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L’Europa apre alle nuove biotecnologie agricole: rivoluzione o rischio per il cibo?

L’Europa ha deciso di cambiare le regole sulle nuove tecniche genomiche applicate all’agricoltura. Per alcuni si tratta di una svolta necessaria per affrontare siccità, parassiti e cambiamenti climatici. Per altri è un passo che rischia di ridurre trasparenza, controlli e tutela della biodiversità.

Il voto che ha portato all’approvazione del nuovo quadro normativo sulle cosiddette NGT (New Genomic Techniques), note in Italia anche come TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita), ha immediatamente acceso il confronto tra mondo agricolo, comunità scientifica, associazioni ambientaliste e organizzazioni dei consumatori.

Dietro lo scontro, però, si nasconde una questione molto più ampia: come produrre cibo in un continente che si sta riscaldando più rapidamente della media globale?

Perché l’Europa ha cambiato le regole

La Commissione europea ha motivato la riforma con la necessità di accelerare l’innovazione agricola in un contesto caratterizzato da eventi climatici sempre più estremi.

Negli ultimi anni il settore agricolo europeo ha dovuto fare i conti con siccità prolungate, ondate di calore, nuovi parassiti e una crescente instabilità delle produzioni.

Secondo i sostenitori della riforma, le nuove tecniche genomiche possono contribuire a sviluppare varietà più resistenti allo stress idrico, alle malattie e alle variazioni climatiche, riducendo al tempo stesso la dipendenza da fitofarmaci e input chimici.

L’obiettivo dichiarato è rendere l’agricoltura europea più resiliente e competitiva.

Cosa sono davvero le TEA

Le Tecniche di Evoluzione Assistita consentono di modificare in modo mirato il patrimonio genetico delle piante intervenendo direttamente su specifiche sequenze del DNA.

A differenza degli OGM tradizionali sviluppati negli anni Novanta, queste tecnologie non prevedono necessariamente l’introduzione di geni provenienti da specie diverse.

I sostenitori sostengono che molte modifiche ottenute tramite TEA potrebbero verificarsi anche spontaneamente in natura o attraverso processi di selezione convenzionale, ma in tempi molto più lunghi.

Proprio questa caratteristica è alla base della scelta europea di distinguere alcune categorie di piante NGT dagli organismi geneticamente modificati disciplinati dalla normativa storica sugli OGM.

Le colture pensate per resistere alla crisi climatica

La questione climatica è il principale argomento utilizzato dai sostenitori della riforma.

L’Europa meridionale sta sperimentando una crescente pressione dovuta alla scarsità idrica e all’aumento delle temperature. In molte regioni agricole, dalla Spagna all’Italia, le rese di alcune colture sono già influenzate da fenomeni meteorologici estremi sempre più frequenti.

In questo contesto, le nuove biotecnologie potrebbero consentire di sviluppare varietà in grado di:

  • utilizzare meno acqua;
  • tollerare meglio il caldo estremo;
  • resistere a parassiti emergenti;
  • ridurre l’impiego di pesticidi;
  • mantenere la produttività in condizioni climatiche più difficili.

Per molti ricercatori, si tratta di uno strumento che potrebbe affiancare altre strategie di adattamento, come l’agricoltura rigenerativa, la gestione sostenibile del suolo e l’innovazione nei sistemi irrigui.

Il nodo dei brevetti e delle sementi

È però sul tema della proprietà intellettuale che si concentra gran parte delle critiche.

Numerose associazioni ambientaliste e organizzazioni del settore biologico temono che il nuovo quadro normativo possa rafforzare il controllo delle grandi multinazionali sementiere sul mercato agricolo.

Secondo i critici, il rischio è che i brevetti associati ad alcune caratteristiche genetiche favoriscano un’ulteriore concentrazione del settore nelle mani di pochi grandi gruppi internazionali.

Le associazioni denunciano inoltre possibili difficoltà per agricoltori e piccole aziende sementiere nel gestire eventuali controversie legate alla presenza di tratti genetici protetti da brevetto.

