Ogni forma tumorale ha il suo “cibo” preferito. Alcuni tipi di cancro si nutrono principalmente di zuccheri, altri preferiscono i grassi o specifiche molecole presenti nell’organismo. Partendo da questo presupposto, un team di scienziati dell’Università di Milano-Bicocca, in collaborazione con il CNR, ha lanciato il progetto Microbi Chef.
L’obiettivo? Capire come togliere il nutrimento al tumore al colon, una delle neoplasie più diffuse. Per finanziare la prima fase della ricerca, incentrata sull’analisi dell’RNA di 20 campioni tumorali, è partita una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Ideaginger.it con l’obiettivo di raccogliere 8.000 euro (dove ogni donazione verrà raddoppiata dall’Ateneo al raggiungimento dei primi 4.000 euro).
Cos’è il microbiota: i miliardi di microrganismi nel nostro intestino
Per capire la portata di questa ricerca dobbiamo fare un viaggio all’interno del nostro corpo. Nel nostro intestino vive il microbiota, una gigantesca metropoli composta da miliardi di microrganismi, principalmente batteri, virus e funghi.
In parole semplici: Immaginate il microbiota come una squadra di chef esclusivi personalizzata per ciascuno di noi. Quello che mangiamo viene preso da questi “chef” e trasformato in sostanze chimiche (metaboliti). Poiché la flora intestinale varia da persona a persona in base a genetica e stile di vita, anche le “ricette” prodotte all’interno dell’intestino sono uniche per ogni paziente.
Come “mangia” il tumore — La dieta preferita delle cellule cancerose
Il tumore al colon non si sviluppa in un ambiente isolato, ma cresce proprio all’interno di questo ecosistema influenzato dagli “chef” batterici. Le diverse tipologie di tumore si evolvono in modo differente da individuo a individuo.
Come spiegato dalla professoressa Chiara Damiani, team leader del progetto, lo scopo dello studio è caratterizzare a fondo i campioni tumorali di cui si conosce già la composizione della flora intestinale del paziente. Analizzando l’RNA, i ricercatori vogliono osservare se esiste una relazione diretta tra i microbi presenti e la specifica “dieta” che il tumore predilige per proliferare. Dimostrare questo legame potrebbe aprire la strada a terapie coadiuvanti basate sulla modulazione mirata del microbiota.

Il ruolo dell’AI e della bioinformatica — Come i computer aiutano la ricerca
La biologia da sola oggi non basta: serve la tecnologia. La forza di Microbi Chef sta nell’unione di competenze diverse, dalla biologia sperimentale e l’immunologia mucosale (curate dalla professoressa Federica Facciotti) alla modellazione matematica e l’Intelligenza Artificiale, coordinate dal ricercatore del CNR Bruno Giovanni Galuzzi.
Il laboratorio di Bioinformatica e Computational Systems Biology della Bicocca utilizza infatti algoritmi e modelli predittivi avanzati. Questi strumenti informatici sono in grado di elaborare enormi quantità di dati biologici per simulare il comportamento delle cellule e identificare con precisione quali nutrienti un determinato tumore tende a utilizzare preferenzialmente.
Come sostenere il progetto: la raccolta fondi su Ideaginger.it
La ricerca scientifica è un percorso a tappe e la campagna di crowdfunding su Ideaginger rappresenta il primo passo. I fondi raccolti serviranno a coprire i costi dei kit di bioinformatica per mappare l’RNA.
Per incentivare il supporto del pubblico, il piano prevede un sistema di ricompense proporzionali alla donazione: si va dall’accesso a una community con webinar dedicati all’incontro diretto con gli scienziati nei laboratori, fino alla possibilità di ispirare la creazione grafica di un “microbo chef”, un personaggio digitale che diventerà il simbolo visivo della campagna.
