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22 milioni di italiani in movimento per il 2 giugno: Italia al primo esame di overtourism dell’estate

Secondo CNA Turismo e Commercio, questo weekend saranno 22 milioni gli italiani in movimento per il ponte del 2 giugno con un giro d’affari complessivo di quasi 9 miliardi di euro. Il 50% sceglierà il mare e i laghi, il 25% le città d’arte. Firenze, Roma, Napoli, la costiera amalfitana, le Cinque Terre, Capri, Venezia: i soliti nomi, le solite code, i soliti prezzi alle stelle.

C’è però qualcosa che sta cambiando nel turismo italiano del 2026. Non solo la domanda – che cresce – ma la consapevolezza sempre più diffusa che alcune delle mete più amate d’Italia stanno pagando un prezzo molto alto per la propria bellezza. Si chiama overtourism: il punto in cui il turismo di massa smette di essere una risorsa per i territori e diventa una minaccia.

Cosa è l’overtourism e perché riguarda anche chi non va a Venezia

Il termine overtourism descrive una situazione in cui l’afflusso di turisti supera la capacità di carico di un luogo, cioè il numero massimo di visitatori che una destinazione può accogliere senza subire danni irreversibili al patrimonio, all’ambiente e alla qualità della vita dei residenti.

Non è un problema nuovo, ma è diventato sistemico. Capri conta 13.000 abitanti stabili, ma in estate può ricevere fino a 50.000 visitatori al giorno solo via mare. Da questa estate i tour organizzati non possono superare le 40 persone, e le guide dovranno usare auricolari wireless al posto degli altoparlanti.

Firenze ha fatto una scelta più netta: da marzo 2026 è vietata la ristorazione all’aperto nel centro storico protetto dall’UNESCO, Ponte Vecchio incluso. Una misura che ha fatto discutere ma che risponde a un problema reale: il centro storico fiorentino si stava trasformando in un parco a tema, con i residenti costretti a spostarsi in periferia e i negozi di vicinato sostituiti da souvenir shop.

Venezia applica da anni un sistema di prenotazione e accesso a pagamento nelle giornate di punta. Le Cinque Terre limitano gli accessi giornalieri ai sentieri. Le Dolomiti stanno sperimentando restrizioni al traffico privato nei periodi di punta. L’Italia – come ha rilevato Forbes – sta diventando un laboratorio globale di politiche anti-overtourism.

Il costo ambientale del turismo di massa

L’overtourism non è solo un problema sociale. Ha costi ambientali precisi e documentati.

La pressione sui sistemi idrici locali – già in difficoltà per la siccità – aumenta drasticamente durante i picchi turistici estivi. Nelle isole minori come Lampedusa, Ponza e le Eolie, la popolazione estiva può moltiplicarsi per dieci rispetto a quella residente, mettendo sotto pressione acquedotti e sistemi di depurazione progettati per numeri molto più bassi.

I rifiuti prodotti dai turisti rappresentano un’altra voce critica: in alcune destinazioni costiere la produzione di rifiuti pro capite in alta stagione può essere il doppio di quella invernale, con costi di smaltimento che ricadono sui Comuni e quindi sui residenti.

Il turismo contribuisce a livello globale circa all’8% delle emissioni di CO₂: un dato spesso sottostimato perché include non solo i trasporti ma anche la filiera dell’ospitalità, dell’alimentazione e dei servizi legati al viaggio.

Dove andare per un ponte diverso: le mete che aspettano di essere scoperte

La buona notizia è che l’Italia turisticamente sostenibile esiste ancora, ed è fatta di centinaia di borghi, calette, paesi di montagna, isole minori che pochissimi conoscono fuori dai radar dei grandi tour operator.

Il turismo rurale sta vivendo un momento d’oro: in Abruzzo le prenotazioni negli agriturismi sono in forte crescita, con un’offerta che unisce tradizioni, enogastronomia, sostenibilità e scoperta del territorio. Attività didattiche per famiglie, percorsi di oleoturismo, trekking nei parchi: esperienze che non si trovano a Venezia o Firenze.

Campobasso è la prova che esiste un’intera regione – il Molise – bellissima, autentica e pressoché sconosciuta al turismo di massa. Borghi medievali, sentieri silenziosi, sagre che non hanno mai dovuto adattarsi ai gusti dei turisti perché i turisti, semplicemente, non ci sono mai arrivati.

Le mete meno note offrono non solo prezzi migliori — Taviano, in Puglia, è tra le mete più convenienti con 161 euro a camera per 3 notti per 2 persone — ma anche qualcosa di sempre più raro: l’autenticità.

Come viaggiare meglio: le regole del turismo consapevole

Non si tratta di smettere di viaggiare. Si tratta di farlo in modo che lasci il posto come lo si è trovato, o possibilmente meglio.

Alcune regole pratiche che fanno la differenza.

Scegliere il momento giusto. Le principali destinazioni turistiche italiane sono molto meno affollate nei giorni feriali e nelle settimane a cavallo del ponte, non durante il weekend centrale. Spostarsi di qualche giorno può fare una differenza enorme nell’esperienza di viaggio e nell’impatto sul luogo.

Mangiare e dormire locale. Scegliere un agriturismo invece di una catena alberghiera, un ristorante che usa prodotti locali invece di una pizzeria con ingredienti industriali: il denaro del turista rimane nel territorio e sostiene l’economia locale.

Usare il treno quando possibile. Le emissioni del treno ad alta velocità sono dodici volte inferiori a quelle dell’auto con un solo occupante. E per i borghi interni, spesso raggiungibili in treno regionale, è anche un’esperienza di viaggio più piacevole.

Rispettare i limiti. Le restrizioni agli accessi nelle aree protette, i divieti di accampamento libero, i limiti alle immersioni nelle aree marine: esistono per proteggere gli ecosistemi che rendono belli quei luoghi. Aggirarli è come segare il ramo su cui ci si siede.

Il paradosso del turismo sostenibile

C’è però una contraddizione che vale la pena nominare. Il turismo sostenibile che punta ai borghi meno conosciuti porta con sé il rischio di replicare lo stesso problema altrove: quando un borgo “autentico” diventa la nuova destinazione di tendenza, nel giro di qualche anno può ritrovarsi con gli stessi problemi di Venezia o delle Cinque Terre.

La soluzione non è quindi solo geografica – andare nei posti meno conosciuti – ma culturale: imparare a visitare i luoghi con un approccio diverso, più lento, più rispettoso, più consapevole. Il turismo che vale la pena di fare è quello che lascia un ricordo positivo sia a chi viaggia che a chi abita il luogo visitato.

💡 Lo sapevi?

Il turismo contribuisce a circa l’8% delle emissioni globali di CO₂: quasi il triplo rispetto a quanto si stima comunemente. Ma c’è un dato ancora più sorprendente: il 10% dei turisti più “frequent flyer” del mondo è responsabile di circa il 50% di tutte le emissioni del trasporto aereo passeggeri. Il turismo sostenibile non è quindi una questione di destinazioni, ma soprattutto di frequenza e modalità di spostamento. Un viaggio lungo in treno in Europa emette mediamente 10 volte meno CO₂ dello stesso percorso in aereo.

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