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Ferragosto, il conto dell’inciviltà sulle spiagge: rifiuti, sabbia e conchiglie portate via

Dopo le immagini di degrado circolate sui social all’indomani di San Lorenzo, Retake chiede ai Comuni balneari di rafforzare controlli e sanzioni. Non ci sono solo bottiglie e mozziconi: anche portare via sabbia, ciottoli e conchiglie contribuisce a impoverire ecosistemi già fragili.

La festa finisce, la spiaggia resta. E spesso, il mattino dopo, a restare sono soprattutto bottiglie, bicchieri, lattine, plastica, mozziconi e resti di bivacchi.

Le immagini delle spiagge italiane dopo la notte di San Lorenzo hanno riacceso il dibattito sul rapporto tra turismo di massa e tutela degli arenili proprio alla vigilia del momento più affollato dell’estate. Con Ferragosto alle porte, l’appello di Retake ai Comuni delle località balneari è quello di rafforzare controlli e sanzioni contro l’abbandono dei rifiuti, ma anche contro un’abitudine apparentemente innocua: portarsi a casa pezzi di spiaggia.

Sabbia, ciottoli, conchiglie e altri materiali naturali vengono spesso considerati souvenir innocenti. Ma quando lo stesso comportamento viene replicato migliaia di volte ogni giorno, il problema cambia scala.

La domanda, quindi, non è soltanto quanto siano sporche le spiagge il giorno dopo una festa. È quanto materiale venga sottratto ogni estate agli arenili italiani e quanto costi alla collettività rimettere in ordine ciò che pochi hanno lasciato dietro di sé.

Il giorno dopo San Lorenzo le spiagge diventano una discarica

Le fotografie circolate sui social dopo la notte di San Lorenzo hanno mostrato uno scenario già visto in molte località italiane: arenili trasformati in aree di bivacco, con rifiuti abbandonati direttamente sulla sabbia.

Bottiglie, bicchieri, lattine, confezioni di plastica, mozziconi e residui delle feste rimangono sul posto mentre i bagnanti se ne vanno.

È il lato meno raccontato delle notti estive sulla spiaggia: la festa dura poche ore, la pulizia può richiedere un’intera giornata.

E a occuparsene sono spesso operatori comunali, gestori degli stabilimenti, volontari e cittadini.

«Quello che abbiamo visto all’indomani di San Lorenzo è inaccettabile e deve rappresentare un monito in vista del Ferragosto. Non possiamo rassegnarci all’idea che dopo una notte di festa le nostre spiagge debbano trasformarsi in distese di rifiuti e che siano poi altri cittadini, volontari o operatori a dover riparare ai comportamenti incivili di pochi. Servono prevenzione, controlli e sanzioni realmente dissuasive. Una spiaggia è un patrimonio collettivo, non un luogo da utilizzare e abbandonare sporco». Lo afferma Fabrizio Milone, presidente di Retake.

Il problema, secondo l’associazione, non può essere risolto affidandosi esclusivamente al senso civico.

Ferragosto è il vero banco di prova

Se San Lorenzo ha rappresentato un campanello d’allarme, Ferragosto sarà il test più difficile.

Le coste italiane saranno interessate da un enorme afflusso di persone e, soprattutto nelle località più frequentate, aumenteranno inevitabilmente le occasioni di abbandono dei rifiuti.

Per questo Retake chiede ai Comuni balneari di intervenire prima del 15 agosto, laddove non siano già presenti misure adeguate, con ordinanze, controlli e sanzioni effettivamente dissuasive.

L’obiettivo non è soltanto punire chi sporca dopo che il danno è stato fatto.

La partita si gioca soprattutto sulla prevenzione: rendere visibili le regole, aumentare la presenza dei controlli nei punti più sensibili e fare in modo che il rischio di una sanzione sia concreto.

Non c’è solo la plastica: il problema è anche nella sabbia

C’è poi un fenomeno meno visibile e per questo spesso sottovalutato.

Sono i turisti che, tornando a casa, mettono in valigia sabbia, conchiglie, ciottoli o altri elementi naturali raccolti sulla spiaggia.

Il singolo gesto può sembrare irrilevante. Una manciata di sabbia in una bottiglietta, una conchiglia raccolta sulla battigia, qualche sassolino infilato nello zaino.

Ma una spiaggia non è un contenitore infinito.

Sabbia, ciottoli e altri materiali fanno parte dell’equilibrio fisico dell’arenile. La loro sottrazione, quando ripetuta su larga scala, può contribuire all’impoverimento di sistemi costieri già sottoposti a pressione per erosione, urbanizzazione, cambiamenti climatici e aumento della frequentazione turistica.

