Il Sottosegretario al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Claudio Barbaro, è intervenuto oggi alla Sessione Ministeriale del World Urban Forum (WUF13) in corso a Baku, in Azerbaijan. Sul tavolo c’era il tema più urgente del nostro tempo: come rendere le città del pianeta più sostenibili, inclusive e resilienti, in un’epoca in cui oltre il 55% della popolazione mondiale vive già in aree urbane e la percentuale è destinata a salire al 68% entro il 2050.
L’Italia si è presentata a Baku con un messaggio preciso: i territori e le città non sono solo il luogo dove si manifesta la crisi climatica, ma il motore principale della sua soluzione. Ma cosa significa concretamente tutto questo? E cosa sono gli SDG di cui si parla tanto?
Cosa sono gli SDG: la guida del pianeta fino al 2030
SDG è l’acronimo di Sustainable Development Goals — in italiano Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Sono 17 obiettivi globali adottati da tutti i 193 Paesi membri delle Nazioni Unite nel 2015, nell’ambito dell’Agenda 2030. Una sorta di lista della spesa per un pianeta più giusto ed equo, con scadenza — appunto — il 2030.
Gli obiettivi spaziano dall’eliminazione della povertà (SDG 1) alla lotta al cambiamento climatico (SDG 13), passando per l’istruzione di qualità (SDG 4), l’uguaglianza di genere (SDG 5) e l’energia pulita (SDG 7).
Al WUF13 di Baku si parla in particolare dell’SDG 11: Città e comunità sostenibili. L’obiettivo è rendere le città inclusive, sicure, resilienti e sostenibili entro il 2030. Concretamente significa: accesso universale ad alloggi dignitosi, trasporti pubblici efficienti, riduzione dell’inquinamento urbano, spazi verdi accessibili, e piani di adattamento ai cambiamenti climatici.
Perché le città sono decisive per il clima
I numeri parlano chiaro: le aree urbane consumano circa il 78% dell’energia mondiale e producono oltre il 60% delle emissioni globali di CO₂. Eppure occupano meno del 3% della superficie terrestre. Questo significa che intervenire sulle città – su come sono costruite, come si muovono, come si riscaldano e si raffreddano – ha un impatto enorme sulla crisi climatica globale.
Una città ben progettata può ridurre drasticamente le emissioni: edifici efficienti dal punto di vista energetico, trasporti pubblici elettrici, tetti verdi, isole di calore ridotte grazie alla vegetazione urbana, gestione intelligente dei rifiuti. Al contrario, una città mal pianificata – con sprawl urbano, dipendenza dall’auto privata e edifici energivori – è una macchina che produce emissioni 24 ore su 24.
Il Piano Casa italiano: sostenibilità e diritto all’abitare
Nel suo intervento a Baku, il Sottosegretario Barbaro ha sottolineato il nuovo Piano Casa varato dal Governo italiano, presentandolo come risposta alla crisi abitativa che colpisce le grandi città italiane.
Il Piano punta a rafforzare l’offerta di alloggi accessibili e il recupero del patrimonio abitativo pubblico, un aspetto strettamente legato alla sostenibilità urbana. Riqualificare edifici esistenti invece di costruirne di nuovi significa meno consumo di suolo, meno emissioni legate alla produzione di cemento e acciaio, e comunità più coese.
La crisi abitativa nelle città italiane è reale: a Milano, Roma e nelle principali aree metropolitane, i prezzi degli affitti sono aumentati in media del 30-40% negli ultimi cinque anni, spingendo le fasce più vulnerabili verso le periferie e aumentando i pendolarismi e le emissioni legate agli spostamenti.
Cosa succederà a luglio a New York
Il WUF13 di Baku è solo una tappa. A luglio 2026 a New York si terrà l’High Level Political Forum delle Nazioni Unite, dove è prevista la revisione dello SDG 11. Sarà anche l’occasione in cui l’Italia presenterà la sua terza Voluntary National Review (VNR) — un rapporto sull’attuazione dell’Agenda 2030 nel nostro paese.
La VNR italiana 2026 si distingue per un approccio particolarmente innovativo: integra 12 Voluntary Local Reviews – report realizzati da singoli comuni e regioni – e la prima Youth Voluntary Review, dedicata al coinvolgimento delle giovani generazioni nei percorsi di sviluppo sostenibile. Un segnale che la sostenibilità non può essere solo una questione di governi nazionali, ma deve radicarsi nei territori e nelle comunità locali.
Entro il 2050 si stima che circa 2,5 miliardi di persone si aggiungeranno alla popolazione urbana mondiale — quasi tre volte la popolazione attuale degli Stati Uniti. La maggior parte di questa crescita avverrà in Africa e Asia. Le città che questi miliardi di persone abiteranno non esistono ancora: devono essere progettate e costruite. La scelta di come farlo determinerà in modo decisivo se riusciremo o meno a contenere il riscaldamento globale entro 1,5°C.
L’Italia e il ruolo della localizzazione degli SDG
Uno degli aspetti più concreti dell’intervento italiano a Baku riguarda la Partnership Platform on Localizing the SDGs, co-gestita da Italia e UN Habitat. L’idea è semplice ma potente: gli obiettivi globali dell’Agenda 2030 non si raggiungono con le decisioni prese a New York o Ginevra, ma con le politiche messe in campo nei comuni, nelle province, nelle regioni.
“Localizzare gli SDG” significa tradurre gli obiettivi globali in azioni concrete a livello locale: un comune che installa pannelli solari sugli edifici pubblici sta attuando l’SDG 7; una città che crea corridoi ciclabili sta contribuendo all’SDG 11 e all’SDG 13; un piano di edilizia sociale sta perseguendo l’SDG 1 e l’SDG 10.
L’Italia, con la sua struttura di governo multilivello — Stato, Regioni, Province, Comuni — è in una posizione privilegiata per dimostrare come questo approccio possa funzionare nella pratica.
