L’indagine della Federico II svela concentrazioni critiche di tricloroetilene e tetracloroetilene tra Angri, Sarno, Scafati e Striano. Il Presidente dell’Ente Parco, Vincenzo Marrazzo, chiede un Piano Straordinario di allacci idrici: “La salute dei cittadini non può aspettare i tempi della burocrazia”.
Il confine tra progresso industriale e tutela ambientale, nell’Agro Sarnese-Nocerino, si è fatto oggi drammaticamente sottile. I recenti dati scientifici emersi da uno studio dell’Università Federico II di Napoli, in collaborazione con l’ARPAC, hanno squarciato il velo su una realtà che molti temevano ma che oggi trova conferma nei numeri: il cuore invisibile del nostro territorio, le acque sotterranee, è malato.
L’anatomia della contaminazione: cosa dicono i dati
Lo studio dell’ateneo federiciano ha acceso i riflettori su quattro comuni chiave: Angri, Sarno, Scafati e Striano. In queste aree, le analisi hanno rilevato concentrazioni critiche di due composti chimici che non dovrebbero trovarsi nel ciclo dell’acqua potabile: il tricloroetilene e il tetracloroetilene.
Si tratta di solventi organici ampiamente utilizzati in passato (e talvolta ancora oggi) in ambito industriale, conosciuti comunemente come trielina. Il problema non è solo ambientale, ma profondamente sanitario: queste sostanze sono classificate come cancerogene e la loro persistenza nel sottosuolo può durare decenni, filtrando lentamente attraverso gli strati del terreno fino a raggiungere le falde acquifere da cui migliaia di persone, ancora oggi, attingono per l’uso quotidiano.
L’appello di Vincenzo Marrazzo: “Serve un’azione eccezionale”
Di fronte a questo scenario, l’Ente Parco Idrografico del Fiume Sarno ha deciso di non restare a guardare. Il Presidente Vincenzo Marrazzo ha rotto gli indugi proponendo un Piano Straordinario di Allacci alla Rete Idrica e Fognaria. Non si tratta di una semplice proposta amministrativa, ma di una richiesta di intervento d’urgenza.
“L’evidenza della contaminazione del sottosuolo potrebbe configurare un rischio sanitario immediato e concreto per i nuclei familiari”, ha spiegato Marrazzo. Il punto focale della questione riguarda quella “zona grigia” di popolazione che ancora non è servita dalla rete idrica pubblica.
Il pericolo silenzioso dei pozzi privati
Il vero tallone d’Achille della sicurezza sanitaria locale è rappresentato dai pozzi privati. In molte aree rurali e periferiche dei comuni coinvolti, l’auto-approvvigionamento idrico è ancora una pratica diffusa. Fino a ieri, il pozzo era visto come una risorsa economica e naturale; oggi, alla luce dei dati dell’Università Federico II, rischia di trasformarsi in un veicolo di sostanze tossiche.
Secondo il Presidente Marrazzo, l’allaccio alla rete pubblica non è più solo un’opera di urbanizzazione, ma “l’unico presidio di sicurezza sanitaria disponibile”. La rete pubblica, infatti, è sottoposta a controlli costanti e rigorosi che garantiscono l’assenza di contaminanti chimici, cosa che un privato cittadino raramente riesce a monitorare con la stessa frequenza e precisione sul proprio pozzo.
Oltre la burocrazia: la sfida dei tempi
Uno dei passaggi più critici della proposta dell’Ente Parco riguarda la gestione temporale. “Tale piano non può essere gestito con le tempistiche della programmazione ordinaria”, ha ribadito Marrazzo. In Italia, la realizzazione di infrastrutture idriche segue spesso iter burocratici che durano anni. Ma quando in gioco c’è la presenza di cancerogeni nelle falde, il tempo diventa un fattore medico, non solo amministrativo.
L’obiettivo del Piano Straordinario è quello di abbattere i passaggi burocratici, creando una “corsia preferenziale” per gli allacci nei territori di Angri, Sarno, Scafati e Striano. Si tratterebbe di un intervento tecnico di carattere eccezionale per rispondere a una minaccia altrettanto eccezionale.

Cosa sono il Tricloroetilene e il Tetracloroetilene?
Per capire la gravità della situazione, è necessario approfondire la natura dei contaminanti.
- Tricloroetilene: Utilizzato principalmente come sgrassante per metalli, è noto per la sua elevata volatilità ma anche per la sua capacità di penetrare in profondità nel terreno.
- Tetracloroetilene: Impiegato storicamente nel lavaggio a secco dei tessuti e nell’industria chimica. Entrambi i composti, se ingeriti o inalati (anche attraverso il vapore dell’acqua calda durante una doccia), possono avere effetti deleteri sul sistema nervoso centrale, sul fegato e sui reni, oltre ad essere legati a un incremento del rischio oncologico.
Un patto per il territorio
La proposta dell’Ente Parco del Sarno mette le istituzioni davanti a una responsabilità precisa. La bonifica dei suoli è un processo lunghissimo e complesso, ma la messa in sicurezza dei cittadini può (e deve) essere immediata. Il passaggio dal pozzo privato alla rete idrica controllata è il primo passo per trasformare un’area martoriata dall’inquinamento in un territorio che mette al centro il diritto fondamentale alla salute.