Il tema della proprietà delle sementi è destinato a diventare uno dei punti più controversi del dibattito europeo nei prossimi anni.

Perché ambientalisti e agricoltori sono divisi

La contrapposizione non segue uno schema semplice.

Da una parte ci sono organizzazioni agricole e parte del mondo scientifico che vedono nelle TEA uno strumento utile per affrontare le conseguenze della crisi climatica.

Dall’altra, associazioni ambientaliste, movimenti per la sovranità alimentare e rappresentanti dell’agricoltura biologica temono una riduzione delle garanzie esistenti e una crescente dipendenza da tecnologie proprietarie.

Il confronto riguarda anche il principio di precauzione, storicamente centrale nella legislazione ambientale europea.

Per i sostenitori della riforma, l’attuale sistema normativo era diventato troppo rigido rispetto all’evoluzione della ricerca scientifica.

Per gli oppositori, invece, l’allentamento di alcune procedure rischia di compromettere trasparenza e controllo pubblico.

Chi controllerà il cibo del futuro?

La vera domanda che emerge da questa vicenda va oltre il dibattito sugli OGM.

L’agricoltura europea si trova davanti a una sfida senza precedenti: produrre cibo in condizioni climatiche sempre più difficili, riducendo al contempo l’impatto ambientale delle coltivazioni.

Le nuove tecniche genomiche rappresentano una delle possibili risposte, ma non l’unica.

Accanto all’innovazione genetica restano fondamentali la tutela della biodiversità agricola, la conservazione del suolo, la gestione sostenibile dell’acqua e il sostegno alle filiere locali.

Il voto europeo non chiude il dibattito. Al contrario, apre una nuova fase in cui tecnologia, agricoltura e politica dovranno confrontarsi su una questione destinata a diventare sempre più centrale: chi deciderà come coltivare il cibo del futuro e con quali regole?

Le associazioni: “rischio concentrazione del mercato e meno tutele”

Le nuove regole europee sulle TEA hanno suscitato una forte reazione da parte di 21 organizzazioni italiane attive nei settori dell’agricoltura biologica, biodinamica, della tutela ambientale e dei diritti dei consumatori.

Secondo le associazioni, il nuovo quadro normativo rappresenterebbe un cambiamento significativo rispetto al precedente impianto regolatorio europeo sugli OGM, con possibili ricadute su alcuni principi considerati fondamentali, come la tracciabilità, la valutazione preventiva dei rischi e la trasparenza nei confronti dei consumatori.

Una delle principali preoccupazioni riguarda il ruolo dei brevetti genetici. Le organizzazioni temono che la crescente estensione della proprietà intellettuale sulle varietà vegetali possa rafforzare la concentrazione del mercato sementiero nelle mani di pochi grandi gruppi internazionali, riducendo lo spazio operativo per le piccole e medie imprese agricole e sementiere.

Un altro nodo segnalato riguarda la possibile difficoltà, per agricoltori e produttori, di distinguere e gestire eventuali contaminazioni tra colture tradizionali e varietà sviluppate con nuove tecniche genomiche, soprattutto in assenza di sistemi di tracciabilità dettagliati.

Le associazioni sottolineano infine il rischio di un indebolimento del principio di precauzione, considerato uno dei pilastri storici della normativa ambientale europea, chiedendo maggiore attenzione agli effetti a lungo termine sull’agrobiodiversità e sui sistemi agricoli locali.

Le associazioni: AIAB, ARCI, Assobio, Associazione Italiana per l’Agricoltura Biodinamica, Associazione Rurale Italiana, Centro Internazionale CroceviaDemeter Italia, Fairwatch, Federazione Nazionale Pro Natura, Federbio, FIRAB, Fondazione Seminare il Futuro, Greenpeace Italia, Legambiente, Lipu, Movimento Consumatori, Navdanya International, Rete Semi Rurali, Slow Food Italia, Terra!, WWF Italia

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