Il gasolio supera 2,30 euro al litro in autostrada. In meno di due settimane un pieno è rincarato di oltre 5 euro. Consumatori contro il Governo: «Serve potenziare il taglio delle accise». E il caro carburanti rischia di trasferirsi su trasporti, merci e prezzi al consumo
Un pieno di gasolio costa oggi 7 euro in più rispetto a un mese fa. In autostrada l’aumento arriva a 7,25 euro. E la corsa dei prezzi non sembra rallentare: in appena 13 giorni, dal 2 al 15 settembre, un automobilista che fa rifornimento in autostrada ha visto aumentare il costo di un pieno di diesel di 5,35 euro.
Il nuovo allarme arriva dai dati giornalieri del Ministero delle Imprese e del Made in Italy sui prezzi medi dei carburanti ed è accompagnato dalle critiche delle associazioni dei consumatori.
L’Unione Nazionale Consumatori parla di un possibile «atto irresponsabile» se il Governo non dovesse rinnovare gli sconti sul gasolio. Il Codacons chiede invece di potenziare il taglio delle accise e di estenderlo anche alla benzina.
Il quadro è quello di una nuova fiammata dei prezzi alla pompa che rischia di trasformarsi in qualcosa di più ampio: un aumento dei costi per famiglie e imprese e, indirettamente, una nuova pressione sui prezzi di beni e servizi.
Gasolio sopra 2,30 euro in autostrada
Il dato più immediato riguarda il diesel.
Secondo l’analisi dell’Unione Nazionale Consumatori sulle medie Mimit del 15 settembre, in autostrada il gasolio ha superato la soglia di 2,30 euro al litro.
Per un rifornimento da 50 litri significa già una spesa superiore ai 115 euro.
La benzina, nel frattempo, ha superato i 2,20 euro al litro in autostrada.
Sono prezzi medi, che non coincidono necessariamente con quelli praticati da ogni singolo distributore, ma fotografano una tendenza che nelle ultime settimane è diventata sempre più evidente.
E soprattutto raccontano la velocità con cui il rincaro si sta trasferendo sui consumatori.
In un mese 7 euro in più per un pieno
Il Codacons ha confrontato i prezzi del 15 settembre con quelli del 15 agosto.
Sulla rete ordinaria, la benzina è aumentata di 12,9 centesimi al litro. Per un pieno da 50 litri significa circa 6,45 euro in più.
In autostrada l’incremento sale a 14,3 centesimi, pari a 7,15 euro in più per un pieno.
Per il gasolio l’aumento è ancora maggiore.
Sulla rete ordinaria il rincaro in un mese è di 13,9 centesimi al litro, che equivalgono a circa 6,95 euro in più per 50 litri.
In autostrada l’aumento arriva a 14,5 centesimi al litro, con un aggravio di circa 7,25 euro per un pieno.
In altre parole, per chi utilizza regolarmente l’auto, la differenza non è più nell’ordine di pochi centesimi.
La stangata arriva anche in 24 ore
Ancora più significativo è il confronto su un periodo brevissimo.
Secondo l’Unione Nazionale Consumatori, in un solo giorno un pieno da 50 litri in autostrada è diventato più caro di circa un euro per il gasolio e di 70 centesimi per la benzina.
Sulla rete stradale ordinaria l’aumento giornaliero è di circa 75 centesimi per il diesel e 65 centesimi per la benzina.
Se si prende come riferimento il 2 settembre, in soli 13 giorni l’aumento arriva a 5,35 euro per un pieno di gasolio in autostrada e a 5,10 euro per la benzina.
Sulla rete ordinaria il rincaro nello stesso periodo è di circa 5 euro per il diesel e 4,65 euro per la benzina.
È la velocità dell’aumento, oltre al livello raggiunto, a preoccupare le associazioni dei consumatori.
Perché il caro carburanti non resta al distributore
Il problema non riguarda soltanto chi utilizza quotidianamente l’auto.
Il carburante è un input fondamentale per una parte enorme dell’economia. Camion, furgoni, autobus, mezzi agricoli, attività produttive e servizi utilizzano energia per spostare persone e merci.
Quando aumenta il costo del carburante, quindi, possono aumentare anche i costi di trasporto.
E quando trasportare una merce costa di più, una parte di quella maggiore spesa può essere trasferita lungo la filiera fino al consumatore finale.
È il meccanismo che rende il caro carburanti un fenomeno diverso da un semplice aumento della voce “benzina” nel bilancio familiare.
Il rischio è un effetto a cascata su una pluralità di beni e servizi.
Il Codacons parla proprio di un possibile «effetto tsunami» sulle famiglie, legato sia ai costi diretti dei rifornimenti sia a quelli indiretti determinati dall’aumento dei costi di trasporto.
Perché i bonus selettivi non convincono i consumatori
La risposta del Governo è diventata quindi il secondo fronte dello scontro.
L’Unione Nazionale Consumatori chiede di rinnovare gli sconti sui carburanti e sostiene che non sarebbe sufficiente intervenire con misure limitate a determinate categorie.
