L’Unione Nazionale Consumatori critica le conclusioni della Commissione di Allerta Rapida: secondo l’associazione i dati Istat non avrebbero rilevato l’impennata di fine luglio perché la raccolta si è conclusa prima dell’aumento dei listini.
La corsa dei prezzi dei carburanti continua ad alimentare il dibattito. Dopo la riunione della Commissione di Allerta Rapida di Sorveglianza dei Prezzi, l’Unione Nazionale Consumatori contesta le conclusioni emerse dall’incontro, sostenendo che i dati utilizzati non riflettano pienamente gli aumenti registrati negli ultimi giorni di luglio.
Secondo il presidente dell’associazione, Massimiliano Dona, la riunione si sarebbe limitata a condividere dati già noti, senza affrontare le anomalie registrate sul mercato dei carburanti.
Perché nasce la contestazione
Al centro delle critiche c’è il diverso periodo di riferimento delle rilevazioni.
L’Unione Nazionale Consumatori osserva che i dati preliminari dell’inflazione diffusi dall’Istat per il mese di luglio si fermano al 21 luglio, mentre gli aumenti più consistenti dei prezzi alla pompa si sarebbero verificati tra il 22 e il 27 luglio, prima dell’entrata in vigore del taglio temporaneo delle accise il 28 luglio.
Per questo motivo, secondo l’associazione, i dati statistici non rappresenterebbero completamente l’andamento dei listini osservato dagli automobilisti negli ultimi giorni del mese.
I numeri contestati dall’Unione Nazionale Consumatori
- Benzina: +2,27% a luglio rispetto a giugno secondo le medie MASE.
- Gasolio: +3,76% nello stesso periodo.
- Secondo l’associazione, gli aumenti di fine luglio non sarebbero pienamente rappresentati nei dati preliminari utilizzati per l’inflazione.
I dati del MASE e quelli dell’Istat
L’associazione mette a confronto due fonti diverse:
- i dati preliminari Istat utilizzati per il calcolo dell’inflazione;
- le medie mensili pubblicate dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) sui prezzi dei carburanti.
Secondo l’elaborazione dell’Unione Nazionale Consumatori sui dati MASE, nel mese di luglio:
- il prezzo medio della benzina self service è salito del 2,27% rispetto a giugno;
- il gasolio è aumentato del 3,76%.
Per l’associazione questi valori descrivono meglio quanto effettivamente pagato dagli automobilisti nelle settimane più calde dell’estate.
Perché i carburanti incidono sull’inflazione
L’andamento dei carburanti è uno degli elementi che possono influenzare l’inflazione, soprattutto perché si riflette sui costi di trasporto di merci e persone.
Per questo motivo eventuali differenze tra il momento della rilevazione statistica e l’evoluzione reale dei prezzi possono alimentare il confronto tra istituzioni, associazioni dei consumatori e operatori del settore.
Nei prossimi giorni sarà il dato definitivo dell’Istat a chiarire se gli aumenti registrati nella seconda metà di luglio avranno avuto un impatto maggiore sull’indice dei prezzi.
