La peste suina africana torna a far scattare l’allerta nel settore zootecnico italiano. Due maiali sono risultati positivi al virus in un allevamento del territorio comunale di San Marcello Piteglio, in provincia di Pistoia, dove nelle settimane precedenti erano già stati individuati alcuni cinghiali infetti.
Il nuovo focolaio è stato confermato dal Centro di referenza nazionale per le pesti suine, che ha analizzato i campioni prelevati dal servizio veterinario dell’Asl Toscana Centro dopo la segnalazione dei decessi da parte dell’allevatore.
Le autorità sanitarie hanno immediatamente attivato le procedure previste dalla normativa nazionale ed europea per limitare la diffusione dell’infezione e proteggere il patrimonio suinicolo regionale.
Dal contagio dei cinghiali al focolaio nell’allevamento
Il caso si inserisce in un quadro di attenzione già presente sul territorio toscano.
Alla fine di giugno, sempre nel comune di San Marcello Piteglio, erano stati trovati tre cinghiali morti risultati positivi alla peste suina africana.
Successivamente l’infezione è stata rilevata anche in un allevamento di suini domestici della stessa area: due dei tre animali rinvenuti senza vita sono risultati positivi ai controlli.
Il passaggio del virus dalla fauna selvatica agli allevamenti rappresenta uno dei principali rischi per il comparto suinicolo, poiché la peste suina africana può provocare gravi conseguenze economiche senza però rappresentare un pericolo per l’uomo.
Un precedente episodio era stato registrato nelle settimane scorse in provincia di Massa Carrara, dove un altro allevamento era stato interessato dalla presenza del virus.
Attivate le procedure per contenere il focolaio
Dopo la conferma della positività, nella giornata di venerdì 10 luglio è stata convocata l’Unità di crisi centrale dal Ministero della Salute, in coordinamento con la struttura commissariale per la peste suina africana.
L’obiettivo è definire e coordinare gli interventi necessari per contenere il focolaio e impedire un’ulteriore diffusione dell’infezione.
Tra le misure adottate rientrano:
- l’individuazione delle zone di protezione e sorveglianza attorno all’allevamento coinvolto;
- il rafforzamento delle attività di monitoraggio sul territorio;
- l’aumento dei controlli veterinari;
- l’applicazione delle procedure previste per la gestione degli animali infetti.
Le attività vengono condotte attraverso il coordinamento tra Regione Toscana, Asl Toscana Centro, Ministero della Salute e commissario straordinario per la peste suina africana.
Cos’è la peste suina africana e perché preoccupa gli allevatori
La peste suina africana (PSA) è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce esclusivamente gli animali della famiglia dei suidi, cioè maiali domestici e cinghiali.
Il virus può provocare elevati tassi di mortalità negli animali infetti e rappresenta una seria minaccia per gli allevamenti, soprattutto per le conseguenze economiche legate alle restrizioni, ai controlli e alle eventuali misure di abbattimento previste nei focolai.
La trasmissione può avvenire attraverso il contatto diretto tra animali infetti, attraverso materiali contaminati, veicoli, attrezzature o alimenti non correttamente gestiti.
La presenza dei cinghiali selvatici infetti costituisce uno dei principali elementi di rischio perché rende più complesso il controllo della circolazione del virus nell’ambiente.
Nessun rischio per la salute delle persone
Le autorità sanitarie hanno ribadito che la peste suina africana non è una zoonosi.
Questo significa che il virus non può essere trasmesso dagli animali all’uomo e non rappresenta un rischio per la salute dei cittadini.
La malattia riguarda esclusivamente i suini domestici e selvatici e non ha effetti sulla sicurezza alimentare dei consumatori quando vengono rispettate le normali procedure di controllo e sicurezza previste dalla filiera.
L’allerta riguarda quindi principalmente la tutela del patrimonio zootecnico e la protezione economica di un settore produttivo particolarmente importante.
La Toscana monitora la situazione
La Regione Toscana ha comunicato di seguire con attenzione l’evoluzione del focolaio, mantenendo un collegamento costante con il Commissario straordinario per la peste suina africana e con le autorità sanitarie nazionali e locali.
L’obiettivo è evitare che il virus possa estendersi ad altri allevamenti e ridurre al minimo l’impatto sul comparto suinicolo.
La gestione della peste suina africana rappresenta una delle principali sfide sanitarie veterinarie degli ultimi anni in Europa, dove diversi Paesi hanno dovuto affrontare la diffusione della malattia nelle popolazioni di cinghiali selvatici e negli allevamenti.
Il caso del Pistoiese conferma quindi la necessità di mantenere alta la sorveglianza, soprattutto nelle aree dove la presenza del virus è già stata rilevata nella fauna selvatica.
