La nuova campagna del Ministero dell’Ambiente punta su un messaggio positivo e concreto: la transizione energetica non come emergenza da affrontare, ma come trasformazione già in corso. Pichetto: «Una grande occasione di innovazione e crescita per l’Italia»
La transizione ecologica cambia linguaggio.
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sceglie di raccontarla non partendo dall’emergenza climatica, dagli obiettivi da raggiungere o dai comportamenti da correggere, ma dalle trasformazioni che sono già in corso nel Paese.
È questo il messaggio alla base della nuova campagna di comunicazione del MASE, dal titolo “Al Pianeta teniamo un mondo”, realizzata dall’agenzia I MILLE Creative Consultancy.
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Lo slogan gioca sul doppio significato della parola “mondo”: da una parte il Pianeta da proteggere, dall’altra tutto ciò che ruota intorno alla sua trasformazione. Imprese, ricerca, tecnologie, cittadini, territori e istituzioni.
L’idea è spostare il baricentro della comunicazione ambientale: non soltanto ciò che rischiamo di perdere, ma soprattutto ciò che stiamo costruendo per cambiare il modo in cui produciamo, consumiamo e utilizziamo le risorse.
La transizione non è più qualcosa che deve ancora cominciare
«La transizione non è qualcosa che dobbiamo aspettare: è già realtà», afferma il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto.
È la frase che sintetizza la filosofia della campagna.
Il messaggio istituzionale punta infatti a rendere la transizione ambientale ed energetica qualcosa di concreto e riconoscibile nella vita quotidiana. Non un processo confinato alle conferenze internazionali o ai documenti europei, ma una trasformazione che riguarda già imprese, comunità, tecnologie e territori.
«La vediamo nelle imprese che innovano, nella ricerca, nelle nuove tecnologie, nelle comunità energetiche, nell’economia circolare e nelle tante esperienze che stanno cambiando il nostro Paese», aggiunge Pichetto.
Il cambio di prospettiva è significativo anche sul piano della comunicazione.
Per anni il racconto della crisi ambientale è stato dominato da immagini e parole legate all’urgenza: aumento delle temperature, eventi estremi, perdita di biodiversità, inquinamento, scarsità delle risorse.
La nuova campagna sceglie invece di mettere in primo piano le risposte.
Dall’allarme alle soluzioni
Il concept “Al Pianeta teniamo un mondo” nasce proprio dalla volontà di evitare, nelle parole del Ministero, scenari astratti e allarmismi.
Il centro del racconto diventano quindi le soluzioni che stanno prendendo forma.
È una scelta comunicativa che intercetta una delle difficoltà più evidenti del dibattito ambientale: la distanza tra la dimensione globale delle delle grandi sfide e la percezione quotidiana delle persone.
Il cambiamento climatico, la decarbonizzazione del sistema energetico o l’economia circolare sono fenomeni complessi. Per il cittadino possono però diventare concreti attraverso elementi molto più vicini: il modo in cui viene prodotta l’energia, la riqualificazione degli edifici, la mobilità, il riciclo dei materiali, l’innovazione industriale, le comunità energetiche.
La campagna prova quindi a tradurre la transizione in esperienze riconoscibili.
Energia, imprese e innovazione
Uno dei pilastri del messaggio è il rapporto tra ambiente e innovazione.
La transizione energetica non viene presentata soltanto come un processo necessario per ridurre l’impatto ambientale, ma anche come un’opportunità industriale.
È il punto sottolineato da Pichetto quando parla della trasformazione come di «una grande occasione di innovazione e di crescita per l’Italia».
Il tema è particolarmente rilevante perché la transizione sta modificando intere filiere economiche: dall’energia alle tecnologie per l’efficienza, dalle rinnovabili ai sistemi di accumulo, dalla mobilità elettrica all’economia circolare.
Per l’Italia la sfida è duplice: ridurre l’impatto ambientale e, contemporaneamente, riuscire a trasformare la domanda di nuove tecnologie in capacità industriale, ricerca e occupazione.
