Legambiente presenta il rapporto nel sedicesimo anniversario dell’omicidio di Angelo Vassallo. Nel 2025 accertati 20.490 reati e 36.322 illeciti amministrativi. Oltre 6 violazioni ogni ora. Campania, Puglia, Calabria e Sicilia concentrano il 53,6% dei reati
L’assalto alle coste italiane non si ferma. Inquinamento, cemento illegale, pesca di frodo e violazioni delle norme sulla navigazione continuano a esercitare una forte pressione sugli ecosistemi marini e costieri. È la fotografia scattata dalla ventottesima edizione di “Mare Monstrum 2026”, il rapporto di Legambiente elaborato sulla base dei dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto.
Nel 2025 sono stati accertati 20.490 reati ambientali lungo le coste italiane, in calo del 20,4% rispetto all’anno precedente, ai quali si aggiungono 36.322 illeciti amministrativi, diminuiti del 10,3%. Complessivamente si arriva così a 56.812 violazioni: una media di circa 156 illeciti al giorno e oltre 6 ogni ora.
Un dato che, secondo Legambiente, non deve però essere interpretato come un reale miglioramento della situazione. A pesare sulla diminuzione dei numeri sarebbe infatti anche la contrazione dei controlli: nel 2025 ne sono stati effettuati 750.828, il 19,8% in meno rispetto al 2024. A incidere potrebbe inoltre essere l’effetto deterrente prodotto dall’inasprimento delle pene per alcuni reati ambientali.
L’inquinamento torna al primo posto
La principale emergenza individuata dal rapporto riguarda quest’anno l’inquinamento, legato soprattutto alla gestione illegale dei rifiuti e alla mala depurazione.
Nel 2025 sono stati accertati 7.317 reati, pari al 35,7% del totale. Il fenomeno supera così il ciclo illegale del cemento, che si ferma a 6.189 reati, il 30,2% del totale.
Seguono la pesca illegale, con 4.338 reati e una quota del 21,2%, e le violazioni del Codice della navigazione e della nautica da diporto, con 2.646 reati, pari al 12,9%.
Proprio quest’ultimo comparto rappresenta una delle poche voci in crescita: i reati sono aumentati del 17,4% rispetto al 2024.
La mappa dell’illegalità: Campania, Puglia, Calabria e Sicilia in testa
L’illegalità lungo le coste continua a concentrarsi soprattutto nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa.
Campania, Puglia, Calabria e Sicilia raccolgono complessivamente il 53,6% dei reati accertati a livello nazionale.
La Campania mantiene il primato con 4.002 reati, davanti alla Puglia con 2.599, alla Sicilia con 2.448 e alla Calabria con 1.929.
Il fenomeno assume una dimensione ancora più evidente se si guarda all’intero arco temporale analizzato da Legambiente: dal 1999 a oggi sono stati accertati 483.195 reati lungo le coste italiane. Di questi, 260.399, pari al 53,9%, sono stati registrati nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa.
Al quinto posto della classifica si trova invece la Liguria, che con 1.581 reati registra un aumento del 9% e sale dall’ottavo al quinto posto. Seguono Lazio, con 1.443 reati, Sardegna con 1.356 e Toscana con 1.162.
Il peso della mala depurazione
Il capitolo dedicato all’inquinamento restituisce una fotografia particolarmente significativa.
Nel 2025 sono state 8.397 le persone denunciate, mentre sono state 86 le misure cautelari e 2.452 i sequestri penali. Gli illeciti amministrativi sono stati 4.624, accompagnati da 4.548 sanzioni.
Il valore economico complessivo dei sequestri penali e amministrativi è arrivato a quasi 146 milioni di euro.
Anche in questo caso è la Campania a guidare la classifica: 1.655 reati, pari al 22,6% del totale nazionale, oltre a 1.516 persone denunciate, 33 arresti e 877 sequestri.
Seguono Puglia, con 884 reati, Calabria con 731, Lazio con 693 e Sardegna con 539.
Il cemento illegale continua a consumare le coste
Al secondo posto c’è il ciclo illegale del cemento, che comprende abusivismo edilizio e altre forme di aggressione al territorio.
Nel 2025 sono state denunciate 6.485 persone, mentre gli arresti sono stati 7. I sequestri penali hanno raggiunto quota 653.
Sono stati inoltre contestati 11.012 illeciti amministrativi, con 11.017 sanzioni.
Anche in questo caso la Campania mantiene il primato con 1.166 reati, pari al 18,8% del totale nazionale. Seguono Puglia, con 953 reati, e Sicilia, con 806.
