significa automaticamente che il rischio per la popolazione sia maggiore, ma rende ancora più importante il monitoraggio della qualità dell’aria durante tutte le operazioni di spegnimento.
Chi rischia di più?
Le indicazioni di precauzione valgono per tutti, ma alcune persone sono più vulnerabili agli effetti dell’esposizione al fumo.
Tra queste:
- bambini;
- anziani;
- donne in gravidanza;
- persone affette da asma o altre malattie respiratorie;
- soggetti con patologie cardiovascolari.
Anche un’esposizione di breve durata può provocare irritazione agli occhi, alla gola e alle vie respiratorie, soprattutto nei soggetti più sensibili.
Perché si parla anche di orti e balconi?
Tra le raccomandazioni diffuse in occasione di incendi di grandi dimensioni compare spesso anche l’invito a non consumare frutta e verdura coltivate negli orti o sui balconi situati nelle aree interessate dalla ricaduta dei fumi, almeno fino a nuove comunicazioni.
Si tratta, anche in questo caso, di una misura precauzionale.
Le particelle trasportate dal fumo possono depositarsi temporaneamente sulle superfici esterne. Solo le analisi ambientali possono stabilire se vi siano contaminazioni tali da richiedere ulteriori interventi o se la situazione sia rientrata nella normalità.
Cosa fare se si vive vicino a un grande incendio
In presenza di un incendio con una densa nube di fumo, le autorità consigliano generalmente di:
- tenere chiuse porte e finestre;
- spegnere impianti di ventilazione che richiamano aria dall’esterno;
- limitare il tempo trascorso all’aperto nelle aree interessate;
- evitare attività sportive all’esterno;
- seguire esclusivamente gli aggiornamenti diffusi da Comune, ATS, ARPA e Protezione civile.
L’uso di mascherine comuni, inoltre, non garantisce una protezione completa contro tutti i gas prodotti dalla combustione.
Il principio di precauzione viene prima di tutto
Ogni grande incendio è diverso e non esistono regole valide per qualsiasi situazione.
Per questo motivo le prime ore sono fondamentali: i tecnici installano strumenti di monitoraggio, effettuano campionamenti e analizzano la direzione del vento per capire dove si stanno spostando gli inquinanti.
Solo quando questi dati sono disponibili è possibile valutare l’effettivo impatto dell’incendio sulla qualità dell’aria.
Nel frattempo, chiudere le finestre può sembrare un gesto semplice, ma rappresenta una delle misure più efficaci per ridurre l’esposizione a sostanze che, almeno nelle prime fasi dell’emergenza, non sono ancora state completamente identificate.
Per questo, in situazioni come quella di Milano, la raccomandazione delle autorità non è un eccesso di prudenza, ma l’applicazione di un principio fondamentale della sanità pubblica: proteggere la popolazione fino a quando la scienza non avrà fornito tutte le risposte necessarie.
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