Le comunità energetiche diventano parte del racconto
Tra gli esempi citati dal Ministero ci sono anche le comunità energetiche, uno dei modelli attraverso cui la transizione può assumere una dimensione locale.
Il principio è quello di mettere in relazione produzione e consumo di energia rinnovabile all’interno di una comunità, coinvolgendo cittadini, imprese, enti locali e altri soggetti.
È un esempio utile per capire la logica della campagna: portare un tema apparentemente tecnico dentro la quotidianità.
La transizione, in questa prospettiva, non riguarda soltanto grandi impianti o infrastrutture nazionali. Può coinvolgere anche un territorio, un quartiere, un gruppo di cittadini o una piccola impresa.
Anche l’economia circolare cambia prospettiva
Un altro elemento centrale è l’economia circolare. Il modello lineare tradizionale — estrarre, produrre, utilizzare e scartare — viene progressivamente messo in discussione dalla necessità di ridurre il consumo di risorse e la produzione di rifiuti.
Il passaggio a un’economia più circolare significa invece progettare prodotti e processi tenendo conto della possibilità di riutilizzare, riparare, recuperare e riciclare materiali.
Anche in questo caso il messaggio della campagna è quello di mostrare la trasformazione come qualcosa che sta già accadendo.
Non una promessa futura, ma un processo fatto di tecnologie, imprese e comportamenti che stanno modificando gradualmente il sistema produttivo.
Una campagna su tutti i canali
“Al Pianeta teniamo un mondo” non sarà una campagna esclusivamente digitale.
Il progetto sarà declinato attraverso televisione, radio, stampa, affissioni, online e social, con applicazioni BTL ed eventi destinati a portare il concept anche negli spazi fisici.
I MILLE Creative Consultancy ha seguito il progetto nelle sue diverse fasi, con l’obiettivo di mantenere riconoscibile il messaggio attraverso canali e linguaggi differenti.
A supporto della campagna è stata inoltre realizzata una landing page dedicata, pensata per consentire al pubblico di conoscere il progetto e approfondirne i contenuti.
Il punto è recuperare fiducia
La scelta del MASE non è soltanto estetica o pubblicitaria.
C’è anche una questione di fiducia.
«Abbiamo bisogno di più consapevolezza, ma anche di fiducia», sostiene Pichetto.
La frase individua uno dei nodi più delicati della comunicazione ambientale: informare sui problemi senza trasformare ogni messaggio in un racconto esclusivamente negativo.
La consapevolezza della crisi climatica rimane necessaria. Ma una comunicazione costruita soltanto sull’emergenza può produrre anche distanza, stanchezza o senso di impotenza.
Raccontare invece le soluzioni non significa negare i problemi. Significa provare a spiegare come il cambiamento possa essere realizzato.
È la scommessa della nuova campagna del Ministero.
Dalla crisi climatica alla capacità di cambiare
La vera novità di “Al Pianeta teniamo un mondo” sta quindi nel cambio di prospettiva.
Il Pianeta non viene raccontato soltanto come qualcosa da salvare, ma come il contesto nel quale l’Italia sta già affrontando una trasformazione economica, tecnologica e sociale.
La sfida sarà capire se questo nuovo linguaggio riuscirà a mantenere insieme due esigenze che nella comunicazione ambientale sono spesso difficili da conciliare: la consapevolezza dell’urgenza e la fiducia nella possibilità di intervenire.
La transizione energetica ed ecologica non è infatti un processo privo di ostacoli. Richiede investimenti, infrastrutture, nuove competenze, innovazione, cambiamenti nei sistemi produttivi e scelte politiche.
Ma è proprio su questo terreno che il MASE vuole spostare il racconto.
«La trasformazione ambientale ed energetica non è soltanto una sfida, è una grande occasione di innovazione e di crescita per l’Italia», conclude Pichetto.
Il messaggio della campagna è tutto qui: il futuro ambientale non viene soltanto atteso. Si costruisce attraverso le scelte che vengono fatte oggi.
@Credits Immagine: Ufficio Stampa Mase