Considerando insieme Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, nelle quattro regioni si concentra quasi il 57% dei reati legati al ciclo illegale del cemento.
Pesca illegale, sequestrate oltre 721 tonnellate di pesce
Un’altra emergenza riguarda la pesca illegale.
Nel corso del 2025 sono state denunciate 4.194 persone e sono stati effettuati 146 sequestri penali. Le operazioni hanno portato al sequestro di oltre 11mila attrezzi da pesca e più di 721mila chilogrammi di prodotti ittici.
Significa, secondo i dati del rapporto, circa 1.977 chilogrammi di pesce sequestrato ogni giorno.
Considerando anche i 5.919 illeciti amministrativi, il bilancio complessivo arriva a 10.257 violazioni.
La Sicilia è in testa con 816 reati, circa il 19% del totale nazionale. Seguono Liguria, con 539, e Calabria, con 528.
La Sicilia registra inoltre il dato più elevato per quantità di prodotti ittici sequestrati: 312.149 chilogrammi, davanti al Veneto con 86.119 e alla Toscana con 52.790.
Crescono le violazioni legate alla nautica
Il rapporto segnala infine una crescita significativa delle violazioni del Codice della navigazione e della nautica da diporto, anche all’interno di aree protette.
Nel complesso sono state accertate 14.661 violazioni, di cui 2.646 reati e 12.015 illeciti amministrativi.
I reati sono aumentati del 17,4% rispetto al 2024.
La Campania è ancora una volta in cima alla classifica con 834 reati, seguita da Liguria con 319 e Sicilia con 305.
Meno denunce e sequestri, ma il problema resta
Il ridimensionamento dei controlli si riflette anche sugli altri indicatori.
Nel 2025 le persone denunciate sono state 21.726, il 19,2% in meno rispetto all’anno precedente, mentre gli arresti sono stati 93, in calo del 31,1%.
I sequestri sono stati 3.267, con una diminuzione del 19,9%.
Sul fronte amministrativo sono state invece irrogate 37.680 sanzioni, per un valore complessivo superiore a 191 milioni di euro, in calo del 58,1%.
Numeri che contribuiscono a spiegare perché Legambiente inviti a non leggere la diminuzione dei reati come una vittoria definitiva nella lotta contro l’illegalità ambientale.
Il ricordo di Angelo Vassallo
Il rapporto viene presentato nel giorno in cui ricorre il sedicesimo anniversario dell’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica, nel Cilento.
Proprio ad Acciaroli, sabato 5 settembre, il Comune di Pollica e Legambiente assegneranno il Premio Angelo Vassallo, riconoscimento destinato alle amministrazioni locali maggiormente impegnate nella tutela dell’ambiente e nel contrasto alle illegalità.
L’appuntamento vedrà la partecipazione, tra gli altri, del sindaco di Pollica Stefano Pisani, del presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani e della presidente di Legambiente Campania Mariateresa Imparato.
Legambiente: «Serve un cambio di passo»
«I numeri di Mare Monstrum 2026 fotografano solo la punta dell’iceberg», sottolinea Stefano Ciafani (nel video di seguito), presidente nazionale di Legambiente, secondo cui l’illegalità sommersa continua a rappresentare una minaccia per gli ecosistemi marini.
Per l’associazione, il calo dei reati è riconducibile sia all’effetto preventivo delle nuove pene ambientali sia alla diminuzione dei controlli.
Da qui la richiesta di un intervento coordinato di Governo, Parlamento, Regioni e Comuni, con il rafforzamento dei controlli, il completamento dei sistemi di depurazione, il riuso delle acque reflue, il contrasto all’abusivismo edilizio e una maggiore tutela della biodiversità.
Dieci proposte per difendere il mare
Legambiente mette sul tavolo anche una serie di proposte concrete: dal rafforzamento dei controlli ambientali attraverso il Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA) alla costruzione e all’adeguamento delle reti fognarie e degli impianti di depurazione.
L’associazione chiede inoltre di aumentare il riuso delle acque reflue e dei fanghi di depurazione, contrastare le occupazioni abusive del demanio marittimo, rendere più efficaci le demolizioni degli abusi edilizi e rafforzare le norme contro la pesca illegale, non dichiarata e non documentata.
Sul fronte marino viene chiesta anche la piena attuazione delle norme europee sulla raccolta dei rifiuti delle navi nei porti e l’introduzione di limiti più stringenti agli scarichi in mare.
La sfida, conclude Legambiente, non riguarda soltanto la repressione dei singoli illeciti. Difendere le coste significa proteggere un patrimonio ambientale, economico e turistico che rappresenta una delle risorse strategiche del Paese.