«Non rinnovare lo sconto sul gasolio, che è già meno della metà di quello che servirebbe, sarebbe un atto irresponsabile», afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori.
Secondo Dona, il problema riguarda anche le famiglie che non rientrerebbero nei criteri di eventuali bonus selettivi.
Il Codacons sostiene una posizione analoga, chiedendo uno sforzo ulteriore sul fronte delle accise e criticando l’ipotesi di misure limitate a specifiche fasce di popolazione.
Il tema è quindi quello dell’efficacia: come intervenire rapidamente quando il rincaro colpisce un bene utilizzato direttamente o indirettamente da una quota molto ampia della popolazione?
Il nodo delle accise
Le associazioni chiedono in particolare di intervenire sulle accise, cioè sulla componente fiscale applicata ai carburanti.
La logica è semplice: ridurre temporaneamente la componente fiscale permette di attenuare il prezzo finale alla pompa senza dover attendere che diminuiscano le quotazioni internazionali della materia prima.
Ma la misura ha anche un costo per le finanze pubbliche.
Il problema politico è quindi trovare un equilibrio tra sostegno a famiglie e imprese, durata dell’intervento e impatto sui conti dello Stato.
Per i consumatori, tuttavia, l’urgenza è immediata.
«Se non ora, quando?», chiede Dona, sottolineando la velocità con cui i prezzi sono aumentati nelle ultime settimane.
E la benzina?
Un’altra questione sollevata dall’Unione Nazionale Consumatori riguarda la differenza di trattamento tra diesel e benzina.
Secondo Dona, la benzina sarebbe stata «abbandonata da mesi dall’Esecutivo» mentre il gasolio è al centro delle richieste di intervento.
L’associazione chiede quindi di considerare entrambe le tipologie di carburante nel quadro delle eventuali misure di sostegno.
Il motivo è evidente: anche la benzina ha registrato aumenti significativi.
Sulla rete ordinaria, in un mese il rincaro indicato dal Codacons è stato di 12,9 centesimi al litro. In autostrada la crescita è stata di 14,3 centesimi.
Per un automobilista che effettua un pieno da 50 litri, significa oltre sei euro di maggiore spesa in un solo mese.
Il problema delle bollette
Nel comunicato dell’Unione Nazionale Consumatori il tema del caro carburanti si accompagna anche a quello dell’energia domestica.
Secondo l’associazione, «tutto tace» anche sulle bollette di luce e gas e sarebbe necessario intervenire sugli oneri di sistema e sull’Iva applicata al gas.
È un elemento che amplia ulteriormente il quadro.
Carburanti ed energia sono infatti due componenti fondamentali del costo della vita. Quando aumentano contemporaneamente, la pressione sui bilanci familiari può diventare particolarmente significativa.
L’energia entra nei costi delle imprese e dei servizi, mentre i carburanti incidono sulla mobilità privata e sul trasporto delle merci.
Per questo le associazioni chiedono una risposta complessiva e non interventi isolati.
Il rischio è un nuovo effetto inflazione
La questione più delicata, in prospettiva, è proprio questa.
Se il prezzo dei carburanti continua a salire, l’impatto potrebbe non fermarsi al distributore.
Il trasporto rappresenta infatti un anello presente in quasi tutte le filiere. Un aumento persistente dei costi energetici può quindi esercitare pressione sui prezzi di produzione e distribuzione.
Non significa che ogni aumento del diesel si trasformi automaticamente in un aumento equivalente dei prezzi al supermercato. La trasmissione dipende dal settore, dalla struttura dei costi, dalla concorrenza e dalla capacità delle imprese di assorbire parte dell’incremento.
Ma il meccanismo esiste e diventa più rilevante quando il rincaro è rapido e prolungato.
È questo il motivo per cui il dato dei 7 euro in più per un pieno di diesel in un mese va letto non soltanto come una maggiore spesa per l’automobilista, ma come un possibile indicatore di una pressione più ampia sull’economia.
Il punto di partenza è alla pompa
La fotografia del 15 settembre restituisce quindi un mercato dei carburanti nuovamente sotto pressione.
Il gasolio supera i 2,30 euro al litro in autostrada. La benzina oltrepassa i 2,20 euro. In un mese un pieno di diesel è diventato circa 7 euro più caro. In meno di due settimane l’aumento supera i 5 euro.
Per le associazioni dei consumatori la risposta non può essere affidata soltanto a bonus selettivi o interventi temporanei rivolti a una parte della popolazione.
La richiesta è quella di un intervento più ampio sul prezzo alla pompa, attraverso il taglio delle accise, mentre sullo sfondo resta il problema delle bollette energetiche.
La vera incognita, ora, è quanto durerà la nuova fiammata.
Perché se il carburante continua a salire, il conto non arriverà soltanto al distributore. Potrebbe arrivare anche nei prezzi di trasporto, nei servizi e, alla fine, nella spesa quotidiana delle famiglie.
