Sono le 11:42 del 31 maggio 2026. Al McCormick Place di Chicago, durante la sessione plenaria del congresso annuale dell’American Society of Clinical Oncology, l’ASCO, il più importante appuntamento mondiale dell’oncologia, Brian Wolpin, direttore del Hale Family Center for Pancreatic Cancer Research al Dana-Farber Cancer Institute di Boston, proietta una slide. Mostra una curva di sopravvivenza. Due linee che si separano in modo netto, inequivocabile.
La platea, composta da migliaia tra i migliori oncologi del mondo, si alza in piedi. Quarantadue secondi di applausi, urla, fischi. Qualcuno piange. Roberto Burioni, presente tra il pubblico, scrive subito su Facebook: “Uscito poche ore fa un lavoro con risultati eccezionali mai visti prima. Finalmente un’edizione straordinaria per una buona notizia e non per un nuovo pericolo.”
La slide mostra i risultati del trial di fase 3 RASolute 302 su daraxonrasib: una pillola sperimentale sviluppata da Revolution Medicines contro il tumore al pancreas metastatico. La sopravvivenza mediana nel gruppo trattato con daraxonrasib: 13,2 mesi. Nel gruppo trattato con chemioterapia standard: 6,7 mesi. Quasi il doppio. Con una riduzione della mortalità del 60%.
Nel mondo del tumore al pancreas, questi numeri equivalgono a una rivoluzione.
Perché il tumore al pancreas è così difficile da trattare
Per capire la portata di questo risultato, bisogna capire contro cosa si stava lottando. Il tumore al pancreas (adenocarcinoma duttale pancreatico, nella sua forma più comune) è da decenni il cancro con la prognosi peggiore tra i tumori solidi. In Italia è responsabile di circa 15.000 decessi ogni anno. La sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi è tra le più basse in assoluto: circa il 12% in tutte le fasi combinate, e meno del 3% nelle forme metastatiche.
Le ragioni di questa resistenza alle terapie sono biologiche e profonde. Il tumore al pancreas si sviluppa in modo silenzioso, spesso senza sintomi riconoscibili nelle fasi iniziali, e viene diagnosticato nella maggior parte dei casi quando è già in stadio avanzato o metastatico. Ma il problema più grande è genetico: oltre il 90% dei tumori al pancreas porta una mutazione del gene KRAS: una delle alterazioni genetiche più comuni nei tumori umani, e una delle più difficili da bloccare farmacologicamente.
Per decenni, il gene KRAS mutato è stato considerato “undruggable” ovvero impossibile da colpire con farmaci. I tentativi di sviluppare inibitori diretti di KRAS avevano sistematicamente fallito, e la chemioterapia rimaneva l’unica opzione in seconda linea, con risultati modesti e tossicità elevata.
Come funziona daraxonrasib: la colla molecolare che blocca RAS
Daraxonrasib usa un approccio completamente diverso da tutto quello che era stato tentato prima. Non cerca di bloccare direttamente la proteina KRAS mutata — ci hanno provato in tanti, con scarsi risultati. Invece, agisce come una “colla molecolare”: si lega alla proteina ciclofilina A presente nelle cellule, e il complesso risultante – farmaco più ciclofilina A – blocca l’attività delle proteine RAS nello stato “acceso”, quello in cui promuovono la crescita tumorale.
Il meccanismo ha un vantaggio cruciale: non è specifico per una singola mutazione di RAS, ma copre più varianti RAS contemporaneamente. Questo spiega perché il trial ha osservato benefici non solo nei tumori con mutazione KRAS G12 – la più comune – ma anche in quelli con mutazioni diverse e persino in quelli senza mutazione KRAS nota. È un approccio pan-RAS, capace di colpire il bersaglio indipendentemente dalla specifica alterazione genetica presente.
Il farmaco viene somministrato per via orale ed è una pillola, non un’infusione endovenosa. Per pazienti già provati da una prima linea di chemioterapia, questo fa una differenza enorme in termini di qualità della vita.
I dati completi: sopravvivenza, progressione e qualità della vita
I risultati presentati all’ASCO 2026 e pubblicati simultaneamente sul New England Journal of Medicine, la rivista medica più autorevole al mondo, vanno ben oltre il dato principale sulla sopravvivenza.
