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Le orche si danno la caccia. Perché questa scoperta ci riguarda e può essere un problema

È il 2022, su una spiaggia remota dell’Isola di Bering, al largo della costa pacifica della Russia. Sergey Fomin, ricercatore russo esperto di mammiferi marini, trova qualcosa che non aveva mai visto prima: una pinna dorsale di orca, staccata dal corpo, con segni inconfondibili di morsi. Non morsi di squalo. Non morsi di un altro predatore marino. I segni dei denti di un’altra orca.

Due anni dopo, a luglio 2024, a nemmeno due chilometri di distanza, Fomin trova una seconda pinna. Stesso schema. Stessa storia. Quando le foto arrivano alla dottoressa Olga Filatova, ricercatrice all’Università del Danemark del Sud e collega di lunga data di Fomin, la risposta è quasi immediata: “Quando ha trovato la prima, è stato molto sorprendente. Non avremmo mai pensato che sarebbe successo nella nostra vita. Ma sembra che sia successo.”

Lo studio che ne è seguito, pubblicato a marzo 2026 sulla rivista Marine Mammal Science, ha scatenato un dibattito globale che va ben oltre la scoperta in sé. Perché le orche che si cacciano tra loro non sono solo una curiosità biologica: sono la finestra su una delle storie evolutive più affascinanti e perturbanti dell’oceano.

Due mondi nello stesso mare: resident e transient

Per capire cosa è successo su quella spiaggia russa, bisogna capire chi sono le protagoniste di questa storia. Nel Pacifico settentrionale vivono due popolazioni di orche che condividono le stesse acque ma non potrebbero essere più diverse.

Le orche resident – letteralmente “stanziali” – vivono in grandi gruppi familiari multigenerazionali, guidati da matriarche anziane. Si nutrono quasi esclusivamente di pesce, principalmente salmone. Sono sociali, rumorose, comunicative. I loro “dialetti” (i pattern sonori specifici di ogni famiglia) vengono tramandati di generazione in generazione come una vera e propria cultura. Sono le orche che conosciamo dai documentari, quelle che ci fanno emozionare con i loro salti e le loro complesse strutture sociali.

Le orche transient – o orche di Bigg, dal nome del ricercatore che le ha studiate – sono una storia completamente diversa. Cacciano i mammiferi marini: foche, leoni marini, persino balene. Sono silenziose durante la caccia, per non avvisare le prede. Vivono in gruppi più piccoli. I loro comportamenti, le loro vocalizzazioni, la loro struttura sociale sono così diversi da quelli delle resident che molti ricercatori sostengono dovrebbero essere classificate come specie o sottospecie separate.

Le due popolazioni abitano le stesse acque ma non si incrociano mai. Non si socializzano. Non si riproducono insieme. “Quasi certamente non si percepiscono come appartenenti alla stessa specie”, spiega Filatova. “Per i gruppi transient, le orche resident sono semplicemente prede.”

La scena del crimine: cosa dicono le pinne

L’analisi delle due pinne trovate sull’Isola di Bering ha fornito indizi precisi. Le dimensioni e la spaziatura dei segni di morso corrispondevano a quelle dei denti di un’orca adulta. Le pinne appartenevano a orche resident — confermato dall’analisi genetica. I morsi, quindi, erano stati inflitti quasi certamente da orche transient.

Le pinne dorsali delle orche sono strutture dure, cartilaginee, con poco valore nutritivo. I predatori le mordono e le lasciano — così come i grandi squali lasciano le pinne quando attaccano un cetaceo. Questo suggerisce che gli attacchi delle transient alle resident non erano semplici morsicature casuali ma predazioni vere e proprie, con le transient che consumavano la carne e il grasso del corpo e lasciavano le pinne sulla riva.

Il collegamento con i comportamenti sociali: la vulnerabilità degli assembramenti

C’è un dettaglio della storia che rende la scoperta ancora più affascinante. Pochi giorni prima che Fomin trovasse una delle pinne, nella stessa area si era tenuto uno di quei grandi assembramenti sociali in cui decine di famiglie di orche resident si radunano per accoppiarsi — eventi rari e preziosi per la sopravvivenza della specie, perché all’interno di ogni famiglia tutti i membri sono imparentati e i cuccioli devono trovare partner altrove.

Durante questi assembramenti, i giovani si allontanano dai nuclei familiari protettivi per esplorare e interagire con esemplari di altre famiglie. Ed è proprio questa vulnerabilità temporanea, il momento in cui un giovane si separa dalla protezione della sua matriarca e del suo gruppo, che sembra essere stata sfruttata dalle transient.

I ricercatori ipotizzano che le orche transient, che cacciano in silenzio e con grande coordinazione, abbiano identificato questo momento di vulnerabilità e attaccato giovani esemplari separati dal gruppo. Una strategia predatoria che rivela una comprensione sofisticata del comportamento delle prede anche quando quelle prede appartengono tecnicamente alla stessa specie.

Il dibattito sull’evoluzione: sono davvero la stessa specie?

La scoperta ha riaperto un dibattito scientifico che dura da decenni: le orche sono davvero tutte la stessa specie? Dal punto di vista tassonomico ufficiale, sì: esiste una sola specie di orca, l’Orcinus orca. Quindi tecnicamente quello che le transient fanno alle resident si qualifica come cannibalismo: un animale che mangia un membro della propria specie.

Ma molti ricercatori sostengono che questa classificazione sia ormai obsoleta. Le differenze tra le popolazioni di orche – nei comportamenti, nelle vocalizzazioni, nell’alimentazione, nella struttura sociale, persino nella morfologia – sono talmente profonde che in qualsiasi altro gruppo animale porterebbero alla classificazione come specie o almeno sottospecie separate. Le transient e le resident non si incrociano in natura: è come se avessero già costruito una barriera riproduttiva spontanea, il primo passo verso la speciazione.

“Non pensano di essere cannibali”, spiega Filatova con una certa ironia scientifica. “Per loro, è semplicemente caccia.”

Cosa ci insegna questa storia sull’oceano che cambia

C’è un ultimo elemento che rende questa scoperta rilevante per chi si occupa di ambiente e clima. Le popolazioni di orche resident del Pacifico settentrionale sono tra le più monitorate al mondo, e i dati mostrano una tendenza preoccupante: il declino delle popolazioni di salmone – la loro preda principale – a causa del cambiamento climatico e della pesca intensiva sta mettendo sotto pressione la sopravvivenza di queste comunità.

Orche più deboli e affamate, assembramenti sociali che le rendono vulnerabili, e predatori come le transient sempre pronti a sfruttare ogni opportunità: è uno scenario in cui le pressioni ambientali esterne si intrecciano con le dinamiche interne di una specie in modo imprevedibile e complesso.

La spiaggia russa con le sue pinne mozzate non è solo la scena di un fatto di cronaca animale. È uno specchio dell’oceano che cambia e di quanto poco ancora sappiamo di ciò che succede sotto la superficie.

💡 Lo sapevi?

Le orche sono gli unici predatori al mondo documentati nell’uccisione di ogni tipo di grande cetaceo, compresi i capodogli e le balene blu — il più grande animale mai vissuto sul pianeta. Nel 2021, al largo dell’Australia, è stato documentato per la prima volta il momento in cui un gruppo di 12 orche ha cacciato e ucciso una balena blu adulta, poi raggiunte da altre 20 orche durante il banchetto. “Questa è la più grande predazione su questo pianeta: il più grande predatore apicale che abbatte la più grande preda”, ha detto il ricercatore Robert Pitman di Oregon State University. Le orche non smettono mai di sorprenderci.

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