L’Unione Europea rallenta la propria battaglia contro uno dei gas serra più potenti responsabili del riscaldamento globale. La Commissione europea ha infatti raccomandato agli Stati membri di sospendere fino alla fine del 2029 le sanzioni previste per le compagnie petrolifere e del gas che non rispettano alcuni obblighi sulle emissioni di metano.
Una decisione motivata dalla situazione geopolitica e dalla necessità di garantire la sicurezza degli approvvigionamenti energetici, ma che ha immediatamente acceso la protesta delle organizzazioni ambientaliste, preoccupate per un possibile indebolimento della strategia climatica europea.
Perché il metano è un problema per il clima
Il metano è un gas invisibile e inodore, ma il suo impatto sul clima è molto superiore rispetto all’anidride carbonica.
Sebbene rimanga nell’atmosfera per meno tempo rispetto alla CO₂, il metano ha una capacità molto più elevata di trattenere il calore e accelerare il riscaldamento globale.
Secondo le Nazioni Unite, circa il 60% delle emissioni globali di metano deriva dalle attività umane, con l’agricoltura al primo posto, seguita dal settore energetico.
Nel comparto petrolifero e del gas, il problema principale sono le perdite lungo tutta la filiera: estrazione, trasporto e distribuzione.
La legge europea sul metano doveva partire nel 2027
La normativa europea approvata nel 2024 prevedeva che dal gennaio 2027 gli importatori di petrolio, gas e carbone dovessero monitorare e comunicare le emissioni di metano associate ai prodotti acquistati.
L’obiettivo era ridurre le dispersioni e aumentare la trasparenza del mercato energetico europeo, anche nei confronti dei fornitori esterni all’Unione.
Una misura particolarmente importante perché l’Europa importa una quota significativa della propria energia: nel 2024 circa il 60% dell’energia consumata nell’Ue arrivava dall’estero.
Perché Bruxelles ha deciso di concedere più tempo alle aziende
La Commissione europea non ha rinviato l’entrata in vigore della normativa, ma ha chiesto agli Stati membri di sospendere per tre anni le sanzioni previste per chi non rispetta gli obblighi di comunicazione delle emissioni.
La motivazione è legata alla situazione internazionale.
Secondo Bruxelles, la chiusura dello Stretto di Hormuz e le tensioni in Medio Oriente hanno ridotto le possibilità di approvvigionamento di petrolio e gas, aumentando la necessità di mantenere stabile il mercato energetico.
Una decina di Paesi, tra cui Italia e Paesi Bassi, aveva già chiesto una proroga più ampia delle regole anti-metano, proprio per evitare possibili conseguenze sulla disponibilità di forniture.
Gli ambientalisti: “Un passo indietro nella lotta climatica”
La decisione ha però suscitato forti critiche da parte delle associazioni ambientaliste.
Secondo diverse Ong europee, tra cui Friends of the Earth, l’Unione dovrebbe applicare rapidamente le norme già approvate senza introdurre nuove deroghe.
La preoccupazione è che il rinvio delle sanzioni possa ridurre la pressione sulle aziende fossili proprio mentre gli scienziati chiedono una forte accelerazione nella riduzione delle emissioni di metano.
Il gas, infatti, è considerato uno degli obiettivi più importanti per rallentare il riscaldamento globale nel breve periodo.
Il paradosso europeo: più sicurezza energetica, meno ambizione climatica?
La scelta dell’Ue mette in evidenza uno dei dilemmi più complessi della transizione energetica: conciliare la riduzione delle emissioni con la necessità di garantire energia a prezzi accessibili e forniture stabili.
Da una parte Bruxelles punta alla neutralità climatica entro il 2050 e alla riduzione delle emissioni; dall’altra deve fare i conti con guerre, tensioni geopolitiche e dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili.
La sospensione delle multe sul metano diventa così un nuovo terreno di confronto tra chi chiede più pragmatismo energetico e chi teme un arretramento nella lotta alla crisi climatica.
