Il dibattito europeo sulla transizione ecologica e sulla tassazione delle emissioni si arricchisce di un nuovo capitolo che sembra ridefinire i confini del consenso pubblico. Alla vigilia della proposta di revisione del Sistema di scambio delle quote di emissione di CO2 dell’UE (ETS) da parte della Commissione europea, attesa per il prossimo 15 luglio, un’indagine demoscopica rivela un quadro in netta controtendenza rispetto alle posizioni di parte del mondo industriale e di alcuni esecutivi europei.
Secondo il sondaggio «European Political Monthly», commissionato dalla campagna europea Beyond Fossil Fuels e condotto da YouGov tra il 6 e il 18 maggio 2026 su un campione di oltre 6.000 adulti in sei Paesi (Italia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia e Spagna), la maggioranza dei cittadini respinge l’ipotesi di un ridimensionamento del sistema ETS per i settori industriali. In Italia, nello specifico, ben sette cittadini su dieci (71%) ritengono che le imprese che emettono più CO2 o che non riducono a sufficienza il proprio impatto ambientale debbano essere penalizzate economicamente.
Il nodo politico: il posizionamento degli elettori di Fratelli d’Italia
L’elemento più significativo emerso dalla rilevazione sul territorio italiano riguarda il superamento delle canoniche divisioni partitiche. Nonostante l’orientamento critico espresso a più riprese dal governo italiano guidato da Giorgia Meloni nei confronti di alcuni vincoli europei sui parametri ambientali, la base elettorale del primo partito di maggioranza si dichiara favorevole ai meccanismi di controllo delle emissioni.
I dati per l’Italia evidenziano infatti che:
- Principio generale: Il 65% degli italiani sostiene l’obbligo per l’industria pesante (acciaio, cemento, chimica) di pagare per la CO2 emessa. Tra gli elettori di Fratelli d’Italia, la quota favorevole sale al 71%.
- Penalizzazioni sui ritardi: L’80% degli elettori di FdI concorda sul fatto che le aziende più inquinanti o in ritardo sulla tabella di marcia della decarbonizzazione debbano pagare più delle altre.
- Vincoli per i sussidi: Il 59% della base del partito della Premier ritiene che, qualora si concedano esenzioni o quote gratuite alle aziende, queste debbano essere vincolate all’obbligo di reinvestire tale valore nell’abbattimento futuro delle emissioni.
Le reazioni delle organizzazioni promotrici
I promotori della ricerca – una coalizione di sigle che include WWF Italia, Climate Action Network Europe e Carbon Market Watch – utilizzano gli esiti del sondaggio per chiedere un cambio di passo nelle sedi decisionali europee e nazionali.
Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia, ha commentato i risultati focalizzandosi sulle responsabilità dell’esecutivo nazionale:
«Il governo guidato da Giorgia Meloni non ha mandato per manomettere o indebolire il principio ‘chi inquina paga’, nemmeno dal proprio elettorato. Se le famiglie e le imprese italiane soffrono non è certo colpa dell’ETS, la responsabilità è dei continui rinvii concessi dai vari governi, dei ritardi accumulati e dall’incapacità di vedere la transizione non solo come un’opportunità, ma come l’unico, vero scenario di sviluppo industriale, oggi e per il futuro».
Sul fronte internazionale, Carlota Ruiz Bautista, responsabile acciaio e industria della campagna Beyond Fossil Fuels, ha spostato il focus sulla competitività del tessuto produttivo continentale rispetto alla dipendenza energetica:
«La guerra in Medio Oriente sta dimostrando ancora una volta all’Europa il costo della dipendenza dai combustibili fossili, in termini di rischio geopolitico, insicurezza energetica e fragilità economica. I cittadini europei lo hanno capito: non si può avere un’industria resiliente senza che sia anche pulita». Ruiz Bautista ha poi esortato la politica a «smettere di permettere alle grandi aziende inquinanti come ArcelorMittal, Thyssenkrupp, Voestalpine e BASF di svuotare di significato l’ETS».
Condizionalità e tutela del lavoro
Il campione italiano si è espresso in modo compatto anche sulle garanzie sociali connesse alla riconversione ecologica. Il 66% degli intervistati in Italia (rispetto al 63% della media europea) chiede che l’assegnazione di eventuali quote gratuite di emissione sia subordinata all’investimento da parte delle imprese nella riqualificazione professionale, nella formazione dei dipendenti e nella garanzia di adeguate condizioni di lavoro. Un orientamento che trova concorde il 67% degli intervistati che si dichiarano vicini a Fratelli d’Italia.
A supporto di questa visione, Boris Jankowiak, coordinatore delle politiche per la trasformazione del settore siderurgico presso Climate Action Network Europe, ha evidenziato i rischi del mantenimento dello status quo:
«L’idea che indebolire il sistema ETS dell’UE sia il modo migliore per proteggere l’industria europea viene smentita dalla realtà. L’Europa sta già perdendo capacità industriale e posti di lavoro in molti settori, nonostante decenni di quote gratuite e miliardi di euro di sostegno pubblico. Continuare con gli stessi metodi di concessione di quote gratuite senza vincoli […] rischia di accadere è la riduzione dell’ammontare delle risorse disponibili per sostenere la transizione industriale, penalizzando le aziende più virtuose».
Infine, circa la metà del campione nazionale (50%) ritiene che la destinazione ottimale dei proventi raccolti tramite la tariffazione del carbonio debba coincidere con il reinvestimento statale diretto nei processi di decarbonizzazione dell’impianto industriale.
Scheda tecnica del sondaggio YouGov
L’indagine è stata condotta tramite piattaforma online su un panel composto da 6.156 individui maggiorenni distribuiti tra Francia (1.099), Germania (1.095), Spagna (1.035), Italia (1.003), Paesi Bassi (1.007) e Polonia (1.007). La ponderazione statistica applicata garantisce la rappresentatività nazionale dei campioni analizzati nei rispettivi contesti
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