È la differenza tra osservare il comportamento del singolo e guardare l’effetto di milioni di comportamenti identici.

La spiaggia non è un souvenir

Il messaggio da far passare è quindi semplice: quello che si trova sulla spiaggia non è automaticamente un souvenir.

Una conchiglia, un ciottolo o una quantità di sabbia possono sembrare privi di valore. Ma il loro valore ambientale non coincide con quello economico.

Gli elementi naturali dell’arenile contribuiscono alla struttura e al funzionamento dell’ecosistema costiero. Portarne via piccole quantità può sembrare insignificante; moltiplicare il gesto per migliaia di persone significa però trasformarlo in un fenomeno diverso.

Ed è proprio questa dimensione collettiva che spesso manca nelle campagne di sensibilizzazione.

Chi paga quando la spiaggia viene lasciata sporca?

C’è anche un altro aspetto che merita attenzione: il costo dell’inciviltà.

Quando una spiaggia viene lasciata piena di rifiuti, qualcuno deve intervenire per raccoglierli, separarli e smaltirli.

Il lavoro viene svolto dagli operatori incaricati della pulizia, dai gestori degli stabilimenti o, in alcuni casi, da volontari.

Ma il principio è sempre lo stesso: il comportamento individuale produce un costo collettivo.

E nei giorni di maggiore affluenza il problema aumenta proporzionalmente.

Più persone significa più rifiuti potenziali, ma anche una maggiore pressione sulla sabbia, sulla vegetazione dunale, sulle aree naturali e sugli habitat costieri.

Retake: “Una spiaggia è un patrimonio collettivo”

Secondo Fabrizio Milone, «non possiamo rassegnarci all’idea che dopo una notte di festa le nostre spiagge debbano trasformarsi in distese di rifiuti e che siano poi altri cittadini, volontari o operatori a dover riparare ai comportamenti incivili di pochi».

La richiesta dell’associazione è quindi quella di combinare prevenzione, controlli e sanzioni.

«Una spiaggia è un patrimonio collettivo, non un luogo da utilizzare e abbandonare sporco», sottolinea Milone.

Il concetto è particolarmente rilevante in un Paese come l’Italia, dove le coste rappresentano contemporaneamente un patrimonio ambientale, una risorsa turistica e uno spazio pubblico utilizzato ogni estate da milioni di persone.

La soluzione non può essere pulire sempre di più

C’è un paradosso nelle spiagge italiane: più aumenta la pressione turistica, più cresce la necessità di pulizia.

Ma pulire non significa risolvere il problema.

La bonifica dell’arenile elimina il rifiuto visibile, non il comportamento che lo ha prodotto. E soprattutto non può restituire immediatamente ciò che viene sottratto all’ecosistema.

Per questo la prevenzione diventa fondamentale.

Cartelli chiari, cestini e contenitori adeguati, controlli nei momenti di maggiore affluenza e sanzioni realmente applicate possono avere un effetto maggiore rispetto alla semplice raccolta dei rifiuti il mattino successivo.

Prima di Ferragosto serve una stretta

L’appello di Retake arriva quindi in un momento preciso: prima che milioni di italiani si riversino sulle coste per il Ferragosto.

Le amministrazioni che hanno già adottato regolamenti e ordinanze possono rafforzarne l’applicazione nei giorni di maggiore affluenza. Quelle che non hanno ancora previsto misure sufficientemente incisive sono chiamate invece a intervenire.

Perché il problema non è soltanto estetico.

Una spiaggia piena di plastica e mozziconi è un problema ambientale. Una spiaggia dalla quale ogni giorno vengono sottratti sabbia e altri materiali naturali è un ecosistema sottoposto a ulteriore pressione. E una spiaggia che deve essere ripulita quotidianamente da operatori e volontari rappresenta anche un costo per la comunità.

Il vero souvenir è lasciare la spiaggia com’era

La sfida di Ferragosto, alla fine, potrebbe essere racchiusa in una regola molto semplice: andare via portandosi dietro soltanto ciò che si è portato con sé.

Niente bottiglie lasciate sulla sabbia. Niente mozziconi. Niente bicchieri abbandonati dopo una festa. E, quando possibile, niente sabbia, conchiglie o ciottoli raccolti come ricordo.

Perché una spiaggia non è più pulita quando qualcuno la ripulisce.

È più pulita quando non è stato necessario sporcarla.

E la differenza, questa volta, potrebbe dipendere molto meno dagli operatori incaricati della pulizia e molto di più dai comportamenti di chi il 15 agosto sceglierà di passarci la giornata.

@Credits Foto: Ufficio Stampa Retake

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