La sopravvivenza libera da progressione, il tempo che passa prima che il tumore riprenda a crescere nonostante la terapia, è stata di 7,2 mesi con daraxonrasib contro 3,6 mesi con la chemioterapia. Anche qui, il doppio.
Il tasso di risposta obiettiva, la percentuale di pazienti in cui il tumore si è ridotto in modo misurabile, è stato del 26% con daraxonrasib contro il 10% con la chemioterapia.
Sul fronte della tossicità, cruciale in pazienti già debilitati dalla malattia e dalle terapie precedenti, il profilo di daraxonrasib si è rivelato migliore della chemioterapia: meno effetti collaterali severi, meno interruzioni di terapia, migliore qualità della vita riportata dai pazienti stessi.
“Daraxonrasib rappresenta un nuovo standard di cura nel trattamento di seconda linea dell’adenocarcinoma del pancreas”, ha dichiarato la discussant della presentazione, la dottoressa Jennifer Knox del Princess Margaret Cancer Centre di Toronto.
Il gene RAS – di cui KRAS è la variante più comune nei tumori – è stato scoperto negli anni ’80 come primo oncogene umano identificato. Da allora è considerato uno dei bersagli più importanti e più elusivi dell’oncologia: è mutato in circa il 30% di tutti i tumori umani, ma per quarant’anni nessun farmaco era riuscito a bloccarlo efficacemente. Gli scienziati lo avevano ribattezzato “undruggable” ovvero impossibile da colpire con farmaci. I dati di daraxonrasib all’ASCO 2026 dimostrano che quel soprannome non era definitivo: la scienza ha trovato un modo. E potrebbe cambiare il trattamento di milioni di pazienti in tutto il mondo.
Quando arriverà in Italia?
Negli Stati Uniti, il percorso è già iniziato. La FDA ha autorizzato l’accesso espanso: un programma che permette ai pazienti americani di accedere al farmaco prima dell’approvazione definitiva e secondo Burioni i pazienti americani avranno il farmaco disponibile “già dalla prossima settimana” rispetto all’annuncio all’ASCO.
L’approvazione definitiva della FDA è considerata molto probabile e rapida, dato il profilo di risultati eccezionali e l’eleggibilità per la fast track designation che Revolution Medicines ha già ottenuto.
Per l’Italia e l’Europa, il percorso è più lungo. L’EMA (l’Agenzia Europea del Farmaco) dovrà ricevere la domanda di autorizzazione, effettuare la propria valutazione e approvare il farmaco per il mercato europeo. Poi AIFA (l’Agenzia Italiana del Farmaco) dovrà negoziare il prezzo e le condizioni di rimborsabilità.
In condizioni normali, questo processo richiede 2-3 anni dall’approvazione FDA. Esiste però un percorso accelerato – la procedura di autorizzazione condizionale dell’EMA – che in casi di urgente bisogno medico può ridurre significativamente i tempi. Dati i 15.000 morti all’anno in Italia per questo tumore e la mancanza di alternative efficaci in seconda linea, le condizioni per attivare questa procedura sembrano esserci tutte.
Il gene RAS e gli altri tumori: la prossima frontiera
Daraxonrasib non è solo una notizia per il tumore al pancreas. Il gene RAS è mutato in molti altri tumori comuni – polmone, colon-retto, leucemie mieloidi – e il meccanismo d’azione pan-RAS di daraxonrasib lo rende potenzialmente applicabile a un’ampia gamma di neoplasie.
Revolution Medicines ha già studi in corso per il cancro al polmone non a piccole cellule con mutazione KRAS, per il carcinoma del colon-retto e per altri tumori RAS-dipendenti. I ricercatori stanno anche esplorando combinazioni con altri farmaci per ritardare lo sviluppo di resistenze.
“Stiamo osservando livelli di sopravvivenza ed efficacia senza precedenti”, ha commentato Rachna Shroff, esperta di tumori gastrointestinali all’University of Arizona Cancer Center. “Colpire il gene KRAS nel cancro del pancreas è finalmente realtà”.
