Testata di GreenBuzz News - Notizie su ambiente e tecnologia

“Stop agli account social sotto i 15 anni e patentino digitale obbligatorio”. La proposta dello psicologo Lavenia

Vietare l’accesso ai social network sotto i 15 anni e introdurre un “patentino digitale” obbligatorio prima dell’apertura del primo profilo. È la proposta lanciata – sui canali dell’Adnkronos – da Giuseppe Lavenia, psicologo e psicoterapeuta, presidente dell’Associazione nazionale dipendenze tecnologiche, Gap e cyberbullismo (Di.Te.), dopo l’approvazione definitiva in Francia della legge che introduce il divieto di accesso ai social per gli under 15 e nuovi obblighi per le piattaforme digitali.

Secondo Lavenia, anche in Italia serve un cambio di approccio nella tutela dei minori online: “Il divieto rappresenta un primo passo importante, ma non può essere considerato sufficiente”.

La proposta prevede una regola in due fasi: nessun accesso ai social sotto i 15 anni e, dai 15 anni in poi, possibilità di aprire un account soltanto dopo il conseguimento di un percorso nazionale certificato di educazione digitale.

“Gli adolescenti non possono competere alla pari con gli algoritmi”

Secondo lo psicologo, la questione non riguarda soltanto il tempo trascorso online, ma il funzionamento stesso delle piattaforme.

“I social non sono semplici contenitori di informazioni – spiega Lavenia – selezionano ciò che vediamo, misurano le nostre reazioni, anticipano i nostri desideri e costruiscono percorsi personalizzati per trattenerci il più a lungo possibile”.

Per l’esperto, chiedere a un ragazzo di 11, 12 o 13 anni di gestire autonomamente questi meccanismi significa attribuirgli capacità di autocontrollo e regolazione emotiva ancora in fase di sviluppo.

“Riconoscerlo non significa considerare gli adolescenti incapaci – sottolinea – ma prendere sul serio una fase della vita nella quale il bisogno di appartenenza, il giudizio dei coetanei e la ricerca di approvazione hanno un peso particolarmente forte”.

Dal divieto al patentino digitale

Per Lavenia il solo limite anagrafico rischia però di non bastare. Da qui l’idea di un patentino digitale, rilasciato dopo un percorso svolto nelle scuole e rivolto anche alle famiglie.

Il programma dovrebbe includere:

  • funzionamento degli algoritmi;
  • protezione dei dati personali;
  • cyberbullismo;
  • manipolazione dei contenuti online;
  • intelligenza artificiale;
  • gestione del tempo digitale;
  • riconoscimento delle relazioni pericolose;
  • segnali di utilizzo problematico della rete.

“La verifica dell’età risponde soltanto alla domanda: ‘Quanti anni hai?’. Il patentino digitale aggiunge una domanda decisiva: ‘Sei stato preparato a entrare in questo ambiente?’”, afferma Lavenia.

Secondo lo psicologo, prima dell’accesso alle piattaforme dovrebbero essere acquisite alcune competenze minime, come avviene in altri contesti in cui libertà e responsabilità devono procedere insieme.

L’esperienza dell’Australia: “La norma da sola non basta”

Lavenia richiama anche il caso dell’Australia, dove dal dicembre 2025 le piattaforme devono impedire agli under 16 di possedere un account.

Secondo l’esperto, quell’esperienza mostra che una legge sull’età non è sufficiente senza strumenti efficaci di verifica.

“Un ragazzo può dichiarare una data di nascita falsa, utilizzare l’account di un adulto o ricorrere a strumenti tecnologici per aggirare i controlli. Questo non dimostra che il divieto sia inutile, ma che serve un sistema più strutturato”.

Il patentino digitale, nella proposta, dovrebbe essere personale, non cedibile e verificabile dalle piattaforme attraverso una credenziale sicura, senza trasferire informazioni sensibili dei minori.

“La responsabilità non può ricadere solo sulle famiglie”

Secondo Lavenia, il tema non può essere affrontato lasciando sole le famiglie.

“Quando un ragazzo dorme poco, passa ore online o non riesce più a separarsi dallo smartphone, ci chiediamo subito dove abbiano sbagliato i genitori. Ma nessuna famiglia può competere da sola con aziende che investono enormi risorse per analizzare ogni clic e ogni secondo di attenzione”.

Per questo servirebbero regole più stringenti anche per le piattaforme, con obblighi di verifica dell’età e del possesso della certificazione digitale, oltre a sanzioni in caso di violazioni.

“Regole ed educazione non sono alternative – conclude Lavenia –. Un bambino non impara ad attraversare la strada soltanto perché gli spieghiamo che le automobili sono pericolose. Prima gli teniamo la mano, poi gli insegniamo a guardare e progressivamente gli concediamo autonomia”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *